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Teologo Paolo Ricca: una vita di studio

Il Professore Paolo Ricca (Torre Pellice, 19 gennaio 1936 – Roma, 14 agosto 2024) ha rappresentato un esempio per tutta la redazione della Edizioni Magister, che ha avuto il privilegio e l’onore di pubblicarlo. Il mio ruolo di direttore della Casa Editrice mi ha consentito di essere suo amico da molti anni, e lui non declinava mai gli inviti che gli rivolgevo per presentare le opere cristiane da noi pubblicate.

Ricordo indelebilmente la sua magistrale relazione che ha tenuto per noi nel dicembre 2017 durante la fiera dell’editoria “Più libri più liberi”, parlando dell’opera Fanino Fanini – Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino, pubblicata in occasione del Cinquecentenario della Riforma protestante. Particolare da evidenziare: la mattina di quel giorno era andato dal dentista per un’estrazione e aveva la guancia gonfia e dolorante, ma mantenne l’impegno preso con me nonostante fosse dolorante.

Le ultime uscite pubbliche con predicazioni e conferenze durante la sua vita terrena le ha svolte in mia compagnia dal 23 al 28 maggio 2024 in un tour appulo-lucano per presentare il libro Amore bacio fuoco – le parole di Gesù (Edizioni Magister, 2023). La sua famiglia era cauta e premurosa nei suoi confronti e cercavano di evitare che svolgesse i viaggi da solo come aveva fatto per tutta la vita. Per la fiducia che hanno sempre avuto nei miei confronti, mi hanno chiesto di essergli sempre accanto per tutto il tour. Così mi sono recato a casa loro a Roma, si è congedato dalla famiglia ed è iniziato il nostro meraviglioso viaggio in treno verso Matera.

Il 23 maggio, nella chiesa evangelica battista di Matera, la presentazione è stata effettuata in dialogo con il priore della comunità monastica benedettina del santuario di Picciano, Donato Giordano (delegato arcivescovile all’ecumenismo), con il sottoscritto e numerosi interventi del variegato pubblico presente. L’incontro è visibile al seguente link: https://youtu.be/kP9G8l6NUlk

Il 24 si è svolto un altro evento di presentazione del libro a Bari, al “Centro IN”, in dialogo con il responsabile del Gruppo Ecumenico di Bari, Leo Lestingi, il sottoscritto e un dibattito con il pubblico.

Il 25, nella città di Bari, ha tenuto una conferenza sulla figura di Dietrich Bonhoeffer per l’inaugurazione dell’omonima libreria nel quartiere Libertà, aperta da una comunità pentecostale con cui Paolo Ricca ha sempre avuto fraterni rapporti di dialogo e collaborazione, in particolare con Eliseo Tampone e il pastore Aldo Abbattista. La conferenza, organizzata anche dal CCEB con Valerio Bernardi e dal Centro IN, ha registrato la sala gremita. La chiarissima esposizione di Paolo Ricca ha generato grande apprezzamento sottolineato, al termine, con un lunghissimo applauso: l’assemblea si è alzata in piedi in segno di gratitudine per l’insegnamento ricevuto. Nel canale YouTube del Centro IN è disponibile il video della conferenza.

Domenica mattina, 26 maggio, ha svolto il culto di predicazione nell’antico tempio battista di Miglionico (piccolo paese in provincia di Matera). Il suo consueto timbro appassionato elevato dall’alto dell’antico pulpito in legno, la passione, la vemenza, lo sguardo empatico e la chiarezza del messaggio hanno fatto breccia nei cuori dei presenti. Al termine del culto, ha dispensato incoraggiamenti all’attuale sindaco Giulio Traetta per la guida del paese. La predicazione è visibile nella pagina Facebook della Edizioni Magister.

A ora di pranzo, mentre eravamo in convivialità con una parte della comunità di Miglionico, abbiamo parlato di come fosse andato il culto. La comunità aveva manifestato gioia per aver ricevuto grandi benedizioni. Poiché la liturgia e il sermone li avevamo preparati insieme nelle mattinate dei giorni precedenti, ho percepito che forse lui avrebbe modificato qualcosa e gli ho chiesto di cosa si trattasse. Mi ha detto che avrebbe voluto completare la liturgia con la Cena del Signore e si rammaricava che non fosse la prima domenica del mese che, come consuetudine, è prevista la Cena del Signore nella liturgia.

La sera, alle 18:00, ha predicato anche nella chiesa battista di Matera. In accordo con il Consiglio di chiesa, che ha accettato immediatamente la mia richiesta, ho fatto inserire nella liturgia anche la Cena del Signore, che dopo il sermone sulla Trinità (commento al primo capitolo della Lettera di Paolo agli Efesini) ha celebrato in comunione con tutta la comunità. Certamente è stato un culto dai tempi lunghi (due ore), ma tutta la comunità, compreso io e Paolo, è stata benedetta e ripiena dalla Grazia. Questa è stata l’ultima Cena del Signore e l’ultima predicazione pronunciata dal pastore Paolo Ricca a cui ho avuto il privilegio di essere al suo fianco.

