Per riuscire a raggiungere gli obiettivi climatici entro il 2030, l’Europa dovrà fare decisamente qualche sforzo in più perché le commodities che sono necessarie per questa svolta epocale non le ha in misura sufficiente. Principalmente questo scenario vale per il settore automobilistico.
La corsa a passo lento verso le commodities
L’allarme è stato lanciato da un recente articolo del The Guardian. Secondo il quotidiano britannico, le case automobilistiche europee e del Regno Unito sono riuscite ad assicurarsi appena un sesto delle commodities necessarie per rinnovare il loro parco auto.
Litio, Cobalto e Nichel sono necessari per questo passaggio epocale, ma allo stato attuale le case automobilistiche possiedono soltanto il 16% rispetto a quanto necessario (fonte eToro), se si vuole vendere un numero sufficiente di auto elettriche entro il 2030 per rispettare gli obiettivi europei.
Strategia che fa acqua
È evidente che la strategia delle industrie automobilistiche viva un chiaro scollamento tra gli obiettivi dichiarati e le politiche condotte riguardo all’approvvigionamento delle commodities critiche. Soltanto adesso alcuni operatori europei si stanno svegliando dal loro torpore, ma rischia di essere davvero troppo tardi.
I due maggiori produttori di veicoli elettrici, ossia la statunitense Tesla e la cinese BYD sono decisamente molto avanti rispetto ai loro rivali europei, dove vale la pena ricordare nel 2035 verranno vietate le nuove auto a combustibile fossile.
Il problema della offerta
La situazione per certi versi è allarmante, dal momento che le commodities necessarie per la produzione di batterie elettriche hanno una offerta ancora decisamente limitata.
La domanda di litio quadruplicherà entro il 2030, e a quella data ci sarà un deficit di offerta pari a 390.000 tonnellate, perché i produttori dovranno fissare uno stop sell ordine. Oltre a spingere il rialzo il prezzo, significherà che un decimo della domanda non potrà essere soddisfatta. Uno scenario simile riguarderà anche cobalto e nichel.
Qualcuno potrà pensare che nel frattempo i progetti minerari riusciranno a colmare parte di questo divario, ma bisogna ragionare sul fatto che ci vogliono almeno cinque anni per iniziare la produzione di commodities su scala, e fino a 7 anni se per il progetto è necessario una raccolta fondi. Significa che per aumentare concretamente l’offerta entro il 2030 tutti i progetti dovrebbero essere avviati oggi stesso.