Tassa sui conti correnti? Ce n’è una occulta che si chiama inflazione. Ecco quanto ci costa

Finora abbiamo sempre saputo che i conti correnti erano gravati di una tassa, piccola ma odiosa. E’ l‘imposta di bollo, pari a 34,20 euro all’anno per le persone fisiche (sui conti correnti superiori a 5.000 euro). Per le persone giuridiche, questa imposta arriva a 100 euro all’anno.
Ma c’è un’altra tassa che in questi ultimi due anni ha colpito ancora più forte. Si chiama inflazione.

Si legge inflazione, ma colpisce come una tassa

conti correntiParcheggiare i propri risparmi sul conto corrente è una pratica molto italiana. Avere il gruzzolo da parte ci fa sentire più sicuri, e molti lo preferiscono a investirlo. Ma si sottovaluta il peso dell’inflazione, che invece è bello pesante e che rappresenta una “tassa silenziosa” sui conti correnti. Non si vede, ma fa male.

Quanto ci costa

Nell’ultimo anno in Italia l’inflazione ha mostrato un aumento superiore all’8%, con un MACD in continua crescita. La crescita dei prezzi, soprattutto quella vissuta nel biennio cominciato con la pandemia, erode il potere di acquisto del denaro. In pratica la stessa cifra, a due anni di distanza, “vale” molto meno. Per la precisione il 9,8%.
Questa percentuale rappresenta il denaro «bruciato», in termini di potere di acquisto, dai capitali che sono rimasti immobilizzati sui conti correnti.
Passando alla conta, i 1.635 miliardi di euro che erano parcheggiati sui conti correnti a giugno del 2020, oggi valgono 160,30 miliardi in meno.

Cambiare l’approccio

Eppure in Italia si assiste a un paradosso. Di fronte a questo scenario che “rosicchia” quello che mettiamo in banca, gli italiani anziché ridurre la liquidità lasciata infruttifera sui conti correnti l’hanno accresciuta. In due anni infatti il volume profile è cresciuto di oltre il 12%, raggiungendo i 1.840,7 miliardi di euro.
Si tratta di una lezione che dovrebbe insegnarci qualcosa per il futuro. Se è vero che la corsa dei prezzi dovrebbe rallentare per via dell’azione da falco della BCE, comunque dovremmo abituarci a convivere con un’inflazione al di sopra del target del 2%. Chi non si adeguerà, cambiando approccio, dovrà rassegnarsi a perdere potere d’acquisto per non aver investito anziché parcheggiato.