Il nuovo singolo di Marco Forti, “Ma che colpa ne ho”, è un tassello centrale di un percorso artistico che unisce musica, testimonianza e impegno. Il brano anticipa l’album “F.D.V – Forza Di Vivere”, un progetto che racconta la fragilità come forza.

Se il singolo è una domanda, quale sarà la domanda centrale del nuovo album?
Ciao a tutti. Grazie intanto per questa bella presentazione e queste domande molto interessanti e per niente scontate. La domanda centrale che ci pone il nuovo album è:
<< Avremmo mai questa Forza di voler Vivere con più serenità, amore e compassione verso noi stessi e verso chi ci circonda, senza lamentarci di cose banali, sapendo che la più grande ricchezza già l’abbiamo, ovvero la Vita? >>
Effettivamente è un po’ lunga e abbastanza complessa da dover rispondere. Quello che mi auguro è che tutti quanti noi ci riflettessimo un po’. Le nuove generazioni soprattutto! Non sono molto abituate, ma purtroppo non più nessuno, a prendersi un po’ di tempo e “rallentare”, in questa frenetica corsa contro il tempo, contro tutto e tutti, alla ricerca dell’Avere: avere sempre tutto e non accontentarci mai! Una corsa che non è quasi più diretta verso l’Essere …
Come concili l’urgenza artistica con i tempi del mercato discografico?
Con il giusto compromesso che, come in tutte le cose come dico sempre, regola gli equilibri. Ogni cosa ha il suo tempo e, l’urgenza del mercato discografico segue un po’ le mode sociali e le convenienze di massa. Questo mercato dunque non è pronto ancora per certe riflessioni però lo si può aiutare un po’ a sensibilizzarsi, questo assolutamente sì. Ovviamente per fare in modo che quest’urgenza artistica non venga meno, per assurdo bisogna “incastrarla bene in questo puzzle discografico”. Come? Secondo me, essendo la musica il mezzo di comunicazione più potente per entrare nei cuori di tutti in soli pochi minuti, bisogna “saper parlare la stessa lingua” o comunque farsi capire! È importante saper comunicare con le nuove generazioni come fondamentale è includere tutte le età, senza discriminazioni. Almeno questo è sempre stato il mio obiettivo e il mio modus operandi, quando si tratta di condividere, in musica, la mia arte.
C’è qualcosa che temi di non essere ancora riuscito a dire con questo brano?
Penso che il lavoro che è stato fatto, in primis su me stesso, per questi 15 anni, mi ha permesso oggi, di avere quel coraggio di azzardarmi a dire di non temere che manchi qualcosa di non detto, in questo brano. Devo ringraziare non solo me stesso e Marco De Alexandris, ma anche il mio produttore artistico Cristiano Romanelli, che mi ha dato nuovamente credito riguardo all’ascolto del mio animo, nelle registrazioni in studio e non dare retta soltanto alla tecnica e all’artificio. Devo ringraziare l’arrangiatore di questo progetto, Simone Cerratti che, per la sua nobile sensibilità da artista, sono riuscito ad entrare in empatia con lui e a fare un lavoro molto minuzioso sulla composizione dei brani dell’album, ottenendo dei vestiti musicali ad hoc. Un grazie va anche a Mattia Cozzi, che mi ha seguito nelle registrazioni e in alcune fasi del progetto. Anche le sue considerazioni e alcune confidenze personali mi hanno permesso di “perfezionare il tiro” e fare caso ad alcuni dettagli, perché sono quelli che fanno la differenza! Ringrazio la mia band che velocemente vado a presentare: alla batteria Simone Forti; alle chitarre Simone D’Aquilio; Luca Pizzorni al basso e Leonardo Di Marzio alle tastiere. Insieme a loro e alle tante collaborazioni di altri miei amici artisti, sono riuscito ad ottenere una qualità musicale diversa dallo standard che ci eravamo prefissati, in partenza.
Diciamo poi che la “ciliegina sulla torta” di questo brano è stata dovuta dalla partecipazione di Sonia (Sonia Benedetto), che saluto, che con la sua voce, sposandosi bene con la mia pasta vocale, ha permesso di rendere più gradevole l’ascolto e di dare quella leggerezza in più che stavamo cercando.
La madre di Marco De Alexandris, Adriana, mi ha confidato poco tempo fa, dopo aver ascoltato per la prima volta la canzone definitiva, che in questi pochi minuti, c’è tutta l’essenza di ciò che il figlio ha detto nel suo libro autobiografico: “diventare felici non è difficile – dalla tetraplegia al recupero motorio; dal ritardo mentale alla poesia”
In questo brano c’è tutto quello che Marco ha vissuto e vive tutt’oggi.
Tutto quello che resta da dire di questa storia, ne parlo negli altri 9 brani, presenti nel disco.
Fra dieci anni, cosa vorresti che “Ma che colpa ne ho” rappresentasse nella tua storia musicale?
Vorrei diventasse il manifesto per tutti quanti noi, me compreso. Un brano che possa essere da esempio quando magari ci lamentiamo per delle cose banali o quando vogliamo dalla vita solo avere, avere e avere … solo Avere! Vorrei fosse una canzone che ci dia modo di riflettere su domande come queste:
<<Che colpa ne ho se sono venuto al mondo “diverso”?>> <<Che colpa ne abbiamo in fondo, se tutto è già stato scritto?>> <<Siamo noi ad etichettare o decidere chi è “normale” e chi no, oppure è soltanto il sistema?>> <<Chi sarà poi mai questo “Sistema” tanto discusso?>> << Ne facciamo parte anche noi? >>
Un brano che ci possa migliorare nelle nostre azioni e ci possa insegnare molto, prendendo spunto da storie come questa di Marco! Vorrei lasciasse un segno per tutti ma non tra dieci anni o chissà quando … ma sin da subito, a partire da oggi, dai primi ascolti! Sapete perché? Perché stiamo vivendo adesso e rimandare significherebbe solo perdere tempo! È fondamentale per noi iniziare a lavorarci ora, per poi magari tra dieci anni raccogliere i frutti ed essere già ad un “livello superiore”! Uno “scatto di maturità personale”.
Cosa vorrei che questo singolo rappresentasse nella mia storia musicale? Una riconferma di ciò che, con questo nuovo album, oggi sta cambiando.