Molti genitori associano la mediazione familiare a un’immagine precisa: due persone sedute nella stessa stanza, con il mediatore al centro. È una modalità che continua ad avere molto senso. Negli ultimi anni, però, ho visto quanto possa essere utile poter svolgere una parte del percorso anche a distanza, soprattutto quando i chilometri, gli orari di lavoro o la gestione dei figli rendono difficile vedersi con regolarità.
Per me l’online non è una scelta di principio. Prima di tutto cerco di capire in quale contesto quella specifica famiglia riesce a lavorare meglio, con continuità e senza sovraccaricarsi.
Gli obiettivi restano gli stessi
Un percorso svolto in videochiamata ha le stesse finalità di uno in studio. Si lavora per aiutare i genitori ad affrontare i nodi della separazione e della nuova organizzazione familiare, mettendo al centro i bisogni dei figli e cercando accordi che possano funzionare nella vita di tutti i giorni.
Cambia il modo di incontrarsi. Ci si collega attraverso una piattaforma, in un orario stabilito, e si concordano fin dall’inizio alcune regole che rendono il confronto ordinato e rispettoso. Lo schermo non toglie nulla alla serietà del lavoro: ognuno deve poter esprimere il proprio punto di vista ed essere ascoltato, senza che l’incontro si trasformi in un altro terreno di scontro.
Le situazioni in cui la distanza aiuta
Mi capita spesso di proporre incontri online a genitori che, dopo la separazione, vivono in città diverse o a chi ha un ex partner che si è trasferito all’estero. In questi casi ogni appuntamento in presenza richiederebbe viaggi e organizzazione, e il percorso rischierebbe di procedere a singhiozzo.
Ma la distanza non è solo geografica. Ci sono genitori che abitano nella stessa città e hanno turni di lavoro inconciliabili, oppure impegni familiari che rendono complicato spostarsi ogni volta. Anche per loro la modalità a distanza può essere una risorsa.
Il vantaggio che noto più spesso è la continuità. Se gli incontri vengono rimandati di continuo per motivi pratici, il lavoro fatto si disperde. Poterli mantenere con regolarità fa una differenza concreta.
Il primo colloquio
Nel primo incontro ascolto la situazione e le difficoltà che i genitori stanno vivendo. Spiego come si svolge il percorso, cosa ci si può ragionevolmente aspettare e quali temi è possibile affrontare.
È anche il momento in cui valutiamo insieme se l’online sia davvero adatto. Per decidere considero quanto è acceso il conflitto, quanto i genitori riescono a comunicare in modo abbastanza ordinato e se ciascuno ha la possibilità di collegarsi da un luogo riservato. Non esiste una formula che vada bene per tutti.
Come prepararsi all’incontro
Sul piano tecnico basta poco: una buona connessione, un dispositivo con microfono e videocamera e un ambiente tranquillo.
Quello che chiedo con più attenzione è che lo spazio sia davvero riservato. Nessuno deve sentirsi ascoltato o condizionato da altre persone presenti nella stanza. Chiedo anche di non collegarsi mentre si guida, si lavora o si fanno altre cose. La mediazione richiede di essere presenti, anche quando ci si vede attraverso uno schermo.
Cosa cambia rispetto allo studio
Nella sostanza il lavoro è molto simile. Si individuano i problemi, si stabiliscono le priorità, si ragiona sulle esigenze dei figli, sui tempi e sull’organizzazione, e si costruiscono gli accordi.
La differenza principale riguarda la comunicazione. A distanza diventa ancora più importante rispettare i turni, non parlarsi sopra e dare a entrambi il tempo di esprimersi. Alcune persone trovano che lo schermo le aiuti a restare più calme, altre sentono la mancanza della presenza fisica. Per questo non vedo le due modalità in alternativa tra loro: quando serve, si possono anche combinare.
Quando preferisco vedere i genitori di persona
Ci sono casi in cui ritengo più utile incontrarsi dal vivo. Succede quando la comunicazione è particolarmente faticosa, quando la tensione rende difficile mantenere un confronto costruttivo o quando la relazione ha bisogno di una presenza più diretta.
L’online non dovrebbe mai essere scelto solo perché è più comodo. Deve avere senso rispetto agli obiettivi del percorso e alla storia della famiglia.
Genitori che vivono lontani, anche all’estero
Quando i genitori vivono a molti chilometri di distanza, le decisioni comuni restano tante: la scuola, le vacanze, la salute, le attività dei figli, i tempi di permanenza presso ciascuno. Un percorso di mediazione familiare online permette di avere un luogo condiviso in cui affrontarle, senza lasciarle a scambi di messaggi frammentati o dettati dall’urgenza.
Se uno dei due vive fuori dall’Italia bisogna tenere conto dei fusi orari e di qualche aspetto organizzativo in più, ma il senso del lavoro non cambia. Le questioni legali che coinvolgono ordinamenti di Paesi diversi restano di competenza dei professionisti del diritto. La mediazione si concentra sulla comunicazione e sugli accordi tra i genitori.
Lo schermo è solo uno strumento
Capita che “online” venga percepito come sinonimo di distaccato. Nella mia esperienza non è così: ciò che conta è la qualità dello spazio che si riesce a creare durante gli incontri. Anche a distanza si può lavorare in modo riservato, concreto e attento.
La tecnologia rende possibile l’incontro. Il cuore del percorso resta l’impegno dei genitori nel ridurre il conflitto e nel prendere decisioni che reggano nel tempo.
Domande frequenti
Un percorso di mediazione online dà gli stessi risultati di uno in studio?
Dipende molto dalla singola situazione. Se ci sono le condizioni adatte, buona parte del lavoro si può svolgere a distanza con la stessa efficacia. In altri casi è meglio incontrarsi di persona, oppure alternare le due modalità durante il percorso.
I genitori devono collegarsi dallo stesso posto?
No, ognuno può partecipare da dove si trova. L’importante è che entrambi abbiano a disposizione un ambiente riservato e possano seguire l’incontro senza interruzioni.
Cosa succede se durante la videochiamata la tensione cresce?
Il mediatore si comporta come farebbe in studio: interviene per riportare ordine nella comunicazione e, se il confronto non è più costruttivo, può sospendere l’incontro o riorganizzarlo in un altro momento.