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PERCHE’ VOTERO’ PER I DODICI REFERENDUM DEI RADICALI

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Italia, Opinioni / Editoriale, Politica

Da ambrogiocrespi.it – La mia storia parla chiaro, non potrei in ogni caso non adoperarmi per la riuscita dei dodici quesiti referendari depositati e promossi dai Radicali nei scorsi giorni.
Da quelli sulla giustizia, all’abolizione dei meccanismi che privilegiano il clero nell’8 per mille, passando per i due referendum sull’immigrazione, per quello che introdurrebbe il divorzio breve, per quello sull’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e persino per quello sull’abrogazione della legge Fini –Giovanardi sulle droghe, benché io sia contrarissimo a ogni tipo di stupefacenti, andrò a votare convintamente per ciascuno di essi nel senso proposto dai radicali.
Per questo motivo ritengo utile fare una piccola disamina dei quesiti in questione, divisi per aree tematiche, di modo da fornire anche ai lettori di Clandestinoweb degli ottimi motivi per imitare le mie scelte.
Custodia cautelare
Il quesito che vuole abolirne gli eccessi per me è particolarmente importante. Ho vissuto personalmente questo dramma sulla mia pelle e da innocente, 200 giorni bastano per testimoniare quanto questa legge sia sbagliata, specie nel modo con cui è applicata in Italia. Una battaglia, quella della custodia cautelare, che inizia mediaticamente con l’ingiusta detenzione di Enzo Tortora, anche se a distanza di 30 anni da quell’arresto, nulla è cambiato, anzi forse è persino peggiorato.
Divorzio breve
Sono d’accordo con questo punto perché se un matrimonio giunge a termine non vedo perché non si abbia diritto di farsi un’altra vita o per lo meno non essere legato burocraticamente per tre anni ad una persona che probabilmente non si ama più.
Droghe
Teoricamente non sono d’accordo, perché vengo da un quartiere dove regnava la droga ed io ho sempre fatto di tutto per contrappormi. Però è anche vero che forse sono troppo severo su questo tema e magari persino emotivo. La marijuana non ha nulla a che vedere con le droghe pesanti, chi si fuma uno spinello sicuramente non può essere condannato.
In questo caso mi affido a Marco Pannella che dice sempre “legalizzando la droga si sconfigge la criminalità”. E io non posso non condividere questo pensiero.
Abolizione dell’ergastolo
E’ un tema delicato che solo in parte condivido. E’ difficile non dare la pena in questione ad una persona che uccide un bambino, ad esempio, ma è anche vero che le condizioni carcerarie italiane hanno raggiunto il massimo del degrado. Io sono entrato in quei corridoi di Opera dove vivono gli ergastolani e posso dire che le condizioni di vita sono drammatiche sia per il detenuto sia per la guardia carceraria.
Magistrati fuori ruolo
Sono d’accordo perché non si può per anni e anni prendere lo stipendio altissimo di un giudice facendo altro, magari lavorando in un ministero o come consulente di una Commissione parlamentare. Si parla di mancanza di organici pressoché cronica, io questo referendum lo voterò per far rientrare nei Tribunali le centinaia di magistrati attualmente dislocati ai vertici della pubblica amministrazione. Così magari daranno una mano per smaltire l’enorme arretrato giudiziario.
Responsabilità civile dei magistrati
Un medico che sbaglia paga per i danni che ha provocato nel paziente. E anche un avvocato o un giornalista, chiunque, sono chiamati a rispondere del proprio operato. Già nel 1987 un referendum votato dall’80% degli italiani aveva stabilito che i magistrati non facessero eccezione. E’ giusto e logico quindi che i cittadini possano ottenere dal magistrato, e non dalla collettività che paga per lui come vuole la legge Vassalli attualmente in vigore, un risarcimento. E sarebbe anche giusto che un giudice che per due, tre, quattro volte fa errori marchiani (che vengono sanzionati e che lui paga di tasca sua) possa persino venire radiato dall’ordine giudiziario. Come capita peraltro nella maggior parte degli ordini professionali. Per rendere più spazio ai giudici che svolgono un buon lavoro. Per una giustizia giusta.
Separazione delle carriere dei magistrati
Come si può altrimenti avere la garanzia di essere giudicati da un giudice terzo obiettivo ed imparziale che abbia una carriera diversa da quella del Pubblico ministero che accusa? Non a caso, e qui cito il presidente dell’Unione delle camere penali italiane Valerio Spigarelli che ha rilasciato in proposito un’intervista proprio a Clandestinoweb, l’unicità delle carriere in magistratura la vollero i giuristi fascisti come Alfredo Rocco e doveva servire a rafforzare l’autoritarismo di quel regime.
Abolizione del finanziamento pubblico partiti
Abolire il finanziamento pubblico dei partiti e la truffa dei rimborsi elettorali è semplicemente un dovere per questa politica che in Italia con questi soldi ha perpetrato dei veri e propri crimini contro l’umanità precipitando un intero paese nella sfiducia e nell’anti politica e dando voce alle proteste e alle demagogie dei più violenti.
8xmille
Mi sembra logico lasciare allo Stato le quote di chi non esprime una scelta. E non foraggiare automaticamente un clero che più volte si è dimostrato corrotto dai beni mondani che altri governi hanno regalato per ingraziarsi la chiesa ed usarla come arma di propaganda elettorale.
Immigrazione, due questioni
Credo sia giusto abrogare il reato di clandestinità ed eliminare le norme che incidono sulla clandestinizzazione e precarizzazione dei lavoratori migranti. Essere clandestini spesso è una disgrazia e non mi risulta che si possa punire chi subisce una disgrazia.
Quanto al secondo quesito, mi pare giusto abrogare quelle norme che costringono centinaia di migliaia di migranti al ricatto continuo dei caporali, creando lavoro nero, microcriminalità e l’effetto di “concorrenza sleale” con i lavoratori italiani. Inoltre, la semplice regolarizzazione di almeno 500 mila lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno già attivi in Italia porterebbe nelle casse dello Stato tre miliardi di euro ogni anno di sole tasse. E non si tratta di bruscolini. Come si suol dire.

