La migliore e più eclatante dimostrazione degli effetti devastanti della guerra, ce la dà il carrello della spesa. Ci fa chiaramente capire quale prezzo stiamo pagando per l’invasione della Russia in Ucraina.
L’invasione e il prezzo salato per tutti
Il blocco delle operazioni commerciali con Mosca infatti non riguarda soltanto i prodotti energetici, ma coinvolge anche quelli della filiera agroalimentare.
La conseguenza è duplice. Da una parte innesca un calo dell’offerta di prodotto, dall’altra amplifica il già presente trend crescente dei prezzi. Se le conseguenze da noi sono notevoli, nei paesi più poveri saranno addirittura drammatiche.
Problemi non solo per gas e petrolio
Dopo la decisione della Russia di procedere all’invasione dell’Ucraina, il mondo occidentale ha reagito bloccando le transazioni commerciali con Mosca.
L’embargo per adesso ha escluso soltanto le forniture di gas e petrolio, perché sarebbero un boomerang violento per lo stesso occidente.
Ma a tutto questo deve aggiungersi anche il blocco dell’attività produttiva e commerciale in Ucraina, che è un fornitore importantissimo di alcuni prodotti di base.
Quanto pesa l’Ucraina per la nostra economia
E’ proprio dall’Ucraina che arrivano soprattutto cereali e oli vegetali. Assieme alla Russia, questi due Paesi rappresentano una quota elevatissima di tutto l’export mondiale. Non bisogna stupirsi quindi se il prezzo di alcuni di questi prodotti vola verso l’alto, seguendo l’andamento delle famose onde di Wolfe Wave, ossia una rotta non continua ma costantemente protesa verso l’alto.
Frumento, mais e olio di girasole
Ad esempio in Italia sta soffrendo la carenza di frumento tenero. Messe assieme, Russia e Ucraina fanno il 31% delle esportazioni globali. L’Italia ne soffre perché siamo leader nell’industria della pasta. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, con una maggiore volatilità ed esplosività dei prezzi che si vedono anche nel carrello della spesa.
Ma non è migliore la situazione nel mercato del mais, utilizzato nell’allevamento come mangime. L’Italia ha dovuto attivare diversi canali di importazione perché il nostro principale fornitore era proprio l’Ucraina. Discorso analogo per l’olio di girasole.
Come si vede il prezzo della guerra scatenata dalla Russia si estende a diverse componenti dell’industria agroalimentare, con l’aggravante che si tratta di prodotti di base e di larghissimo consumo.
E se noi ci lecchiamo le ferite, immaginate quale può essere la situazione per i paesi più poveri del mondo. Potrebbero subire delle conseguenze drammatiche.