In Salento la musica è un elemento prioritario di auto-definizione e di segmentazione dell’identità locale. La pensiola salentina sorge a sud della Puglia, in una dimensione che, da sempre, la cittadinanza locale ha percepito come distante dal resto del mondo, dai centri decisionali, dai giochi di potere. Una finibus terrae a cavallo tra due mondi, da una parte la cristianità, dall’altra l’esotismo orientale e in mezzo una terra che, per secoli, ha vissuto di agricoltura e fragilità sistemiche, invasioni e scontri, dialoghi e contaminazioni.
Fino a pochi decenni fa, l’economia locale verteva in massima parte sulla vita dei campi; le donne passavano gran parte delle ore di veglia piegate sulla schiena a raccogliere il tabacco, sottomesse all’uomo e a una logica fondata sul pudore, sulla repressione delle passioni, sul rispetto di una moralità imposta come codice comportamentale e non come figlia di una coscienza propria. La repressione del desiderio venne incanalata nel culto mitico della pizzica: le donne, morse dal ragno, entravano in contatto con lo spirito dell’aracnide, un adorcismo, non un esorcismo, in cui la pizzicata e l’insetto si armonizzavano in un sentire comune che spingeva la prima ad assecondare i ritmi imposti dal veleno della taranta e a ballare per liberarsene. Ballando, la donna sfogava le frustrazioni di una vita di rinunce, spezzava le cristallizzazioni sociali, si liberava delle imposizioni sociali; e lo faceva senza che nessuno potesse condannarla, perché vittima del ragno.
La storia della pizzica
Oggi hotel, b&b e case vacanze nel Salento sono presi d’assalto da visitatori provenienti da ogni parte del mondo; in tantissimi si danno appuntamento a Melpignano per celebrare la Notte della Taranta, il festival di world music più importante d’Europa. Ma la pizzica possiede un retaggio ben più intenso, antico ed evocativo di ciò la sua estetizzazione mondana concede di comprendere. La storia della musica salentina si lega al culto dionisiaco della trasgressione, dell’assecondamento – e mai repressione – degli istinti. Un culto che vive sottopelle ancora oggi e che, nel corso dell’ampio processo di cristianizzazione della cultura locale, venne solo parzialmente riconfigurato, conservando un’identità grigia che, sebbene sia stata sottomessa sotto la figura di San Paolo, conserva quelle tipicità culturali proprie della prospettiva pagana, basata sul sensismo e sulla liberazione dei preconcetti moraleggianti. Quella logica che oggi è sostanza più pura della pizzica e che ne dà forma e colore. Oggi come secoli fa, nonostante il suo sdoganamento, la sua trasformazione in fenomeno di massa, la sua riduzione al rango di passionale divertimento.