Negli ultimi mesi uno dei trend economici più eclatanti è stato quello dell’oro. La quotazione del metallo pregiato, che all’inizio del 2023 viaggiava verso i 1800 dollari per oncia, sta viaggiando adesso attorno ai 3500. Praticamente è raddoppiata.
Uno dei motivi che sta spingendo il prezzo verso nuovi record è l’acquisto massiccio da parte delle banche centrali. Perché, l’oro non è soltanto un metallo prezioso: è uno strumento di potere economico.
Il rapporto tra l’oro e le banche centrali
Perché le banche centrali di tutto il mondo acquistano il metallo prezioso? Perché più oro si detiene, maggiore sarà la propria credibilità finanziaria in quanto protegge le riserve valutarie da shock esterni e contribuisce a creare un paracadute contro i momenti di instabilità.
E vista l’instabilità geopolitica degli ultimi anni, gli acquisti crescono.
Soltanto nel 2024, le banche centrali hanno accumulato ulteriori 1.000 tonnellate di oro. Complessivamente, gli istituti centrali di tutto il mondo detengono quasi 36.000 tonnellate di oro, una quota significativa delle riserve auree mondiali.
Gli USA guidano la classifica
Le riserve auree più grandi si trovano negli Stati Uniti. Mai sentito parlare di Fort Knox? Lì c’è il più grande stock d’oro al mondo. Circa 8100 tonnellate, che tuttavia non vengono significativamente movimentate da oltre 70 anni. Per la banca centrale americana, l’oro rappresenta l’ultima risorsa di garanzia.
Secondo posto per la Germania (3.300 tonnellate), da segnalare soprattutto perché la Bundesbank nel 2015 un pubblicato inventario dettagliato di ogni singolo lingotto. Un livello di trasparenza raro tra le banche centrali.
Terza in classifica l’Italia, con 2.450 tonnellate. Per il nostro Paese l’oro è considerato un patrimonio collettivo che non può servire a coprire il debito pubblico perché è una forma di garanzia per la stabilità del sistema economico.
Giù dal podio
Completano la Top10 delle riserve auree Francia, Russia, Cina, Svizzera, India, Giappone e Turchia. Tra le varie banche centrali, soprattutto quella turca si è data parecchio da fare negli ultimi anni, perché in un’economia segnata da inflazione elevata e svalutazione della lira rispetto alle valute più scambiate (dollaro ed euro su tutti), rafforzare le riserve auree è diventata una priorità strategica. Grazie all’oro, la CBRT vuole ridurre la dipendenza dalle valute estere in un contesto di forte instabilità finanziaria.
Gli investitori al dettaglio
Ovviamente l’oro non è un bene rifugio solo per le banche centrali. Anche gli investitori in periodi di volatilità e incertezza puntano sul metallo prezioso, perché ha un valore che permane nel lungo termine e può essere utilizzato come copertura contro l’inflazione. Il Gold metal può essere negoziato in tantissimi modi, non soltanto comprando il lingotto fisico, ma anche speculando sul suo valore con i CFD, le binary option (per gli extraeuropei), le opzioni binarie no ESMA (per gli europei), le vanilla options, i contratti futures o investendo indirettamente nelle società aurifere.