Fonte: http://ambrogiocrespi.it/perche-votero-per-i-dodici-referendum-dei-radicali/#sthash.UHM7lizj.dpuf
Per maggiori informazioni www.ambrogiocrespi.it

CHIUDE L’ASSOCIAZIONE ‘A VOCE D’ E’ CREATURE, INTERVISTA A DON MEROLA: NOI ABBANDONATI

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Italia, Opinioni / Editoriale

Da www.ambrogiocrespi.it – Don Luigi Merola, il prete anticamorra, da anni lotta a Napoli per togliere dalla strada i ragazzi e per rimetterli su un cammino di giustizia e legalità con la sua associazione ‘A Voce d’e’ Creature’ che ora, come spiega nell’intervista che ho realizzato per Clandestinoweb, è costretta a chiudere per mancanza di fondi. Affronta il problema con decisione e senza peli sulla lingua: “ Nessuno ha preso a cuore questa situazione, da venerdì ad oggi nessuna telefonata” ci spiega, sottolineando come al momento senta solo attorno a sé un grande tifo, ma pochi giocatori in campo.
L’associazione, spiega ancora Don Merola, ha lavorato finora solo con l’apporto dei volontari e le donazioni dei privati, ma per sopravvivere e continuare con il lavoro di bonifica del territorio dalla camorra e dalle mafie, è necessario mettere in campo qualcosa di più, azioni concrete come ci spiega con le parole forti di chi crede fino in fondo in quello che fa.
Don Merola, lei si è visto costretto a chiudere la fondazione di recupero minorile ‘ A Voce d’e’ Creature’ da lei fondata a Napoli, per mancanza di fondi…
La fondazione nasce anni fa da un bene confiscato alla Camorra. Il nostro intento è quello di far tornare i bambini a scuola perché l’abbandono scolastico a Napoli è una vera e propria piaga. Abbiamo attività pomeridiane che vanno dallo sport, alla musica, ai corsi di informatizzazione; cerchiamo poi di avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro. Fino ad ora queste attività sono state portate avanti grazie ai proventi della pubblicazione de la “Provvidenza” e del 5 per mille, ma mai nessun ente pubblico ci ha sostenuto. Purtroppo oggi ci troviamo a chiudere schiacciati dalle spese tra cui quelle delle tasse, come quella sui rifiuti solidi urbani, la Tarsu, da cui i beni confiscati non sono esentati e che ci ha messo molto in difficoltà. E’ caduto nel vuoto il nostro appello ai Parlamentari per fare una legge per tutelare chi gestisce i beni confiscati. Nessuno ha preso a cuore questa situazione, da venerdì ad oggi nessuna telefonata.
Qual è attualmente la situazione?
Siamo stati abbandonati, solo un imprenditore ci ha chiamato e ci ha detto di essere intenzionato a fare una donazione. Faccio un appello perché anche la vostra voce ci aiuti a diffondere la nostra richiesta di aiuto che a Napoli finora non è stata ancora preso a cuore neanche dal sindaco che ho cercato di incontrare, ma che ancora non mi ha ricevuto.
Cosa si può fare per salvare la vostra Associazione?
La realtà è che si tratta di un problema da risolvere a monte. Noi non riusciamo a pagare le tasse: non è possibile che a livello nazionale nessuno si faccia carico di questa situazione, che non riguarda solo l’Associazione di Don Merola. I beni confiscati non possono pagare le tasse: c’è in questo senso un vuoto legislativo che va colmato, altrimenti il lavoro delle forze dell’ordine, nel recupero e nella bonifica viene disperso e diventa inutile. Ho fatto una proposta al riguardo, ma è rimasta lettera morta e nessuno ha avuto il coraggio di portarla avanti. Nella proposta di legge chiedevamo che chi gestisce i beni confiscati sia esentato dal pagamento delle tasse e dalle utenze che vengono utilizzate per finalità sociale; tutto il conto può rientrare sul fondo unico di giustizia: i soldi sarebbero così presi dalle confische fatte alla criminalità organizzata. Altrimenti ci prendiamo in giro. L’Italia è un bel paese, ma tutti sono bravi a predicare… poi nella concretezza chi è che fa la lotta alla Camorra? Dopo le grandi operazioni e i grandi blitz, tutto ritorna come prima. Nessuno si preoccupa di mantenere nella legalità i “soldatini del boss”. Abbandonati a loro stessi non possono che ritornare a chiedere i soldi alla malavita.
