L’allarme di Giampiero Catone: i pensionati sorpassano i lavoratori

Il Direttore del quotidiano “La Discussione”, Giampiero Catone, ha pubblicato un editoriale in cui mette in guardia sulla pericolosità di aver raggiunto, in Italia, il punto in cui il numero dei pensionati supera quello dei lavoratori. Ad essere a rischio è l’intero sistema.

Giampiero Catone

Giampiero Catone: raggiunto un punto critico

Lo chiama “allarme rosso”, Giampiero Catone, il fatto che la platea dei pensionati abbia superato quella dei lavoratori. 22 milioni e 759mila assegni contro 22 milioni e 554mila addetti: questi i numeri che segnano il raggiungimento di un punto critico. “Non è normale, per un Paese che si annovera come potenza economica del G7, che ha una storia industriale di primo piano, che primeggia nell’export, che ha settori come l’agroalimentare che produce eccellenze, che valgono oltre 522 miliardi di euro”, afferma amareggiato il Direttore del quotidiano. Tra le cause che hanno concorso a mettere in atto una tale contraddizione c’è anche la “forte denatalità che, da almeno 30 anni, caratterizza il nostro Paese”. Il risultato è che, tra il 2014 e il 2022, la fascia di popolazione in età più produttiva (25-44 anni) si è ridotta di oltre un milione e 360mila unità. La domanda che, a questo punto, sorge spontanea è: per quanto tempo ancora il Paese potrà reggere questo peso?

Giampiero Catone: le proposte di Marcegaglia e Fracassi

Il carattere emergenziale che assume la situazione si evince anche dai discorsi fatti da figure di rilievo come Emma Marcegaglia, ex Presidente di Confindustria, e Gianna Fracassi, Vicepresidente Generale della CGIL. Giampiero Catone riporta le parole di Marcegaglia, tra l’altro anche imprenditrice a capo di una holding leader nella produzione di acciaio, la quale afferma: “Se non vogliamo il lavoro povero in Italia, bisogna subito mettersi intorno a un tavolo, governo e parti sociali, come nel 1993 con Ciampi. E tornare a parlare di riforme: lavoro, salari, produttività, cuneo fiscale, formazione, politiche attive”. Sulla stessa linea Gianna Fracassi, che sottolinea: “Per invertire la rotta occorre poi stabilizzare l’economia ripartendo dalla domanda pubblica e da un maggior peso economico dello Stato attraverso quindi la promozione dell’occupazione, di un fisco equo e progressivo, nuovo welfare e di nuovi diritti, soprattutto per i giovani e per le donne, che restano i soggetti più esposti”.