Mancano ormai pochi mesi alla scadenza del mandato presidenziale di Jerome Powell. Il numero uno della banca centrale statunitense terminerà il proprio periodo al timone della banca il 15 maggio prossimo, e la sua successione è destinata ad essere il driver più importante per i mercati finanziari il prossimo anno.
Chi sarà il nuovo presidente della banca centrale
Anche se Donald Trump ha dichiarato di aver già scelto il successore di Powell alla guida della Federal Reserve, l’annuncio non è stato ancora fatto e probabilmente bisognerà attendere l’inizio del 2026 per sapere chi sarà.
La rosa dei candidati si è comunque ristretta a pochi nomi. L’uomo che più di tutti viene indicato alla guida della Banca Centrale americana è Kevin Hassett, economista di lungo corso ed ex direttore del National Economic Council, ma soprattutto figura molto vicina a Donald Trump. Probabilmente è per questo che le piattaforme di scommesse, quelle di trading online e i broker opzioni binarie lo danno al 75% (gli altri due nomi caldi sono Waller vicino al 15%, Warsh intorno all’8%).
Un ruolo politico ed economico
Il nome del successore di Powell alla guida della Federal Reserve non è soltanto una questione di tipo economico, ma è un manifesto importante di ciò che ci aspetta per l’intera economia globale dei prossimi anni. La Federal Reserve infatti governa il tasso di interesse nella principale valuta di riserva mondiale.
Oltre a influenzare il mercato dei capitali, le sue mosse determinano valutazioni e strategie globali. La nomina del successore di Powell diventa elemento fondamentale nella formazione del prezzo dei titoli di Stato americani e nei movimenti del dollaro americano. Infatti ogni nuovo presidente determina nelle due priorità fondamentali della Fed ossia lo stimolo alla crescita e il controllo dell’inflazione.
Cosa potrebbe succedere
Per capire quello che ci aspetta nel prossimo futuro, si può immaginare uno scenario nel quale effettivamente Hassett sarà il nuovo presidente della FED. Probabilmente la sua priorità sarebbe la crescita e non il controllo dell’inflazione. È uno scenario market friendly, con l’azionario di Wall Street e gli asset più rischiosi che otterrebbero un bello slancio. Tuttavia un approccio del genere potrebbe esporre a rischi enormi nel caso in cui l’inflazione dovesse schizzare nuovamente verso l’alto.