Mercati e borse: ecco che 2021 sarà…

Terminato il 2020, un anno da tanti punti di vista senza precedenti, nei prossimi mesi la pandemia COVID-19 continuerà a influire fortemente sui mercati finanziari e sull’economia mondiale.

Le Borse hanno accolto bene la prospettiva di un potenziale ritorno alla normalità nella seconda parte del 2021, anche se rimangono sul campo diverse problematiche legate alla tempistica per la vaccinazione di intere popolazioni. Dalle riunioni delle banche centrali di dicembre non sono emerse particolari novità se non la volontà da parte della Fed e BCE di sostenere le rispettive economie con le attuali politiche monetarie ultra-espansive. L’impatto del Covid-19 sulla società e sull’economia mondiale si farà in ogni modo sentire per diversi anni, soprattutto sul mercato del lavoro. La pandemia non ha solo causato grandi difficoltà economiche e sociali, soprattutto per le fasce più deboli e meno tutelate della popolazione, ma ha anche accelerato alcune tendenze strutturali preesistenti le cui evoluzioni sembrano irreversibili.

Il 2021 è il primo anno del decennio e coincide con il primo anno del ciclo presidenziale americano di Biden. Secondo le serie storiche analizzate in collaborazione con il centro studi di Proiezionidiborsa.it, le attese sono per un rendimento medio del -1,5% con una deviazione standard del 13,8%. Inoltre la probabilità che l’anno sia positivo è del 45,7%. Per il 2021, la probabilità di avere un crash superiore al 50% è dello 0,03% , mentre quella di avere un calo superiore al 20% è del 9%. L’area temporale nel quale dovrebbe essere fatto il massimo annuale è tra fine luglio ed il 15 agosto; Il minimo annuale dovrebbe essere nel mese di dicembre. In base alla linea previsionale tracciata, nei primi 10 giorni di febbraio dovrebbe formarsi un punto di ripartenza e questo fra alti e bassi dovrebbe portare alla formazione del massimo annuale durante la settimana del 9/15 agosto. Da quel momento in poi dovrebbe iniziare una discesa che potrebbe durare 12-18 mesi. Fermo restando le analisi sopracitate, il nostro modello gestionale prevede l’aumento o la diminuzione della parte equity e bond in base ai segnali multiday e settimanali dei nostri algoritmi e la possibilità di passare ad uno scenario risk off quindi molto difensivo , come accaduto nel 2020, qualora avessimo segnali dal Vix o dalla curva dei tassi di possibili storni decisi. I principali mercati Europei, Americani e asiatici, danno segnali rialzisti su tutti i time frame, motivo per cui potrebbero esserci rialzi in doppia cifra su tutti i listini, del 20% sul Nasdaq che potrebbe superare quota 15000 e del Nikkey che dovrebbe finalmente tornare ai suoi massimi storici segnati nel 1989. Potrebbe riservare ottime sorprese il Dow Jones, visto che ci troviamo in una fase nella quale potrebbe esserci una rotazione settoriale che favorirebbe le aziende della old economy.

1.1 EUROPA Dopo una forte ripresa dell’attività economica nel terzo trimestre, l’Europa è stata colpita da una seconda ondata di contagi che ha costretto la maggior parte dei governi a imporre nuove misure restrittive. Ciononostante il settore manifatturiero ha continuato una robusta espansione perché, a differenza della prima ondata della pandemia, le catene di approvvigionamento sono rimaste sostanzialmente inalterate. Nella seconda parte del 2021 ci aspettiamo che le economie europee riusciranno a superare la fase emergenziale della pandemia: nell’eurozona si prevede una crescita del 4,6%. Tuttavia un pieno recupero del PIL ai livelli precedenti alla pandemia probabilmente non avverrà prima del 2022. Una efficace ripresa a lungo termine dalla crisi dipenderà anche dalla capacità dei singoli governi di fare un buon utilizzo del recovery fund. Altra novità accolta particolarmente bene dai mercati è stato l’accordo raggiunto all’ultimo momento sulla Brexit tra il Regno Unito e l’Unione Europea.

1.2 USA L’economia americana, sostenuta da poderose misure monetarie e fiscali, ha continuato il suo processo di normalizzazione, riprendendosi dalla impressionante contrazione economica del 9,0% del secondo trimestre del 2020. L’economia statunitense nel terzo trimestre è infatti cresciuta del 7,4%, continuando poi il suo trend positivo anche nell’ultimo trimestre dell’anno. Il Congresso americano, dopo una lunga trattativa tra Repubblicani e Democratici, ha finalmente trovato l’accordo su un disegno di legge per nuovi stimoli fiscali governativi per un valore di $ 900 miliardi. La recente vittoria al Senato dei democratici darà sicuramente maggiore efficacia all’azione del nuovo presidente Biden. L’inflazione, pur rimanendo moderata, dovrebbe aumentare fino a superare leggermente l’obiettivo della Fed, grazie alle massicce misure di stimolo monetario e fiscale.

