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INTERVISTA- Dentro «Nuda» con Anthony David Paloscia

Dalla simbolica del corpo alla gestione emotiva della scrittura, l’autore rivela gli strati più profondi del suo esordio. Un dialogo che mostra come il romanzo unisca ricerca personale, ascolto del reale e desiderio di offrire al lettore un percorso di riconoscimento e coraggio.

In «Nuda» il corpo diventa linguaggio, memoria e ferita. In che modo ha lavorato sulla simbolica del corpo per costruire l’identità di Marta?

Nella mia visione, il corpo è il primo veicolo di comunicazione, specialmente quando la nostra psiche è sotto stress. Prima di arrivare a un punto di rottura, il corpo avverte, invia segnali chiari: sensazioni fisiche, tensioni. Per costruire Marta, ho dovuto condurre un’approfondita ricerca per rendere queste sensazioni fisiche universali e comprensibili a chiunque, non solo a livello emotivo, ma proprio come sintomi che nascono dal profondo. Il corpo, in Nuda, è la testimonianza più autentica di ciò che si cerca di nascondere.

Durante la scrittura le è mai capitato di dover interrompere perché le emozioni diventavano troppo forti? Come ha gestito questa vicinanza con i vissuti narrati?

Sì, ci sono stati momenti in cui l’intensità narrativa mi ha costretto a distanziarmi momentaneamente dal vissuto di Marta. Questo romanzo è figlio di una profonda ricerca, non solo autobiografica ma anche biografica, intessuta dalle storie e dalle esperienze di molte persone. Proprio per questo motivo, il rischio è che i passaggi narrati risultino estremamente veri. Ho gestito questa vicinanza emotiva cercando di mettere insieme i punti di contatto universali che accomunano queste esperienze, assicurando che la verità emotiva non oscurasse la lucidità della narrazione.

Il romanzo utilizza una scrittura lucida ma profondamente sensibile. Quanto conta per lei l’ibridazione tra romanzo psicologico e narrazione introspettiva?

Ritengo che questo connubio sia assolutamente necessario. L’indagine introspettiva non può prescindere da solide fondamenta di romanzo psicologico, se si vuole raggiungere la credibilità. Il mio obiettivo non è solo descrivere l’effetto delle crisi emotive, ma risalire alla loro causa profonda. È un equilibrio costante tra ciò che si ‘sente’ e le verità che oggi conosciamo sulla salute mentale. Questa ibridazione è cruciale per dare la giusta credibilità agli eventi e, soprattutto, per incoraggiare il lettore a non avere paura di ciò che sta vivendo.

La pubblicazione del suo libro rappresenta un importante traguardo professionale. Quale significato attribuisce a questo passo nel suo percorso di autore?

La pubblicazione del romanzo d’esordio è, di per sé, un traguardo fondamentale nella vita di uno scrittore. Per me, questo è l’inizio di un lungo percorso. Continuerò a raccontare storie di persone, esplorando le dinamiche umane in modi sempre diversi e con vesti narrative completamente nuove. Questo passo non è solo un successo professionale, ma un punto di partenza assolutamente essenziale nel mio percorso di vita.

Marta affronta un conflitto tra ruolo sociale e verità personale. Qual è, secondo lei, oggi la sfida più grande per chi tenta di mostrarsi vulnerabile?

La sfida più grande è esattamente il destreggiarsi tra ciò che si sente e ciò che il mondo esterno esige. Marta incarna una vita spesa a compiacere gli altri e a conformarsi a un ruolo, mettendo a rischio la sua parte più sacra e autentica. Oggi, mostrarsi vulnerabile è un atto di coraggio che va controcorrente rispetto alla cultura dominante dell’efficienza e della felicità. Credo che la parte più pura e vera di noi, alla fine, vinca sempre e non torni più indietro. Mostrarsi vulnerabile dovrebbe essere un valore aggiunto, perché avverto una forte e crescente voglia di riappropriarsi della genuinità, come ho già riscontrato con l’affetto generato dal mio podcast Voci Ordinarie

Se dovesse condensare il cuore simbolico di «Nuda» in un’unica immagine, quale sarebbe quella che descrive meglio l’essenza del romanzo?

L’immagine che condensa l’essenza di Nuda è la stessa che ho voluto per la copertina, che ho costruito piano piano: una persona seduta o sdraiata sul letto, nella propria camera. Che si tratti di un uomo, una donna, o di un individuo non binario è irrilevante. Quella scena riflette il senso più profondo del romanzo: chiunque ha vissuto momenti di crisi o tormento sa cosa significa stare da soli nella propria stanza, confrontandosi unicamente con i propri pensieri e le proprie tempeste interiori.

Nuda

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