Quando l’economia reale e quella finanziaria viaggiano in due direzioni differenti bisogna sempre porsi qualche domanda. L’inarrestabile corsa dei prezzi alla quale stiamo assistendo da diversi mesi sui mercati (si pensi ai titoli tecnologici o all’oro) deve far riflettere sull’eventualità che ci stiamo avvicinando a una bolla speculativa.
Economia reale e prezzi
L’economia reale sta inviando segnali di debolezza da diverso tempo. I venti contrari alla crescita economica vengono alimentati dalle battaglie commerciali di Trump, dagli elevati livelli di debito pubblico e dalla lotta a un’inflazione persistente, che impedisce misure di stimolo più aggressive da parte delle autorità esecutive e monetarie. L’economia finanziaria invece continua a viaggiare a prezzi crescenti. Evidentemente qualcosa non torna, se c’è uno scollamento di questo genere.
L’effetto traino dell’intelligenza artificiale
A ben guardare, le brillanti performance dei mercati sono per lo più concentrati su alcune aziende, in special modo i più famosi colossi della tecnologia. In particolar modo, l’effetto traino sui prezzi e scatenato dall’euforia verso l’intelligenza artificiale, che ha poi allargato i flussi di denaro anche verso le giovani startup di questo settore. Ma la concentrazione presenta sempre una grande insidia, perché se il vento dovesse cambiare per queste grandi aziende, l’intero mercato sarebbe spazzato via in breve tempo.
La corsa eccessiva dell’oro
Nemmeno quello che sta succedendo all’oro è immune da qualche preoccupante interrogativo. Il prezzo del lingotto ha superato i 4000 dollari per oncia, con l’indicatore RSI che per la maggior parte del tempo è stato in ipercomprato. Questo si giustifica soltanto con la domanda di sicurezza da parte degli investitori. Vale la pena ricordare che il valore intrinseco del metallo è sostanzialmente insignificante, mentre il suo valore simbolico è enorme. Ma lo è al punto tale da giustificare un prezzo di 4.000 dollari?
Una fiducia troppo incondizionata
La fede cieca nella tecnologia mentre l’incertezza continua ad avvolgere l’economia reale deve alimentare il timore che la musica possa interrompersi da un momento all’altro. Non è detto che la storia finisca malissimo come accadde nella crisi finanziaria del 2007-2009, ma bisogna essere comunque lucidi nell’analizzare uno scenario che – visti i prezzi attuali – più di un dubbio dovrebbe far sorgere.