INTERVISTA- “F.P.Q.R.”, il ritorno di Roma tra mito e distopia

Manuele Bocci reinventa Roma nel futuro con un romanzo che fonde storia e fantascienza. Tra il crollo degli Stati Uniti d’Europa e nuove forme di potere, si apre una narrazione originale e ambiziosa, in cui passato e futuro dialogano attraverso personaggi carichi di tensione e significato.

 

“F.P.Q.R.” è il primo capitolo di una trilogia. Quali temi comuni e quali novità possiamo aspettarci nei prossimi volumi?

Questo primo racconto è chiamato Romulia, come un’antica città molisana sannita. Gli altri due racconti avranno altrettanti sottotitoli. Nei successivi romanzi si andrà sempre più nel futuro. L’impero romano dovrà affrontare nuovi sovrani e nuove difficoltà non solo politiche. Ci saranno nuovi ostacoli da parte del senato e altre verità riguardo l’organismo Pendulum e il nuovo pantheon politeista. Insomma durante la trilogia ci sarà un viaggio futuro attraverso i tre imperi romani della storia (impero romano classico, sacro romano impero, impero coloniale del 1900).

Il tuo stile è descritto come cinematografico e coinvolgente. Hai attinto a tecniche narrative del cinema o del fumetto nella stesura del romanzo?

Si Ho immaginato spesso la mia narrazione in chiave cinematografica. Dal Gladiatore, a La Mummia, Megalopolis, Maze Runner. Un libro simile al mio è Roma 2062. E’ stato di grande ispirazione. Così come i libri di Alberto Angela per descrivere la vita quotidiana dei romani. Magari accanto a un libro storico ne seguivo uno completamente diverso sul mondo futuristico come Dune. Dovevo attingere a vita quotidiana, a oggetti tecnologici, dialoghi, personaggi, religione, legando tutto in modo più omogeneo possibile.

Valerio Severiano rappresenta l’erede spirituale del fondatore. Quanto è importante per te inserire personaggi “eroici” in contesti moralmente ambigui?

Il personaggio di Valerio Severiano è ispirato all’imperatore Settimio Severo. Come Settimio Severo amava Marco Aurelio, così Valerio ama il suo mentore Marco d’Aureli. Valerio è il suo erede più adatto. Questo Antonio Comodi lo sa, ma non l’ha mai sopportato. Valerio è leale perché crede ancora in certi valori, ma è feroce perché il tempo in cui si trova non gli concede tregua. Il suo conflitto interno (potere e sentimenti con dovere e libertà), è il vero motore della sua evoluzione. Lui non è un eroe “puro”, ma ad un tratto si accorge che non vuole diventare come il suo imperatore. Egli desidera dare un’impronta diversa al nuovo ordine, ma questo dipenderà dall’uomo che vuole diventare.

Il romanzo cita influenze che vanno dalla serie “L’uomo nell’alto castello” a “Roma 2062”. In che modo questi riferimenti hanno plasmato la tua visione del futuro imperiale italiano?

Entrambe le opere sono state di grande ispirazione. Entrambe parlano di una forza che non è mai svanita ed è ancora in corso sin dalla nascita. Io invece racconto di un potere caduto, che ha covato in gran segreto un ritorno finché trova l’uomo e il momento giusto per rinascere. Tutti questi lavori svelano un mondo immaginario e alternativo in cui far immergere il lettore che magari può palesarsi e confrontare varie realtà diverse.