1.3 CINA E PAESI EMERGENTI Incredibilmente la Cina, da dove tutto è partito, sembra essere l’unico paese ad avere risolto il problema Covid e questo ha avuto ovviamente importanti benefici sulla propria economia: la Cina infatti, è stata l’unica grande economia mondiale in cui l’attività economica è salita sopra i livelli pre-pandemia e addirittura sopra quelli del 2019, registrando nel terzo trimestre 2020 un tasso di crescita del PIL del 4,9%. I paesi emergenti hanno beneficiato dell’indebolimento del dollaro americano che ha aiutato il rimbalzo dell’attività economica nel terzo e nel quarto trimestre del 2020.

2.1 AZIONI Le buone notizie sui vaccini e l’evoluzione delle elezioni presidenziali statunitensi hanno spinto nel quarto trimestre del 2020 i mercati azionari al rialzo, continuando il recupero dopo il terribile crollo avvenuto con lo scoppio della pandemia nella prima parte dell’anno. Le valutazioni sono ai massimi storici e di certo i prezzi non sono a buon mercato: i mercati in questo momento sembrano anticipare, non solo una ripresa degli utili nel 2021/2022, ma anche una normalizzazione della pandemia entro la primavera 2021. L’unico problema per gli investitori è quello capire fino a che punto queste tendenze siano già ampiamente scontate negli attuali prezzi delle azioni. Probabilmente ancora per il 2021 rientri a due cifre dei mercati azionari potrebbero rappresentare delle opportunità per aumentare l’esposizione in equity, anche per la mancanza di alternative.

2.2 REDDITO FISSO Le valutazioni del mercato obbligazionario rimangono decisamente elevate dati i rendimenti depressi. I tassi reali sono negativi in tutti i principali mercati obbligazionari, portando gli investitori internazionali a preferire asset più rischiosi. Per comprendere la situazione basti pensare che a seguito delle politiche monetarie delle banche centrali fortemente accomodanti, quasi il 30% delle obbligazioni investment-grade presenti nei mercati hanno avuto nel 2020 rendimenti negativi. Non sorprende che i tassi di insolvenza siano aumentati, soprattutto negli Stati Uniti, al livello più alto dal 2009. Le obbligazioni ad alto rendimento statunitensi, ad esempio, hanno registrato nel 2020 un tasso di insolvenza del 5,3%.

2.3 ORO E MATERIE PRIME L’oro ha concluso l’anno con un ottimo +25% e dovrebbe continuare la sua corsa sia per le politiche accomodanti della banca centrale americana che dovrebbe favorire l’inflazione, sia per la debolezza del dollaro. Potrebbe esserci molta volatilità, ma nel lungo termine potrebbe quasi raddoppiare il suo valore attuale. L’argento ha concluso con un ancora piu’ entusiasmante +48%. Il Platino ha sofferto molto durante la Pandemia e quindi potrebbe essere quello che darà maggiori soddisfazioni con la ripresa economica attesa. Il Petrolio dopo aver raggiunto livelli clamorosamente negativi, ha avuto un buon recupero e dovrebbe assestarsi sopra i 50 con la possibilità di arrivare a ridosso degli 80 dollari al barile.

2.4 VALUTE L’euro sembra essere la moneta più forte in questo momento, soprattutto contro il dollaro e lo dicono sia il trend saldamente rialzista su tutti i time frame sia il posizionamento degli istituzionali sul COT che è decisamente al rialzo. Questo movimento dovrebbe continuare anche nel 2021. In particolare l’euro potrebbe arrivare a 1,25/28 contro il dollaro come primo livello e non è da escludere, che se non cambiano gli orientamenti delle le banche centrali, possa raggiungere 1,50 nel medio/lungo periodo. Infine il Bitcoin, che sta mostrando una forza inimmaginabile dovuta anche alla recente entrata nei portafogli di importanti clienti istituzionali. Questa criptovaluta ormai viene sempre più vista come alternativa all’oro in uno scenario di possibile futura inflazione causata dalle politiche ultraespansive delle banche centrali di tutto il mondo.

ANALISI BY WWW.ACTFINANZ.COM