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“Le stagioni del cuore”, l’equilibrio delicato di Davide Giuliodori tra dolore e speranza

Con linguaggio limpido e autentico, Giuliodori compone una raccolta che esplora l’amore a senso unico come esperienza universale. Il tempo diventa maestro, la poesia guarigione. In questa intervista l’autore ripercorre la propria evoluzione artistica e personale, tra influenze letterarie, introspezione e desiderio di autenticità.

 

Come definiresti, oggi, la tua poetica? Ci sono parole chiave che la rappresentano?

Non ci sono parole chiave che rappresentano la mia poetica, la quale ruota intorno a temi come l’io, la natura e l’amore’: sono queste tematiche che definiscono la mia poetica e quello che scrivo.

Quali poeti, del passato o contemporanei, hanno influenzato il tuo stile e il tuo modo di sentire?

Sono molto influenzato dai “classici” della letteratura italiana e inglese: Leopardi, Ungaretti, Montale, Gozzano e i romantici inglesi come Wordsworth.

Scrivere è anche leggere: quali libri o autori ti accompagnano in questo momento?

In questo momento sto sperimentando un blocco del lettore, ma comprendo l’importanza di affacciarmi alla poesia contemporanea, anche per adeguare il linguaggio che uso, che è di solito ricercato e aulico e quindi impregnato di una patina arcaizzante, all’italiano contemporaneo.

Se dovessi spiegare a qualcuno perché scrivere poesie è ancora importante, cosa diresti?

Non c’è secondo me una ‘risposta univoca; nel mio caso scrivere è una valvola di sfogo per le mie emozioni e quindi è importante per quello, ma ognuno scrive per esigenze diverse tra loro.

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