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Lavoro, inflazione e crescita: il ruolo della Fed è sempre più complicato

L’asticella delle difficoltà continua ad essere sempre più alta per la Federal Reserve. Come se non bastassero i problemi di dover conciliare le esigenze riguardo inflazione, lavoro e crescita, ci si è messo anche lo shutdown a complicare la situazione.

Temi caldi: inflazione e lavoro

fedA causa del blocco governativo scaturito dalle posizioni inconciliabili di democratici e repubblicani, la Federal Reserve da un po’ di tempo non può contare sugli aggiornamenti statistici. I più importanti riguardavano inflazione e lavoro, due temi spinosissimi per la Banca Centrale Americana.
Lo stesso capo dell’Istituto a stelle e strisce, Jerome Powell, ha evidenziato come l’attività della Fed diventerà sempre più complicata nelle prossime riunioni in mancanza di una bussola fondamentale come i dati macroeconomici.

La paura della recessione

La Banca Centrale Americana deve far quadrare il cerchio tra le aspettative di riduzione dei tassi di interesse, un mercato del lavoro che si sta raffreddando e un’inflazione che minaccia di ripartire, soprattutto per via della battaglia dei dazi intrapresa da Donald Trump. In questo scenario la crescita economica americana potrebbe addirittura diventare negativa all’inizio del 2026. Recessione quindi.

Sullo sfondo agisce poi in modo minaccioso il crescente livello del debito pubblico degli Stati Uniti. Una situazione che secondo molti osservatori si sta avvicinando sempre di più all’insostenibilità. La Federal Reserve dovrà tenere conto anche di questo nelle prossime mosse, che si preannunciano complicate almeno quanto quelle del periodo post-covid.

La minaccia dei prezzi

Al momento gli ultimi dati disponibili riguardo l’economia americana sono stati confortanti, perché nell’ultimo trimestre la crescita è stata superiore al 3%, mentre l’inflazione è rimasta relativamente contenuta. Ma i dati riflettono il passato, mentre il futuro che c’è davanti potrebbe riservare tutt’altro. In particolare la Fed teme una recrudescenza dell’inflazione, che un taglio prematuro dei tassi di interesse potrebbe addirittura aggravare perché il dollaro si è notevolmente deprezzato negli ultimi mesi (ha perso circa il 10% del 2025, dati Pocket Option Italia) rendendo tutto più costoso. La Banca Centrale non vuole vanificare il lavoro svolto negli ultimi 18 mesi.

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