Lo HRW sulla difesa dei diritti umani in Israele e Palestina

La rivista di geopolitica “Strumenti Politici” ha intervistato Omar Shakir, direttore dello Human Rights Watch (HRW) per l’area di Palestina e Israele. La sua organizzazione effettua inchieste sulle denunce di violazioni dei diritti umani in questi due Stati e poi anche in Cisgiordania e a Gaza. Il tema è tornato prepotentemente di attualità il 18 agosto con i raid israeliani compiuti contro sei organizzazioni della società civile palestinese e dopo gli arresti e gli interrogatori dei membri del personale di queste organizzazioni.

L’attacco del 18 agosto

Israele non ha presentato prove vere e proprie che giustifichino i raid del 18 agosto, ma solamente informazioni generiche che comunque sono state respinte come inconsistenti e infondate da USA, UE, e poi anche dalla CIA, dai Paesi Bassi, dall’Olanda. La giustificazione per questo genere di azioni da parte di Gerusalemme è sempre la lotta al terrorismo. Il presupposto isrealiano è che i gruppi attaccati il 18 agosto sono connessi al Fronte popolare per la liberazione della Palestina, ma di fatto Gerusalemme se la prende con chi denuncia le violazioni dei diritti umani e l’esistenza di una sorta di “apartheid” israeliano. Nel caso della HRW così come di Amnesty International o di altri enti di difesa dei diritti umani, il governo israeliano ha sempre messo ostacoli e difficoltà per diminuire e bloccare la loro opera.

Israele non riconosce lo Statuto della Corte Penale Internazionale (CPI)

La denuncia di Shakir è pesante: Israele avrebbe sistematicamente reso difficile se non impossibile imputare delle responsabilità sulle sue autorità a proposito delle violazioni dei diritti umani. Lo fa inquinando le indagini, permettendo l’impunità a coloro che commettono abusi anche gravi sui palestinesi, e non ratificando lo Statuto di Roma sulla Corte Penale Internazionale. La CPI ha comunque aperto un’inchiesta sui crimini commessi in Palestina e ciò rappresenta già qualcosa di significativo per dare giustizia a chi da decenni sta soffrendo nel silenzio delle autorità. Una commissione di inchiesta presso l’ONU sta comunque indagando su alcune violazioni dei diritti umani effettuate nei territori palestinesi da Israele. Inoltre in teoria, considerata la gravità di questi crimini contro l’umanità, ai sensi del diritto internazionale i tribunali di vari Paesi potrebbero essi stessi aprire un’indagine e perseguire i colpevoli. Shakir dice che esiste un movimento che vuole giustizia e che quindi non smette di sfidare la volontà politica degli Stati che potrebbero applicare al caso Israele-Palestina i medesimi standard applicati in situazioni del genere.

L’effetto mancato degli accordi di Abramo

Gli accordi di Abramo tra Israele e Stati arabi non hanno sortito effetti positivi per quanto riguarda l’effettivo rispetto dei diritti umani. Anzi, ultimamente vi sono state a Gaza nuove ondate di scontri armati e vi è stata l’ennesima espansione degli insediamenti dei coloni, con una cifra record di abbattimenti delle case che intralciavano il piano. aumentando la violenza dei coloni. Come si vede, gli abusi continuano nonostante certi Paesi dicano che i passi decisi siano stati una maniera di migliorare la situazione dei palestinesi: in realtà questi ultimi sono ancora vittime di persecuzioni israeliane e apartheid. I suddetti Paesi dovrebbe invece assicurarsi di non essere complici di fatto in questi crimini e quindi rivedere tutte le forme di impegno bilaterale con Israele.
Fonte: https://strumentipolitici.it/gli-stati-europei-non-siano-complici-del-governo-israeliano-in-crimini-contro-lumanita-conversazione-con-omar-shakir/