Quanto è radicata sul territorio la sua associazione, quali i traguardi raggiunti, insomma: perché è così importante per Napoli far continuare a vivere ‘ A Voce d’e’ Creature’ ?
La nostra associazione non è radicata solo in Campania, ma anche fuori dalla Regione: nasce sei anni fa, ma è in rete con 1200 istituzioni scolastiche. Il nostro lavoro si basa tantissimo sul sostegno e sull’impegno dei volontari senza i quali noi avremmo chiuso già tre anni fa. Fino ad ora siamo andati avanti grazie all’esercito dei volontari, ma ormai neanche questo basta più. Serve un’analisi sociologica degna di questo paese, e si deve smettere di fare la lotta alla camorra e alle mafie solo attraverso le conferenze stampa: un quartiere non viene bonificato solo con l’arresto del boss. E in questi anni ‘ A Voce d’e’ Creature’ ha fatto questo: ha bonificato realmente il territorio e i quartieri, togliendo dalle strade i ragazzi, dando una nuova speranza. Al momento però mi sento solo: mi sembra di avere solo tanti tifosi e nessun giocatore in campo con me. Mi auguro che dalla chiusura della fondazione nasca in Italia, nei partiti, ma anche nella gente comune, la voglia di incominciare ad affrontare i problemi, chiamandoli per nome. Io devo fare il prete, non voglio fare il politico, ma non possiamo non dire che un buon amministratore, come dice il Papa deve essere un uomo umile. La politica potrà dire ancora tanto, ma nel momento in cui comincia a essere umile, semplice. E questo è il pensiero di chi la politica la ama e la intende nella forma più alta, quella della carità cristiana. A differenza di Grillo voglio prendere il popolo e dire “amiamo la politica”, per il suo vero significato, di servizio, di salvaguardia del nostro territorio, per dare occupazione.
Come riuscite a portare questi ragazzi su un cammino di giustizia e legalità?
I nostri ragazzi hanno bisogno di vedere immagini, di toccare con mano. Gli facciamo capire che quello del boss è un futuro già morto, già spento. Per questo gli facciamo vedere che i boss finiscono tutti in carcere o morti ammazzati, gli facciamo fare i conti con la realtà. Poi gli facciamo provare come solo lo studio e la cultura in questo momento possono salvare il nostro sud Italia, ma anche il Nord. La mafia ha le radici al Sud, ma i rami più belli, i frutti migliori li ha al nord, perché lì ci sono gli investimenti. Noi facciamo scoprire ai nostri ragazzi quanto è bello avere un lavoro onesto, rimanere sul tuo territorio; vogliamo far capire loro che le risorse sono a portata di mano, che non c’è bisogno di andarsene. Ma tutto questo con amore, l’amorevolezza, senza repressioni che non servono a niente. Diamo loro un lavoro, li facciamo appassionare.
Un’ultima battuta: in una intervista ha detto che per lei Cosentino non è un camorrista? Come si è fatto questa idea?
A me era stato chiesto se Cosentino fosse camorrista o meno. Questo lo dovrà stabilire un tribunale e non sta a noi cittadini: i processi si fanno nei tribunali, non sulla carta stampata e neanche per teoremi, come qualcuno purtroppo ama fare. Quello che io ho ribadito è che è immorale che sia detenuto in carcere perché non può inquinare le prove, non può fuggire perché si è costituito e non può reiterare il reato perché non è più in parlamento, non è più un uomo potente. Venute meno queste tre circostanze ho detto solo che è immorale che sia in carcere in attesa di giudizio. Può aspettare a casa il suo processo. Per aver detto questo mi hanno accusato di aver criticato i magistrati, per le mie opinioni sono stato attaccato in maniera feroce e dura come neanche la Camorra quando ero a Forcella. Siamo un paese democratico, o un paese in cui non si può esprimere le proprie opinioni?