Il 27, a mezzogiorno, siamo stati ospiti dei monaci benedettini del santuario di Picciano, con cui abbiamo seguito la meditazione e le preghiere delle ore stabilite dalle regole, e infine abbiamo pranzato con la confraternita in un clima di grande fraternità e amicizia. Al termine, guidati dal priore Donato Giordano, abbiamo fatto visita alla biblioteca e al resto dell’antico monastero.

Nel pomeriggio, siamo andati a presentare il libro nel tempio valdese di Corato (Bari). Una comunità a cui era molto legato e che mi aveva chiesto di inserire nel programma, nonostante fosse fitto e faticoso per quantità e distanze. Un incontro bellissimo in dialogo con Filippo D’Alessandro, delegato nazionale per l’ecumenismo del “Rinnovamento dello Spirito”, moderato da Eleonora Loiodice, con diversi interventi dal pubblico, compresi i saluti del pastore Vittorio De Palo e del sindaco Corrado De Benedittis.

Una delle sue grandi caratteristiche, che lo ha contraddistinto negli innumerevoli incontri personali, sia nelle chiese sia nelle conferenze, è stata la capacità di coinvolgere il prossimo, ascoltandolo con estrema attenzione. Anche la semplice operazione del firmacopie al termine delle presentazioni del suo libro era per lui un momento importante: dedicava del tempo a ognuno/a, chiedendo il nome e cosa facesse nella vita, al fine di “entrare” nell’altro/a, sintonizzarsi e apporre una dedica personalizzata. La dedica era apposta rigorosamente con due colori di penna differenti: quella blu per la dedica, il luogo e la data, mentre quella rossa solo per scrivere il nome della persona, perché voleva indicare che quella dedica non era generica, ma “esclusivamente” per quella persona, mettendo in evidenza il suo nome.

Ci vorrebbero molte pagine per analizzare i meravigliosi talenti che ha avuto e che ha ben utilizzato nella vita terrena, ma certamente nei suoi confronti ci si sentiva sempre piccolissimi. Nonostante fossi sempre io a chiedergli consigli e spiegazioni, fossi sempre io a camminare dietro a lui, a percorrere i suoi passi e i suoi progetti, lui mi faceva sentire suo pari e sovente chiedeva cosa ne pensassi di quello che doveva scrivere nei numerosi temi sviluppati nei suoi libri oppure in qualche sermone che stata preparando. Abbiamo lavorato tanto in piena armonia e ho cercato di ascoltare e memorizzare tutto quanto diceva. Sono stato profondamente “innamorato”: calamitato dal suo cuore, dalla sua mente, dalle sue labbra e dalla sua penna per la capacità di “somministrare la Parola” e di annunciare l’Evangelo.

Uno studioso intransigente, non amava “perdere tempo” e ogni dialogo era finalizzato ad arricchirsi interiormente. La sua abbondante produzione letteraria è curata parola per parola e richiedeva lo stesso rigore da parte mia e della redazione nelle fasi di editing. Ha percorso la sua vita interpretando al meglio la figura dello studioso, interpellando una quantità incredibile di testi e di fonti. La sua stanza di studio è una biblioteca di un valore inestimabile di volumi (molti in lingua tedesca e francese, lingue da lui perfettamente conosciute, scritte e parlate). Un ricercatore senza fine, ma con la capacità di saper porre un limite alla ricerca e pubblicarla nei suoi libri nella consapevolezza che l’opera non fosse “finita”, ma che fosse da stimolo al lettore per intraprendere una propria ricerca.

Certamente è da annoverarsi tra i più grandi e appassionati predicatori dell’ultimo secolo. Un maestro della comunicazione effettuata con la mente e con il cuore: fortemente sentita, schietta, fruibile a chiunque, eloquente e vincente, con un timbro di voce serio e deciso. Anche le sue pause erano sottolineature di quanto riferito o da riferire.

Non ha mai smesso il suo ruolo pastorale, curando le anime e interessandosi e rispondendo alle richieste del prossimo, preferendo, fino a quando gli è stato possibile, l’incontro personale senza trascurare i rapporti telefonici e scritti.

Possiamo affermare che è stato professore fino alla fine, sia attraverso le conferenze accademiche sia attraverso gli scritti. Ogni nostro colloquio l’ho ritenuto una lezione magistrale e il tempo sembrava fermarsi mentre mi arricchivo.

Se è stato possibile che la sua vita sia stata così ampiamente dedicata alla cura pastorale, all’insegnamento accademico, alla promozione degli incontri ecumenici, alla traduzione di testi, alla redazione di saggi, alla scrittura di sermoni, alla predicazione, ecc., lo si deve certamente alla volontà del Signore che gli ha dato spiccata intelligenza, carattere, alta spiritualità e tanta fede.

