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Tra poesia e vita: Federico Gargano presenta “Tutte le poesie che ti ho scritto. Tutto l’amore che ti ho dato”

Prosa e poesia dialogano in un equilibrio delicato. La voce di Federico Gargano si muove tra immagini liriche e narrazione asciutta, costruendo un prosimetro, “Tutte le poesie che ti ho scritto. Tutto l’amore che ti ho dato”, che emoziona senza artifici. Gli abbiamo chiesto come è nata questa struttura ibrida.

Federico, perché hai scelto proprio il prosimetro come forma d’espressione per questa storia?

Le poesie già da sole esprimono tanto di quello che ho vissuto, ma non raccontano i momenti che hanno portato a scrivere queste poesie. Per questo motivo ho deciso di introdurre ogni fase con un racconto narrativo, con l’obiettivo di spiegare come mai sono nate quelle poesie proprio in quel momento, quali emozioni e quali sentimenti mi hanno portato ad essere “ispirato” per scrivere quella poesia piuttosto che un’altra. La parte narrativa serve anche come respiro, dopo l’apnea delle poesie, si prende un po’ d’aria per essere pronti e rimmergersi nuovamente nelle poesie successive. Ho scelto quindi il prosimetro perché con questa forma artistica sono riuscito a trasmettere al meglio le emozioni che ho vissuto. La prosa mi ha permesso di raccontare i fatti con chiarezza e verità, mentre la poesia ha lasciato spazio all’intimità dei sentimenti. Unendo questi due linguaggi, mi sono avvicinato alla verità emotiva della storia che ho vissuto, senza rinunciare alla forza evocativa delle immagini e alla concretezza del racconto.

Le poesie seguono un ordine cronologico preciso. Quanto è stato importante rispettare la verità temporale degli eventi?

Per me è molto importante seguire l’ordine cronologico degli eventi, proprio perché in tal modo ho l’opportunità di rivivere la storia che racconto. Quella di annotare data e luogo di dove ho scritto una poesia è una buona abitudine che ho appreso da mio nonno, che anche lui annotava queste informazioni in tutte le poesie che scriveva, e mi rendo conto che è quasi un superpotere, mi permette di viaggiare nel tempo e di rivivere alcuni momenti della mia vita. Avendo vissuto in questa storia anche la pandemia da Covid-19, credo sia a tratti emozionante ricordare come ho affrontato quel periodo molto complicato ma dal quale ho appreso enormi insegnamenti.

I brevi testi narrativi introducono il lettore alle poesie. Come hai calibrato misura, tono e ritmo di queste sezioni?

Nei testi narrativi che introducono le poesie ho cercato di raccontare al lettore come è nata in me l’esigenza di scrivere quelle poesie, quali eventi mi hanno portato a scrivere di un evento piuttosto che di un’emozione provata. Ho cercato di trasmettere il mio stato d’animo di quel preciso momento in modo tale che leggendo poi le poesie, il lettore si potesse immedesimare al meglio nell’opera.

Ci sono autori o opere che hanno influenzato, anche indirettamente, il tuo modo di scrivere questo libro?

Sicuramente mio nonno Severino, già poeta e scrittore, mi ha influenzato nel modo di scrivere, soprattutto le poesie. Un altro autore a cui devo molto è Gianluca Gotto, durante il 2025 ho letto tutti i suoi libri e sicuramente sono stato influenzato anche dal suo stile e anche dal suo modo di affrontare la vita e le sfide che tutti i giorni ci presenta. Infine, anche il cantante Francesco Gabbani, ha sicuramente influenzato il mio stile artistico. Sicuramente, da questi artisti mi porto dentro la filosofia del qui e ora, ovvero di vivere ogni momento con presenza intensa e anche calma e serenità.

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