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FABRIZIO PILOTTO ASSOLTO, MA IL MATTINO DI PADOVA NON SI PREOCCUPA DI RIPRISTINARE LA WEB REPUTATION

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Legale, Opinioni / Editoriale

Nel mondo moderno e 2.0, è sempre più difficile tenere sotto controllo la propria reputazione web: quando tutti possono parlare e scrivere tutto di tutti, difendere il proprio diritto a una corretta informazione e comunicazione della propria immagine è sempre più difficile. Ne sa qualcosa l’imprenditore Fabrizio Pilotto, che contro questa cattiva informazione sta lottando per ripristinare la propria reputazione, anche web.

Nell’articolo “Dal Telemarket allo spaccio”, pubblicato in data 30 marzo dal Mattino di Padova, si dà la notizia dell’arresto di Pilotto in seguito a un’operazione dei carabinieri di Tombolo, nell’alta Padovana. L’uomo veniva fermato per detenzione e spaccio di sostanza stupefacente e quindi processato per direttissima. Titolare di una agenzia di telemarket, Pilotto è stato poi assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste”.

Ma agli occhi esterni di chi si documenta sulla sua persona, l’assoluzione di fatto non c’è stata. Cercando su Google, infatti, l’articolo del Mattino di Padova si guadagna un bel piazzamento in prima pagina. L’articolo che parla dell’arresto, però, intendiamoci… Mentre solo alla seconda pagina di ricerca, in data 8 maggio, compare un articolo di un altro quotidiano online, Treviso Today, che riporta la notizia della completa assoluzione dell’imprenditore Trevigiano che viene così liberato dall’accusa di essere uno spacciatore, ma solo a livello legale.

La stessa etichetta è stata data con troppa semplicità anche dai giornali, quelli web in particolare, e appare evidente da tutta questa storia come per cancellare una traccia web spesso pesante e inesatta, è necessario un intervento sul quale troppo spesso si sorvola. Perché se è vero che, a dovere di cronaca, Il Mattino di Padova ha poi pubblicato in data 9 maggio una nuova notizia nella quale si dà conto dell’assoluzione di Pilotto, tuttavia questa pubblicazione non ha lo stesso posizionamento su Google, quindi di fatto non cambia la web reputation del personaggio – mentre nel pezzo passato non c’è nessun riferimento alla successiva assoluzione. Di fatto dall’assoluzione sono passati due mesi, ma per il Mattino di Padova nulla è cambiato.

