Potenziare i rapporti commerciali, la cooperazione economica e il turismo tra gli Stati Uniti d’America e la Sicilia.
Queste le finalità dell’accordo stretto tra la città di Palermo e il porto di Termini Imerese con Los Angeles. Il patto è avvenuto nel capoluogo siciliano, nei giorni scorsi, fra il presidente dell’Autorità portuale Vincenzo Cannatella e il consigliere del 15esimo distretto della città di Los Angeles, Joe Buscaino. Unire idealmente la Sicilia al Nord America potrebbe rivelarsi un ottimo investimento in termini commerciali e turistici. Basti pensare che nel solo distretto di San Pedro, quello in cui risiede Joe Buscaino, figlio di immigrati siciliani, risiedono 45 mila italiani e molti di loro lavorano al porto e al molo, portando avanti le attività iniziate in Italia. La California, in particolare, è interessata ad approfondire come Palermo abbia costruito il suo successo nel settore delle crociere, mentre la Sicilia vede oltre oceano un partner appetibile sopratutto sul piano turistico.
Per la costruzione di un ponte, che sia davvero solido e permetta di crescere e rafforzarsi insieme, occorre gettare le basi anche dal punto di vista culturale. I dati Eurostat, in questo senso, sono allarmanti: solo il 16% degli italiani parla due lingue, contro il 21% della media europea. Praticamente tutti studiano la seconda lingua, di solito l’inglese, a scuola: il 98,4%. Eppure il 40% si ferma alla sola lingua madre e, in generale, l’Italia si colloca sotto la media continentale. Il miglior biglietto da visita per una città che punta ad incrementare i rapporti con l’America è padroneggiare una lingua comune. E il modo più proficuo per impararla è quello di viverla fin da piccoli. Allora via libera a film, musica e libri non tradotti e a un corso di inglese a Palermo, per farsi trovare pronti.
Articolo scritto in collaborazione con Wall Street English