Le mosse fatte dalle banche centrali sui tassi di interesse, per abbassare la pressione inflazionistica, stanno manifestando i forti contraccolpi sulla crescita. Il timore adesso è quello di compiere ulteriori passi restrittivi che possano innescare una fase di recessione economica. Ma fino a che punto questa paura è giustificata?
La paura di una recessione
Nonostante il ciclo di strette monetarie più aggressivo degli ultimi 40 anni, il rischio di una recessione globale sembra contenuto. L’economia infatti sta dando prova di grande resilienza, nonostante viva trimestri di crescita molto bassa e in alcuni casi anche negativi. Però, allo stesso tempo, il mercato del lavoro fornisce un quadro confortante, che contribuisce anche a migliorare la fiducia dei consumatori.
Anche se è plausibile aspettarsi un ulteriore indebolimento della congiuntura economica, il rischio di una recessione nell’ultimo periodo è decisamente diminuito.
L’inflazione che va calando fa intravedere la fine del ciclo restrittivo da parte delle banche centrali, anche se i tagli ai tassi di interesse sembrano ancora uno scenario lontano.
Un quadro a tinte miste
Va detto tuttavia che il quadro economico generale è abbastanza eterogeneo. Negli Stati Uniti il primo semestre è stato robusto e l’economia a strisce non ha mai subito alcuna contrazione. Gli indicatori che anticipano il trend preannunciano però un indebolimento, anche se non ci sono assolutamente segnali di una imminente recessione. La speranza di una soft landing e quindi sempre più realistica.
Eurozona e Cina
L’Eurozona se la passa un poco peggio, anche se nel primo semestre ha dato prova di sorprendente solidità. In ogni caso la BCE sembra in una posizione più scomoda della FED, perché dovrebbe mettere alla prova la resilienza dell’economia per contrastare un inflazione, che soprattutto nella componente di fondo e ancora troppo elevata (5,5% su base annua, dati Pocket Option).
Tra le varie potenze economiche, quella che sta messa peggio è la Cina. I dati economici sono stati modesti e la tanto agognata ripresa post Covid si è spenta in fretta. Il compito più difficile spetta a Pechino, che dovrà necessariamente adottare misure politiche di sostegno molto più robuste.