Cosa si deve fare per risanare la propria reputazione sul web? Come si deve intervenire per vedere corretto un pezzo che campeggia in bella mostra sullo strumento di ricerca, più accessibile e più usato? Considerato che oggi il web è di fondamentale importanza, visto che è il primo strumento di informazione attraverso il quale le persone entrano in contatto con il mondo che le circonda, anche i giornalisti web devono tenere in maggiore considerazione gli strumenti dei quali usufruiscono ricorrendo a quei piccoli accorgimenti (come rettifiche, rimozione, o link incrociati) che servono a ripristinare la reputazione online.

Stamina o no, facciamo qualcosa subito: se non si ascolta la disabilità la si crea

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Italia, Salute, Scienze

Dal suo blog Eleonora Daniele invita a un confronto positivo sulle staminali e non a una sterile critica. “Un grande sociologo di nome Tom Shakespeare in “The Social Model of Disability”, parla del “modello sociale della disabilità” (espressione coniata da Mike Oliver), definendola come “creazione sociale causata dalla relazione tra un invalido e la società che lo rende disabile. I problemi che i disabili affrontano sono il risultato dell’oppressione sociale e dell’esclusione, non dei deficit individuali, non è il disabile che deve vergognarsi, ma è la società che deve farlo se opprime ed esclude”.
Cito questo famoso sociologo, anch’egli disabile, per riferirmi al caso di Sofia, bambina malata di Sma 1 (atrofia muscolare spinale), caso divenuto popolare grazie al programma televisivo “Le Iene”. In questi giorni i genitori di Sofia hanno postato su Facebook dei video in cui si dimostrano grandi miglioramenti della piccola grazie alle cure compassionevoli del metodo Vannoni (dopo la terza iniezione Sofia riprende a deglutire e a mangiare).
Le critiche che sono state rivolte al capo di Stamina Foundation (l’ultima sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature”) sono varie e non esattamente comprensibili per chi di medicina o di staminali non ne capisce.
Di certo pochi hanno le competenze necessarie per giudicare se quella di Vannoni sia una via praticabile o meno, ma la percezione che si ha è quella della “mancanza di ascolto”. Ci sono genitori (e non solo quelli di Sofia) che chiedono aiuto, che testimoniano come nel corso del tempo questo genere di cura porti evidenti benefici ai propri figli malati, che non vogliono rassegnarsi a non combattere, e con coscienza e dignità si espongono per non gettare la spugna davanti alla mancanza di speranza e alla possibilità di una cura che sta dando dei frutti immediati.
La malattia della piccola Sofia non aspetta le decisioni della burocrazia. Ci vorrebbero delle soluzioni, non delle critiche, delle proposte non degli attacchi.
Abbiamo sentito delle risposte fino ad adesso?
Vannoni continua a difendersi sui giornali, tutti prendono tempo, i poveri genitori non riescono ad avere confronti seri se non in televisione, dove raccontano la propria disperazione e chiedono di essere “ascoltati”. Se non si ascolta la disabilità, la si crea. Se la società non abbassa le barriere, produce quella stessa disabilità che dovrebbe invece assistere e accudire, come si fa con un bambino che piange e che ha bisogno di amore. Vannoni o no, facciamo qualcosa e subito”.

Per maggiori informazioni visitate: http://www.eleonoradanieleblog.it/

ELOGIO, CON APPUNTO, DELLA CANCELLIERI UN MINISTRO QUASI RADICALE

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Italia, Legale, Politica

Da oggi, e finalmente, è in vigore il decreto legge che reca con sé le “disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena”. Quello che volgarmente si vuole chiamare svuota carceri, ma che in realtà non svuoterà un bel niente visto che per questo scopo occorrono un’amnistia per i processi pendenti e un indulto per le pene non gravi. Adesso il Parlamento ha due mesi di tempo per ratificare questo provvedimento fortemente voluto da Anna Maria Cancellieri, il nuovo ministro di Grazia e Giustizia, che, per essere un prefetto prestato a via Arenula, ha avuto il grande pregio di avere almeno dimostrato come deve comportarsi un uomo, anzi una donna, di governo: dire la verità senza ipocrisie e giri di parole. E senza pensare a conservarsi la poltrona. Quasi una radicale impropria prestata a questo esecutivo. E infatti con i radicali, almeno in parte, la Cancellieri va d’accordo. Quantomeno da quando ha osato l’inosabile, ossia pronunziare la parola amnistia.

