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Economia, le paure globali oscillano tra recessione e stagflazione

Viviamo in un periodo decisamente complicato dell’economia, messa sottosopra dagli annunci e dai dietrofront di Donald Trump riguardo alle tariffe commerciali. La paura più forte riguarda la possibilità che si possa innescare una recessione globale, ma anche se questo rischio venisse scongiurato c’è sempre la stagflazione a fare paura.

Le insidie attuali per l’economia

economia recessioneSe la guerra tariffaria promessa già da tempo dagli Stati Uniti dovesse andare avanti al ritmo sostenuto (si spera di no dopo il rinvio di 90 giorni deciso dall’amministrazione USA), allora diventerà molto probabile uno scivolamento in uno scenario recessivo.
Ma anche volendo immaginare una soluzione di maggior compromesso, soprattutto con l’Unione Europea e con la Cina, non è che gli scenari per l’economia sarebbero molto più rosei, a causa della stagflazione.

Cos’è la stagflazione

Questo termine indica una situazione ibrida tra la stagnazione economica e l’inflazione crescente. In pratica è una fase dell’economia in cui la crescita stenta a decollare, e il prodotto lo interno lordo addirittura può scendere, ma al tempo stesso i prezzi di beni e servizi continuano a salire nonostante la domanda vada in calo.
Si tratta di una situazione particolarmente pericolosa, perché colpisce in maniera forte il potere d’acquisto delle famiglie.

Lo scenario attuale

Dopo aver lungamente combattuto per riuscire ad abbassare l’inflazione, l’incubo potrebbe ripresentarsi a breve. I dazi di Donald Trump, fino all’annuncio della sospensione, avevano provocato un forte rialzo di alcune materie prime e metalli a causa del rischio di strozzamento nelle catene di fornitura, e quindi di una minore disponibilità sul mercato. Ad esempio, subito dopo il primo annuncio di Trump, i dazi hanno spinto i prezzi del rame negli Stati Uniti al di sopra dei livelli internazionali (si vedano dati storici su Pocket Option Italia).

Rischio di circolo vizioso

Al tempo stesso l’economia globale continua a marciare ad un ritmo ancora lontano da quello che c’era prima dell’avvento del Covid e dello scoppio della guerra in Ucraina, che sono i due fattori di shock più grande degli ultimi anni. Già arrivare a uno scenario di zero spread sarebbe positivo, ma la prospettiva è che la situazione peggiori ulteriormente.

C’è il rischio che si crei un nuovo circolo vizioso, perché se le banche centrali dovranno tagliare i tassi per sostenere l’economia, questo finirà per alimentare l’inflazione. Se invece dovessero alzarli per contenere i prezzi, con i costi di finanziamento più elevati la crescita economica sarà ulteriormente penalizzata.

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