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Stigmate Maurizio Ferrandini

Stigmate, la ferita che ci rende vivi

Ci sono momenti nella vita in cui ci si ritrova davanti a se stessi, come in uno specchio che non riflette soltanto il volto, ma l’intera storia che ci portiamo dentro. Stigmate è proprio questo: un dialogo tra l’uomo che siamo diventati e il bambino che ci guarda ancora da dentro, con i suoi sogni intatti e le sue domande senza tempo.

Ferrandini mette in scena la ferita dell’arte, che non è mai un ornamento ma un segno inciso nell’anima: un dolore che pesa e, nello stesso tempo, un appiglio che ci salva. È la ferita che ci ricorda che siamo vivi, che non siamo soltanto consumatori distratti in un mondo di rumore, ma esseri capaci di sentire la solitudine, la nostalgia, l’attesa.

La scelta del pianoforte Bösendorfer, nato per celebrare Beethoven, non è casuale: è un richiamo alla profondità di una tradizione che ha attraversato secoli, ma che qui viene sospesa, quasi sciolta, in un abbraccio con i suoni elettronici. È come se il passato e il futuro si parlassero, e in quel dialogo fragile rinascesse l’uomo di oggi, sospeso tra memoria e smarrimento.

In fondo Stigmate ci ricorda che l’arte è un marchio: fa male, ma ci appartiene. È un richiamo che non possiamo ignorare. Ed è forse proprio in quella ferita che ognuno di noi può ritrovare un po’ di verità, un po’ di sé.

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Informazioni sull'ente

Maurizio Ferrandini, classe ‘69, nato sulle ceneri della musica d'autore e del classic rock, è l’outsider che la musica italiana non ha mai saputo davvero accogliere.
Dopo una laurea in ambito amministrativo, si immerge nel mondo della grafica, del montaggio video e persino della liuteria, affinando una sensibilità artistica che non si limita alla musica, ma abbraccia ogni forma espressiva.
Polistrumentista instancabile, realizza oltre una dozzina di album in dieci anni, sempre in totale autonomia.
I suoi dischi non sono solo da ascoltare, ma da vivere, da esplorare. Per lui, la musica è ancora un’esperienza fisica, un rito, qualcosa che va oltre la playlist mordi e fuggi. Scrive, compone e produce con la consapevolezza che il suono non è solo un sottofondo, ma una narrazione, una visione. E lo fa con la caparbietà di chi resiste ai tempi che cambiano, restando fedele a se stesso.
Nel 2011 Pubblica il libro “Poesie discostanti” e nel 2017 il romanzo “2999”.
Un artista che lascia il segno. Senza chiedere permesso. Senza mai perdersi. In un panorama musicale dove tutto passa, lui resiste cocciutamente. Perché la sua musica è vissuta, non solo ascoltata.

maurizioferrandini.it

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