Ieri però, e questo è un appunto che ci si può permettere di farle, si è fatta buggerare dal solito fuori onda. E ha offeso gli avvocati delle Camere penali di Napoli con quella frase, non ipocrita anche essa ma egualmente non opportuna, in cui diceva “adesso parlo loro per togliermeli dai piedi”. Ufficialmente aveva detto loro cose anche più ostili, rispetto a una lobby che ostacola le riforme. E si riferiva alla giustizia civile e alla reintroduzione dell’istituto della media conciliazione, tanto avversato dagli avvocati ma anche già una volta affossato dalla Corte Costituzionale.

La Cancellieri però sa dell’esistenza di ben altre lobby, quella dei giustizialisti di destra e di sinistra e quella del partito dei pm, che tenteranno in ogni maniera non solo di ostacolare le sue aperture a provvedimenti di clemenza, che pure l’Europa ormai esige perché l’Italia si rimetta in regola anche con la giustizia e le carceri e non solo con il rapporto tra deficit e pil, ma anche lo stesso cammino del decreto legge che ridisegna la Cirielli e le norme per l’applicazione della pena. Che potrebbe faticare a essere approvato entro due mesi dal Parlamento se i vari leghisti, grillini e fratellini d’Italia si metteranno di traverso, magari insieme a qualche franco tiratore dentro la maggioranza.

Eppure si tratta di misure di buon senso. Come ad esempio la messa alla prova , istituto già collaudato per i minori, o la possibilità di scontare la pena agli arresti domiciliari per reati fino a sei anni nel massimo edittale, pensata soprattutto per la legge sugli stupefacenti, per consumatori e piccoli spacciatori, ovviamente non per i trafficanti.

La Cancellieri è la persona giusta per chiudere la stagione delle finte emergenze securitarie. Oggi comincia a finire l’epoca della Bossi Fini, della Fini Giovanardi e della ex Cirielli. Da oggi un prefetto di ferro ha il coraggio di dire alla politica, quasi fosse stata eletta nel Partito radicale e non si trattasse invece di un esponente dell’ex governo Monti, che la sicurezza dei cittadini si alimenta recuperando quando possibile chi devia o delinque. Non stipando il disagio sociale in carceri discarica, lasciando a quella gente derelitta la scelta tra la recidiva e il suicidio dietro le sbarre.

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LUIGI CRESPI, IL PG FONTANA DEMANDA ALLA CORTE LA RIDUZIONE DI PENA PER I RISARCIMENTI EFFETTUATI

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Affari, Aziende, Comunicati Stampa

Nell’ambito del processo HDC, l’avvocato Marcello Elia, legale difensore di Luigi Crespi, precisa che “la Requisitoria del Pubblico Ministero Fontana, al netto delle sue conclusioni, ha aperto un primo varco interessante su questa vicenda HDC: ‘siamo di fronte alla solita storia di un imprenditore capace, che fa il passo più lungo della gamba’ riportando questo caso alla sua naturale competenza”.
L’avvocato, in una nota, aggiunge ancora: “ora abbiamo chiesto la rinnovazione del dibattimento e attendiamo fiduciosi il giudizio della Corte e abbiamo comunque chiesto che Luigi Crespi possa essere ascoltato ancora nei termini dovuti, dalla Corte prima della chiusura dell’Appello”.

“Rispetto alle conclusioni del Pg Fontana, che ovviamente non condividiamo” continua, “dobbiamo precisare sempre che a margine delle richieste formali ha demandato alla corte l’eventuale riduzione di pena per Crespi per gli intervenuti risarcimenti di cui lo stesso Pg ha avuto conoscenza solo questa mattina e che quindi non ha potuto valutare”. fonte clandestinoweb.com

PROCESSO HDC, LA NUOVA DIFESA PER AMBROGIO CRESPI E NATASCIA TURATO

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Italia, Legale

Nota congiunta di Giuseppe Rossodivita e Barbara Belloni, collegio difensivo di Ambrogio Crespi e Natascia Turato.