Mi sia consentito di sottolineare che ciò è stato permesso anche grazie alla collaborazione della dolcissima e unica consorte di vita, con cui nel 2024 ha compiuto 60 anni di matrimonio: Stella (Erminia) Girolami. Paolo Ricca mi ha confidato che il Signore non poteva dargli una persona migliore al suo fianco. Donna di grande talento, dotata di grande forza e poliedricità, ha spesso affrontato da sola la crescita della loro figlia Laura e del loro figlio Alberto (assenza del marito giustificata per la cura delle anime prima nella comunità di Torino e poi a Forano, ma anche per i continui studi e incontri sparsi non solo in Italia). Stella ha saputo incentivare le attività di suo marito creandogli l’ambiente accomodante, l’ha incoraggiato sempre, sottraendogli quelli che potevano essere gli impegni di famiglia. Una donna che si è destreggiata con grande abilità e padronanza nel ruolo di moglie, madre e insegnante di scuola, portando anche a termine il suo percorso di studi di pianoforte al Conservatorio. Insomma, la famiglia è stata la forza di questo grande uomo! La cura e l’amore che ha ricevuto da sua figlia Laura lo travolgeva, il suo volto si illuminava e il suo cuore sofferente (era cardiopatico) si ringiovaniva ad ogni carezza e ogni bacio. Nato tra le due guerre mondiali, nel 1936, non era molto pratico della tecnologia informatica e ha sempre scritto tutto con la biro su carta, ma non poteva esimersi dal leggere le email e utilizzare il computer per video conferenze o interviste varie. Anche in questo caso, nella sua famiglia si completava delegando suo figlio Alberto per tutto ciò che per lui erano problemi informatici seri, ma che immediatamente scomparivano con “il tocco” del figlio.

Il 28 siamo partiti da Matera per rientrare insieme a Roma e affidarlo nuovamente alla famiglia, che mi aveva concesso questa meravigliosa settimana in cui siamo stati insieme 24 ore su 24 nella casa pastorale che ci ha messo a disposizione la chiesa battista di Matera. Che esperienza meravigliosa! Lui ha persino riferito a casa e alle sue cognate che è stata la settimana più bella della sua vita.

Purtroppo, il 30 maggio è caduto sul marciapiede attiguo alla sua abitazione procurandosi una frattura al femore che lo ha costretto al trasferimento con l’ambulanza in ospedale e subire un intervento chirurgico (cosa rischiosa per l’età e soprattutto per la cardiopatia). Aveva superato il doloroso incidente e lavorato con molto impegno alla riabilitazione motoria avvenuta in un’altra clinica.

Durante la degenza ospedaliera ha sempre lavorato alla stesura di due nuovi libri, di cui uno è in corso di pubblicazione per la Edizioni Magister e riguarda la raccolta delle sue meditazioni pronunciate presso la comunità romana di Sant’Egidio, mentre l’altro per la Claudiana è un’analisi dei movimenti cristiani. Abbiamo mantenuto un costante rapporto di amicizia e di lavoro, sia in presenza (mi sono recato in clinica a Roma) sia telefonicamente ogni giorno, fino a quattro giorni prima della sua dipartita. Si è arreso solo quando è entrato nuovamente nella sala operatoria per un altro intervento, che ha richiesto una grossa dose di anestesia, a cui il cuore ha faticato a riprendersi.

Una perdita che lascia un grande vuoto per tutti. Non ero pronto a ricevere questo colpo. Mi sono sempre sentito in formazione; ogni sermone che preparavo e pronunciavo come predicatore locale aveva la sua consulenza e il suo incoraggiamento. Nonostante la natura confidenziale del nostro rapporto, ogni qual volta doveva correggermi, utilizzava la forma: «In amicizia, ti consiglio di verificare bene quanto dici in questa parte…» e mi esponeva le criticità suggerendomi le alternative, citandomi le fonti bibliche e di altri testi. Sicuramente non si è mai pronti a lasciare una mano così forte e sicura, e io non ero pronto, tanto da essere incredulo alla notizia della sua migrazione. Non mi sembrava vero vederlo il 16 agosto nella camera ardente del San Camillo, aveva il volto sereno e vestito con la toga nera del pastore valdese; mio malgrado era in orizzontale e circoscritto dal legno della bara. Sono rimasto accanto e pregavo, ammetto di aver chiesto al Signore che si svegliasse. Solo oggi ho compreso che siamo noi, suoi allievi, a doverci svegliare e crescere per camminare senza la sua mano, ma con i suoi insegnamenti e la sua testimonianza radicati nella Parola donata a tutti noi dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo.

Sì, ha dedicato la sua vita alla predicazione della Parola attraverso la bocca e la penna, e non poteva esserci abito migliore che lo potesse accompagnare in questa migrazione. Sono certo che avesse con sé nel taschino la penna blu e quella rossa.

Timoteo Papapietro

Direttore della Edizioni Magister

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