L’artista visivo nato in Ucraina pubblica con Mirko Giacomin un brano in cui la voce dell’IA è dichiarata: «Non sono un cantante. Quel bambino che ho dentro non aveva un nome — era giusto che la sua voce non fosse di nessuno».
Esce sulle piattaforme digitali «Sono libero», nuovo brano firmato dall’artista visivo Valerio Zezur insieme a Mirko Giacomin. La canzone non nasce come debutto musicale: è la prima estensione sonora di «Dentro l’incubo, oltre il buio», progetto multidisciplinare che nel 2026 porta in libreria, in galleria e nei festival letterari italiani — con una tappa a Berlino — un libro, un corpus di opere pittoriche e una serie di incontri pubblici.
A interpretare il brano è una voce sintetica, generata con strumenti di intelligenza artificiale e dichiarata come tale sulle piattaforme di distribuzione secondo gli standard di trasparenza in vigore dal 2026. La scelta non è tecnica ma concettuale. Zezur, nato nel 2001 in un villaggio dell’Ucraina, ha perso entrambi i genitori prima dei quattro anni: la madre per malattia, il padre in carcere. È cresciuto in un orfanotrofio statale fino all’adozione, a undici anni, da parte di una famiglia italiana. Il protagonista del libro condivide quei contorni biografici.
«Quel bambino che ho dentro non aveva un nome, non aveva un volto, non aveva una lingua sua», racconta Zezur. «Affidarlo alla voce di un cantante reale sarebbe stato come restituirgli un’identità che la vita gli aveva già tolto. La voce sintetica è onesta: non assomiglia a nessuno, può appartenere a chiunque».
Il brano è strutturato in tre strofe che ricalcano l’arco narrativo dell’intero progetto: l’infanzia perduta, l’adozione e i suoi silenzi, il riscatto attraverso la pittura. È in quest’ultima strofa che la canzone esplicita il nesso tra l’opera sonora e il lavoro visivo dell’artista: «Nel silenzio ho trovato colore, nelle ferite ho acceso la luce, ogni cicatrice è diventata una tela che mi conduce. (…) Se nessuno sapeva ascoltarmi, ora urlano i quadri al mio posto».
Zezur non sale sul palco a cantare e non ha intenzione di farlo. «Non sono un cantante e non voglio diventarlo. Sono un pittore, sono un autore. Questa canzone è una porta: si apre con un suono, ma porta dentro i quadri». Coerentemente, il video ufficiale pubblicato su YouTube evita ogni rappresentazione del cantante immaginario: protagonista visivo è una tela che si forma in tempo reale, dipinta dalla mano dell’artista — l’unica presenza fisica autorizzata nel video.
Testo e musica di «Sono libero» sono firmati da Valerio Zezur e Mirko Giacomin. Il brano dura tre minuti e quarantacinque secondi ed è distribuito su Spotify, Apple Music, YouTube Music, Amazon Music, Deezer e Tidal. Accompagna le tappe del tour 2026 di «Dentro l’incubo, oltre il buio», che in queste settimane attraversa diverse città italiane prima della tappa berlinese.
«Per anni la mia voce è stata silenzio», conclude Zezur. «Poi è diventata colore, poi parola. Adesso è anche suono — ma non dalla mia bocca. È giusto così».