“Nonostante la richiesta formale di conferma delle condanne per le posizione di Ambrogio Crespi e Natascia Turato accogliamo favorevolmente le dichiarazioni effettuate dal Pubblico ministero nella sua requisitoria a margine delle richieste formali e con le quali ha preso atto degli avvenuti risarcimenti delle parti civili e della conseguente revoca delle costituzioni delle parti civili nei confronti di Ambrogio e Natascia.

Il Procuratore Generale ha precisato che le sue conclusioni erano ferme alle informazioni di cui disponeva ieri sera e ha ancora precisato che quanto avvenuto stamattina in udienza non potrà non essere valutato positivamente dalla corte d’appello in termini di riduzione di pena. Per altro il nostro obiettivo quali difensori subentranti in grado d’ appello è quello di evidenziare le assolutamente differenti posizioni di Ambrogio Crespi e Natascia Turato che dell’Hdc sono stati meri consiglieri d’amministrazione con deleghe, mai effettivamente esercitate, solo per un brevissimo periodo.

Confidiamo pertanto che la corte coglierà quanto non è stato colto dal Tribunale in primo grado”.

ENZO TORTORA, 30 ANNI FA L’ARRESTO MEDIATICO – TRAILER DOCUFILM

Scritto da Roberto Lamanna il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Film, Legale, TV

Il 17 giugno del 1983 era un venerdì. Caldissimo come i giorni di canicola primaverile a ridosso dell’estate che stiamo vivendo oggi che sono passati 30 anni dall’ignobile arresto, preparato mediaticamente, di Enzo Tortora come viene raccontato nel Docufilm a cura di Ambrogio Crespi per la produzione Spin-Network, in uscita a settembre. 

La gente, io ricordo bene, quella mattina non riusciva a credere alle proprie orecchie quando tutti i notiziari Rai davano la notizia in maniera più compiaciuta che spettacolare. Le reti televisive per le quali il più noto presentatore italiano aveva lavorato per due o tre decenni sembravano esultare in un tripudio di oscenità e giochi di parole su Tortora, il programma “Portobello”, il pappagallo e non mancarono “spiritosi” maramaldi che diedero persino, in tv, i numeri da giocarsi al lotto.

La maggior parte dei giovani che secondo l’Istat oggi sono senza lavoro, tra i venti e trentacinque anni, all’epoca non erano neanche nati. O lo erano da poco. E se oggi uno chiedesse loro chi era Enzo Tortora e che cosa sapessero raccontare del suo calvario farebbero scena muta o quasi. E’ un male questo processo di rimozione in cui tutto il Paese sembra incoscientemente partecipare. E infatti oggi la giustizia in Italia fa orrore esattamente come quella che si manifesto’ in uno jellato venerdì 17 di trenta anni orsono. E’ pessimo che oggi in pochi sappiano che Tortora buttato giù dal letto dai carabinieri e dalla finanza all’alba al Plaza di Roma, albergo dove alloggiava quando veniva nella Capitale, fu fatto aspettare nella hall davanti ai clienti italiani e ai turisti stranieri per un’ora, ammanettato, prima che fosse consegnato al flash di macchine fotografiche e telecamere opportunamente convocate dagli inquirenti nel cuore della notte.

Ed è doloroso ricordare come i giornalisti si comportarono per i primi sei o sette mesi di quella tragedia che fece vedere al mondo “di che lacrime grondasse e di che sangue” la giustizia made in Italy.

Potrei raccontare decine di aneddoti come questi perché io all’epoca c’ero, facevo il giornalista alle prime armi ed ero amico come ancora oggi lo sono di Silvia Tortora. Vi prego giovani che oggi avete venti o trenta anni, leggete, documentatevi sul caso Tortora e anche sulla battaglia radicale da lui combattuta insieme a Marco Pannella per la giustizia giusta. Con il referendum del 1987 che abrogava le guarentigie fasciste di una legge del 1930 rispetto alla totale irresponsabilità dei magistrati durante le proprie funzioni.

Perché chi non ricorda gli errori e gli orrori della storia è destinato a riviverli. E infatti è quello che sta capitando oggi con tanti altri casi giudiziari che lo stesso Enzo Tortora per primo, se fosse ancora con noi ( e quanto ci manca), paragonerebbe al suo.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=IfIN3x3eqis