Sfida allo sbadiglio!

 Perchè sbadigliamo? Per sonno, per fatica o per fame?

Da quelli esagerati e quasi comici a quelli stanchi che arrivano, immancabili, al suono della sveglia; da quelli tenerissimi dei neonati a quelli annoiati degli studenti: gli sbadigli, si sa, sono contagiosi e quasi sicuramente, arriverai alla fine di questo articolo con una fortissima voglia di farne uno! Ma perchè sbadigliamo? Per sonno, per fatica o per fame? Sebbene tutti, ma proprio tutti sbadigliamo, sulle cause di questo riflesso non ci sono teorie condivise. Ma quali sono le più attendibili? Qual è la vera motivazione che ci spinge a sbadigliare?

Lo facciamo tutti. Dalla mattina alla sera, circa 7-8 volte al giorno. Quasi 220.000 volte nell’arco della nostra vita. Per sbadigliare non ci vuole molto: bastano solo 6 secondi! Al contrario, gli organi coinvolti che interessano l’apparato respiratorio (e non solo) sono diversi: uno sbadiglio fa dilatare faringe, laringe, torace, naso e bocca.
Questo riflesso, “condizionato” o “incondizionato” che sia, nasce con la vita. È dimostrato, infatti, che già a 11 settimane di gestazione i feti manifestino contrazioni della bocca accompagnate da un abbassamento della lingua della durata di qualche secondo. Non solo, anche gli animali sbadigliano: cani, gatti, topi, serpenti, pesci, uccelli sono in questo molto simili a noi.

Ma a che cosa serve uno sbadiglio? Che cosa succede quando sbadigliamo?
Strano a dirsi, ma un fenomeno così quotidiano e universale non è mai stato approfondito a dovere, forse anche a causa della difficoltà a poterlo riprodurre in laboratorio.

Le teorie dello sbadiglio

Alcune teorie riguardano la possibilità che lo sbadiglio sia un riflesso scatenato dagli stessi neurotrasmettitori (serotonina in primis) che, agendo a livello cerebrale, influenzino emozioni, umore, appetito ed altri aspetti della nostra vita. C’è anche chi sostiene che sbadigliare sia un modo per comunicare apatia (da qui nascerebbe la contagiosità del gesto), condividendo il comportamento e lo stato fisiologico di chi ci sta attorno. Altri ritengono che potrebbe trattarsi di un riflesso inconscio di imitazione, che sta alla base dell’apprendimento umano (come succede nell’acquisizione del linguaggio), oppure di uno strumento di comunicazione non verbale per segnalare ai membri del gruppo il proprio stato di stanchezza, sincronizzando i ritmi sonno-veglia. Eppure sbadigliare non è solo una manifestazione di noia, sonnolenza o stanchezza. Per esempio, secondo uno studio recente si tratta di un meccanismo intelligente di raffreddamento del cervello. Insomma un processo di omeostasi, che ci consente di recuperare un equilibrio fisiologico. Altri studi ne sottolineano invece la funzione rispetto ai livelli di ossigenazione del sangue in risposta ad un eccesso di anidride carbonica.

Queste ed altre teorie, sono un chiaro esempio di quanto complessi siano i meccanismi fisiologici che regolano le diverse funzioni corporee; per questo motivo, la prossima volta che vedrai qualcuno sbadigliare, molto probabilmente non lo liquiderai più come un semplice segno di stanchezza! Hai sbadigliato vero?

1. In caso di sovraccarico di lavoro, il cervello si scalda: grazie allo sbadiglio la temperatura si abbasserebbe.

2. Alcuni farmaci, come quelli per curare il Parkinson possono provocare gli sbadigli. Come accadeva a Giovanni Paolo II, che in tarda età era affetto da questo morbo.

3. C’è una connessione tra tre fenomeni: sbadiglio, orgasmo e starnuto. Tutti e tre (controllati dallo stesso nervo, il vago) producono una analoga sensazione di benessere legata a una brevissima perdita di contatto con la realtà.

4. Per molti mammiferi lo sbadiglio funziona da “sincronizzatore” dei cicli sonno/veglia della comunità. In particolare, lo sbadiglio di un maschio dominante può anche indicare al gruppo che è ora di andare a dormire.