Massimo Malvestio: banche e credito cooperativo al centro dell’intervista a “Venezie Post”

Le BCC e il credito cooperativo oggi: l’intervista di “Venezie Post” all’avvocato Massimo Malvestio, esperto di finanza e territori e autore del libro del 2006 “Credito cooperativo. Storia di uomini, bisogni e successi in Veneto”.

Massimo Malvestio

Massimo Malvestio: oggi dell’idea di banca territoriale e di mutualità all’origine delle Bcc resta molto poco

Il credito cooperativo è morto: c’è bisogno di nuove forme di mutualità. È l’avvocato Massimo Malvestio a lanciare il messaggio, intervistato sul tema da “Venezie Post”. L’attuale Presidente di Praude Asset Management Ltd aveva già esplorato il mondo delle Bcc in un suo libro pubblicato nel 2006: da allora sono trascorsi 15 anni e “di mezzo c’è stata la crisi della Lehman che ha svelato la fragilità del sistema finanziario mondiale”. Uno shock “secondo me non ancora del tutto compreso e che comunque non ha ancora finito di produrre conseguenze”: a esplodere è stata soprattutto “la produzione di regole, di controlli e di controllori” e le banche “sono passate dalle mani dei banchieri a quelle dei compliance officer e dei risk manager”. Ma cosa resta oggi dell’idea di banca territoriale e di mutualità che erano all’origine delle Bcc? Secondo Massimo Malvestio “molto poco di entrambe”: quello che oggi manca è il collegamento tra banca e territori. Basti pensare che “la Bcc di Roma è arrivata a Padova!”. E le aggregazioni avvengono in modo casuale dal punto di vista territoriale, scavalcano province e regioni: “I soci sono in molte banche molte decine di migliaia e quindi non conoscono più gli amministratori che, di fatto, vengono a controllare le assemblee che devono eleggerli”. L’unica vera caratteristica ormai rimasta è la non contendibilità e la grande difficoltà di accedere al capitale di rischio: in questo si traduce oggi la forma cooperativa secondo l’avvocato. Ma non solo: “La mutualità poi non è più compatibile con regole di vigilanza così dettagliate e diffuse che di fatto impongono un unico modello di banca, o almeno, un modello naturalmente lucrativo e non mutualistico”.

Massimo Malvestio, Presidente di Praude Asset Management Ltd: la decisione di trasferirsi a Malta

Nell’intervista pubblicata lo scorso 12 maggio Massimo Malvestio si esprime inoltre su Iccrea e Ccb e promuove l’iniziativa di microcredito sviluppata dalla diocesi di Treviso: “Spero che abbia un grande successo e che possa essere la prima tra molte”. Nel 2014 l’avvocato ha deciso di trasferirsi a Malta dove oggi, in qualità di Presidente del Comitato per gli Investimenti, guida Praude Asset Management Ltd. Nell’intervista parla anche di questa scelta: “Dopo avere fatto per trent’anni anni l’avvocato, volevo fare il gestore e forse combinare insieme le due esperienze dopo che, all’inizio della mia carriera, ero stato a un passo dal potere anche diventare agente di cambio. Mi pare che le società di gestione e i fondi siano in Irlanda, in Lussemburgo, a Londra, qualcuno anche a Malta (che ho preferito per il clima, soprattutto) e mi pare che in questi Paesi sia pieno di gestori italiani. Talvolta i più bravi gestori italiani. Un motivo ci sarà: tassazione, regolamentazione, rapporto con i regolatori? Non lo so per certo, probabilmente tutte e tre le cose insieme: i numeri sono spietati e sono di una chiarezza inequivocabile”. Massimo Malvestio continua comunque a guardare con grande attenzione all’evoluzione del modello delle Bcc e del credito mutualistico nel nostro Paese e in particolare nella regione in cui è nato: “Io ho sempre amato il Veneto, che è una terra policentrica, piena di identità e di storie di lavoro che, come raccontavo nel mio libro, si è affrancato dalla miseria anche grazie alle casse rurali banche di comunità e molte volte banche degli ultimi che riescono a diventare i primi. Ho avuto la fortuna di vivere da vicino tante belle storie, davvero entusiasmanti e così le ho raccontate. Ecco: se la Bcc Prealpi, della Marca, San Biagio, San Giorgio e diverse altre avessero potuto diventare spa, se avessero potuto raccogliere denari e crescere e mantenere integro il loro Dna, magari avrei continuato a scrivere di Bcc, storie di uomini e di imprese nei loro territori. Adesso non vedo cose altrettanto belle come le storie che ho raccontato. Adesso le storie le scrivono minuto per minuto i compliance officer e i risk manager. Non mi pare serva altro, per ora”.