Dopo un periodo di discreta turbolenza, all’inizio di questo 2024 i prezzi sul mercato del petrolio sembrano essersi stabilizzati in un range che va dai 72 ai 79 dollari al barile. Nello scenario attuale, emerge soprattutto il ruolo importante negli Stati Uniti per la formazione del prezzo.
Cosa succede sul mercato del petrolio
Anzitutto partiamo proprio dal dato sui prezzi, che nelle ultime settimane ha visto Brent e Wti muoversi leggermente al rialzo toccando rispettivamente i 79 e i 73 dollari al barile. La cosa importante è che l’oscillatore stocastico, che misura il rapporto di forza tra venditori e compratori, ondeggia senza mostrare eccessi. Significa che c’è un certo equilibrio.
Questo però succede dal lato dei prezzi, ma dal lato della domanda e dell’offerta cosa sta succedendo?
Domanda e offerta
La notizia più importante degli ultimi giorni sul mercato del petrolio riguarda le previsioni circa la domanda nel 2024, formulate dall’Agenzia Internazionale per l’Energia. Secondo l’ente la domanda petrolifera mondiale dovrebbe aumentare di circa 1,2 milioni di barili al giorno, ossia quasi 200.000 barili in più rispetto alle precedenti stime. Questo per effetto del freddo estremo negli Stati Uniti, che sono stati costretti ad attingere alle Scorte di combustibile.
Tuttavia nonostante la previsione rivista rialzo dal AIE, siamo ancora decisamente più bassi rispetto ai volumi previsti dall’OPEC, che vede una domanda pari a 2,25 milioni di barili al giorno in più nell’anno in corso e 1,85 milioni di barili in più nel 2025, arrivando così a 106,2 milioni.
Rischio surplus di offerta?
A giudicare dai dati dell’agenzia internazionale, sembra quindi ci stiamo avviando verso un surplus di offerta nel corso dell’anno, soprattutto se il cartello dei produttori dovesse porre fine al lungo periodo di tagli volontari dell’output. Il “gioco” a zero spread visto nell’ultimo periodo potrebbe quindi presto cambiare.
Nel frattempo, dal lato dell’offerta a bilanciare i tagli effettuati dai paesi dell’Opec ci sono gli incrementi produttivi dei paesi estranei al cartello, come il Canada, il Brasile, la Guyana e soprattutto gli Stati Uniti. Gli USA sono i maggiori produttori di petrolio al mondo, e la scorsa settimana hanno estratto la quantità record di 13,3 milioni di barili al giorno.