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Tariffe commerciali, l’UE si prepara allo scontro (eventuale) con Trump

A inizio novembre conosceremo il nome del prossimo presidente USA. Al momento Donald Trump sembra avere ancora un piccolo vantaggio su Kamala Harris, ma l’esito è come sempre tutto da scoprire. Tuttavia, l’UE si sta preparando alle conseguenze di un Trump-bis, soprattutto per quel che riguarda le tariffe commerciali. Il tycoon infatti potrebbe ripercorrere la strada già battuta nel corso del suo primo mandato.

Il 2018 e la battaglia delle tariffe

trump daziPoco tempo dopo il suo insediamento, nel 2018, Trump avviò una dura battaglia con Cina ed Europa a suon di tariffe. I primi prodotti made in Europe ad essere colpiti furono acciaio e alluminio, ma dopo le minacce di risposta da parte europea, il tycoon rilanciò minacciando di colpite anche il settore auto (non lo fece).

A Bruxelles ricordano bene quel periodo: i policy maker rimasero spiazzati da quelle mosse americane, e preferirono un approccio blando per evitare escalation. Ma stavolta, consapevoli che una rielezione di Trump potrebbe spalancare le porte a una nuova battaglia tariffaria, i leader UE si stanno preparando in anticipo.

Lo spettro del protezionismo

C’è un nome in particolare che si sente nelle stanze di Bruxelles, ossia Robert Lighthizer, il “falco” protezionista di Trump. Se verrà investito del compito di guidare le politiche commerciali americane, ci sono pochi dubbi che si innescherà una nuova battaglia a colpi di tariffe commerciali. Peraltro Trump non ha mai nascosto le sue intenzioni di imporre dazi su larga scala, tra il 10% e il 20%, tanto ai nemici quanto agli amici. In questo modo intende fissare uno stop loss al deficit commerciale americano nei confronti dell’Europa, così da costringere molte aziende a trasferire la produzione direttamente negli Stati Uniti.

Ma Bruxelles ha già pronta una lista di contromisure, con l’obiettivo di infliggere un danno immediato e forte, tanto da indurre Trump a sedersi immediatamente al tavolo delle trattative.

Trema il settore auto

Tra i vari settori nel mirino, quello che trema di più è l’industria automobilistica (specie quella tedesca). Il settore già sta vivendo una crisi profonda, a causa del calo delle vendite e della forte concorrenza cinese nel settore dei veicoli elettrici. Tutti i maggiori player del mercato hanno dovuto rivedere la ribasso le previsioni per quest’anno, e i loro titoli in borsa stanno precipitando.
Siccome in termini di trading con volumi gli Stati Uniti sono il principale importatore di automobili Europee, più della Cina (che invece vince in valore), eventuali tariffe colpirebbero uno dei pilastri dell’economia UE.

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