Pubblicità

Finanza sostenibile per un mondo più “green”, le donne sono più propense degli uomini

Il mondo deve assolutamente svoltare verso una produzione energetica sempre più rinnovabile. Ma la transizione richiede sforzi e investimenti infrastrutturali enormi.
In questa ottica, un ruolo cruciale ce l’ha la finanza sostenibile, che dovrebbe veicolare fiumi di capitali verso i progetti “verdi”. Ma la cosa è facile a dirsi, molto meno a farsi.

Occorre svoltare verso una finanza sostenibile

finanza sostenibileNon c’è dubbio che tutti quanti siano convinti del fatto che bisogna assolutamente cambiare registro, perché si punta ancora troppo sul fossile.
Malgrado la comunità internazionale si sia posta degli obiettivi ambiziosi (gli accordi di Parigi), siamo comunque ancora molto lontani da un futuro a emissioni contenute.

Lo spazio di manovra sarebbe ampissimo, e i progetti sono numerosi. Ci sarebbe l’imbarazzo della scelta tra azionario, fondi di investimenti, etf emergenti, cfd e via dicendo.. Il problema di fondo è che la finanza sostenibile si muove ancora a velocità ridotta, sia pure crescente negli ultimi anni.
Emergono anche dei paradossi, uno dei quali riguarda le donne e gli uomini.

Le donne sono più “verdi” degli uomini

E’ infatti interessante quello che evidenzia un sondaggio commissionato da BNY Mellon Investment Management. Su un campione di 8000 intervistati, impegnati in 16 mercati differenti, è emerso che oltre la metà delle donne investirebbe propri risorse personali nella finanza sostenibile, puntando solo su progetti green.
Questa percentuale è ancora più marcata per le donne di giovane età, quelle sotto i 30 anni. Infatti il 71% esprime parere positivo riguardo agli investimenti green.

…ma hanno più ostacoli

Tuttavia, a fronte di questo risultato così brillante, le donne sono quelle che hanno i maggiori ostacoli all’impegno finanziario. Infatti il loro reddito disponibile è decisamente inferiore a quello dei maschi, e hanno anche una maggiore incertezza quando si tratta di passare dalle parole ai fatti. Soltanto un terzo di esse si dichiara fiduciosa nell’investire una parte dei propri risparmi.

Per gli uomini vale il discorso opposto: sono clienti più propensi a rischiare, ma al tempo stesso guardano più al rendimento che non alla sostenibilità dei loro investimenti, per loro contano più gli indicatori leading che gli indicatori ESG.

La barriera all’ingresso

Un’altra barriera per le donne viene poi eretta proprio dagli operatori della finanza sostenibile. Infatti questo settore si dimostra ancora troppo propenso a comunicare in prevalenza con gli uomini.
Quasi 9 asset manager su 10 ammettono che il loro cliente base, ossia quello a cui cercano di rivolgersi, è un uomo.
Occorrerebbe quindi cambiare anche l’approccio del settore della finanza sostenibile il modo di relazionarsi con le donne.

Pubblicità

Informazioni sull'ente

Segnala un problema con questo comunicato

Almeno venti caratteri. Se segnali dati personali, indica quali.