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Dall’Ucraina alla pittura materica: chi è Valerio Zezur , sabato a Novellara con opere e racconto autobiografico

Classe 2001, artista e autore italo-ucraino, ha trasformato memoria e fratture personali in un linguaggio fatto di gesso, sabbia, materiali recuperati e foglia oro. Il 12 settembre sarà al Bar 46 di Santa Maria della Fossa per un incontro fuori dagli schemi, tra opere, libro e domande senza copione

NOVELLARA (Reggio Emilia) – Prima vengono le superfici. Gesso, sabbia, acrilico, stoffa, legno, metallo, materiali recuperati. Poi le incisioni, le fratture, gli strati che vengono coperti e nuovamente portati alla luce. Infine compare spesso l’oro, ma non per decorare: nella pittura di Valerio Zezur serve soprattutto a mettere in evidenza ciò che è stato rotto.

È da questo linguaggio che sabato 12 settembre, dalle ore 18, il pubblico di Novellara potrà partire per conoscere l’artista e autore italo-ucraino, atteso al Bar 46 di Santa Maria della Fossa con alcune opere originali e con il libro autobiografico Dentro l’incubo, oltre il buio.

Un appuntamento che arriva nella Bassa reggiana dopo un percorso sviluppatosi tra mostre, eventi culturali e progetti in diverse città italiane e partecipazioni espositive anche a Berlino e Tokyo.

Ma per raccontare Zezur i luoghi attraversati non bastano.

Nato in Ucraina nel 2001, ha costruito la propria ricerca artistica partendo da una biografia segnata molto presto dalla perdita, dall’orfanotrofio di Kiev, dall’arrivo in Italia, dall’adozione e da successive fratture familiari e identitarie. Nel libro affronta anche violenze, abusi, marginalità, fughe e il bisogno di trovare un luogo nel quale sentirsi finalmente al sicuro.

Sono elementi della sua storia, ma non sono diventati un repertorio da illustrare sulla tela.

Ed è probabilmente qui che il suo percorso assume una dimensione più interessante.

La pittura non racconta il trauma: ne conserva le tracce

Nelle opere di Zezur non compaiono necessariamente episodi riconoscibili della sua vita.

La memoria passa attraverso la materia.

Le superfici vengono costruite, incise, consumate e riaperte. Tessuti, sabbie, metalli, legno ed elementi recuperati entrano nel quadro insieme ad acrilico, gesso e foglia oro. L’irregolarità non viene corretta: rimane parte dell’opera.

Nella sua ricerca, anche l’oro assume un significato distante da quello puramente estetico. Compare nelle crepe e nelle discontinuità come possibilità di attribuire un nuovo valore a ciò che porta ancora i segni della frattura.

È una pittura nella quale ricostruire non significa cancellare.

E proprio il rapporto tra ciò che rimane visibile e ciò che viene trasformato costituisce uno dei punti di contatto con Dentro l’incubo, oltre il buio.

Nel libro le esperienze possono essere nominate e raccontate. Nelle opere, invece, ritornano attraverso materia, tensione, stratificazione e vuoti.

Dal libro alle opere, senza una presentazione costruita

A Novellara le due parti del percorso verranno mostrate insieme.

L’incontro del 12 settembre non è stato però organizzato come una tradizionale presentazione letteraria.

La serata sarà costruita a tre voci.

Zezur parlerà del rapporto tra biografia, scrittura e pittura. Accanto a lui ci sarà Mirko Giacomin, coautore del volume, mentre al titolare del Bar 46 sarà affidato un compito volutamente diverso da quello del moderatore tradizionale: introdurre anche domande dirette e non concordate in anticipo.

Nel confronto entreranno quindi non soltanto arte e libro, ma anche argomenti più scomodi: successo, visibilità, social network, mercato dell’arte, fragilità e bisogno di riconoscimento.

Anche il pubblico potrà intervenire.

L’obiettivo è evitare una celebrazione dell’artista e mostrare invece ciò che normalmente rimane fuori dall’immagine pubblica di un percorso creativo.

La scelta della Bassa reggiana

C’è poi un elemento che distingue l’appuntamento di Novellara da una normale esposizione.

Le opere non saranno collocate in una galleria.

Per alcune ore sarà un locale della Bassa reggiana, il Bar 46, a trasformarsi in spazio culturale.

Una scelta deliberata: ridurre la distanza tra opera, autore e pubblico e portare l’arte contemporanea in un luogo quotidiano, dove sia possibile osservare le superfici da vicino e soprattutto parlare direttamente con chi le ha realizzate.

È la stessa ragione per cui, nonostante l’ampliarsi del pubblico digitale e delle occasioni espositive, Zezur continua a considerare centrale il rapporto fisico con le persone.

Secondo i dati comunicati dall’organizzazione, il suo seguito su Instagram si avvicina ai 13 mila follower e Dentro l’incubo, oltre il buio avrebbe superato le 2.500 copie vendute nei primi mesi.

Numeri che raccontano una parte del percorso ma che, sabato, resteranno sullo sfondo.

A Novellara il punto sarà un altro: vedere cosa rimane quando il profilo social, le fotografie e la comunicazione lasciano posto a una persona, alle opere e alle domande poste dal vivo.

Una storia personale che apre questioni collettive

Il racconto di Zezur non riguarda inoltre soltanto il percorso di un artista.

Nel libro entrano temi che hanno una dimensione sociale evidente: tutela dei minori, abuso, fragilità, identità, marginalità, appartenenza e difficoltà di ricostruire una vita dopo esperienze traumatiche.

La scelta compiuta negli anni è stata però quella di non trasformare queste esperienze in uno strumento per chiedere compassione.

Arte e scrittura diventano piuttosto due modi differenti per interrogare ciò che accade dopo: come si ricostruisce un’identità, cosa si conserva del passato e quanto di una ferita debba necessariamente scomparire perché si possa parlare di rinascita.

È anche per questo che vedere le opere mentre si ascolta la storia dell’autore può offrire una lettura diversa di entrambe.

Sabato sera alcune di quelle superfici arriveranno a pochi centimetri dal pubblico di Novellara.

E, almeno per una sera, non ci sarà una galleria a separarle dalle persone.

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