L’idea di unire autobiografia e racconto simbolico nasce da un vissuto intenso e da un incontro fuori dal comune. Con sensibilità e ironia, gli autori costruiscono una storia capace di commuovere e far riflettere, accompagnando il lettore nei territori più autentici dell’anima e della coscienza.

Avete raccontato che per voi anche il dolore può trasformarsi in un portale evolutivo: qual è stato il momento in cui questa consapevolezza è diventata reale nella vostra vita?
Gianna – Nel libro non ne parliamo espressamente, ma sono le parole di una persona che ha affrontato la sofferenza ad aprire il portale evolutivo tramite cui il protagonista supererà il dolore e riprenderà forza. La mia malattia e la perdita prematura della moglie di Riki hanno inciso sul nostro processo di trasformazione. All’inizio il dolore travolge e credi di non poterti rialzare. Poi, si apre il portale: possono essere le parole di un amico, una lettura, un affetto (anche da un’anima pelosa), una coincidenza che coincidenza non è, o semplicemente la tua disposizione d’animo. E così, anziché combattere il dolore o accettarlo, inizi ad accoglierlo e tutto cambia.
Nel romanzo convergono spiritualità, scienza e tradizioni antiche. Quale di questi linguaggi sentite più vicino alla vostra visione personale dell’esistenza?
Gianna – Ti stupiresti se rispondessi «Tutti e tre»? Con i miei recenti studi, ho potuto constatare, più di una volta, quanto tutte le tradizioni antiche (dal Cristianesimo, al Taoismo, al Buddismo fino ai semplici aneddoti popolari) nascondano un legame stretto, affinità, corrispondenze, con la scienza. Noi esseri umani non siamo solo in collegamento con il sacro; noi “siamo” il sacro. Noi rappresentiamo la triade, siamo la congiunzione tra le due forze che hanno dato via alla vita. È entusiasmante scoprire come tutto sia numero e come gli stessi numeri si ripetono in ogni tradizione, nella fisica quantistica, nella filosofia… Non c’è sufficiente spazio per approfondire l’argomento, ma ci sarebbe da parlarne per ore…
Riki – Diventando uomo, la paura di perdere per sempre i miei affetti era tale, da indurmi a cercare prove tangibili della presenza di una vita ultraterrena. Le ricercavo nelle fede, nei fatti inspiegabili, nel mistero, ma non nella scienza. Non immaginavo certo di avere, un giorno, un incontro così ravvicinato come è poi avvenuto e da cui ho ottenuto risposte.
Il libero arbitrio nel libro non è solo un tema filosofico, ma una responsabilità emotiva: come vivete voi il concetto di scelta consapevole?
Gianna – Non ho mai agito d’impulso o in modo automatico, ma sempre con la capacità di valutare ciò che stavo facendo. Eppure, la scelta consapevole non ha niente a che vedere con la responsabilità emotiva del libero arbitrio. Con esso io non solo prendo decisioni, ma prendo coscienza che non devono essere le emozioni a guidarmi, che non devo trattenerle e che la loro natura dipende solo dal punto in cui mi metto per osservare.
L’eroismo che raccontate non è grandioso, ma umile e compassionevole: è un valore che appartiene alla vostra storia personale?
Riki – Compassionevole è essere-con l’altro, vivere il suo dolore e le sue paure. L’eroe è colui che fa tutto questo senza lasciarsi devastare dalle emozioni altrui, ma traendone forza. Io non so se mi posso definire tale oppure no; certo è che lo vorrei.
