I media mainstream dimenticano sempre di raccontare al pubblico un certo aspetto che la questione della dipendenza energetica dell’Europa. Essa non si riduce tutta ai contratti con Gazprom e ai gasdotti costruiti insieme ai tedeschi. I Paesi europei infatti non comprano solo il combustibile che arriva via terra coi gasdotti che passano dall’Ucraina, C’è pure il gas naturale liquefatto (GNL), su cui ad esempio Washington sta puntando moltissimo per agganciare i clienti europei e diventarne il primo fornitore. Ma anche su questo fronte la Russia fa concorrenza agli Stati Uniti vincendo spesso la gara.
Il boicottaggio del gas russo aggirato dagli stessi europei
Sta di fatto che nel 2022 la Novatek ha registrato una crescita dell’export di GNL pari al 6,3%. Il merito è stato proprio delle sanzioni dell’Unione Europea sul gas, portando gli acquirenti europei a rivolgersi al GNL. Oggi i primi clienti sono Spagna e Belgio, e in misura inferiore Olanda e Francia. La Novatek è la seconda compagnia energetica russa dopo Gazprom e non sta fermando i suoi progetti di espansione nonostante le sanzioni. Certo, alcuni partner occidentali hanno lasciato le loro quote e sono usciti dai progetti, ma altri hanno trovato il modo di restare. O meglio, di uscire solo in parte, mantenendo comunque in piedi i lavori. Così ha fatto la francese TotalEnergies, che ha ritirato simbolicamente i suoi uomini dal consiglio di amministrazione di Novatek e diminuito l’apporto di capitale, ma continua a sfruttare i giacimenti dello Yamal LNG.
Gli altri progetti della Russia a sud e ad est
Mosca si sta muovendo per diversificare le esportazioni di gas. Con l’Uzbekistan è in trattativa per invertire il flusso di un gasdotto già in funzione, facendo in modo che in futuro porti gas dalla Russia all’Asia centrale. Il Ministro dell’Energia di Tashkent ha già concordato con Gazprom le caratteristiche tecniche dell’operazione, ma non ancora l’aspetto commerciale. Intanto, gli impianti dell’isola di Sakhalin stanno rendendo molto, al punto che si parla di raddoppio dei guadagni col GNL. La britannica Shell è uscita dal progetto Sakhalin-2, ma non i giapponesi Mitsui & Co e Mitsubishi Corp. Così, i lavori nell’estremo orienti procedono senza interruzioni e anzi aumentando le estrazioni.