INTERVISTA- “Dory”, la carezza musicale di Beata La Noia

Il nuovo singolo di Beata La Noia nasce da una storia vera, quella di una trovatella che da sofferenza è rinata alla vita grazie all’affetto. Tra sonorità pop e un messaggio profondo, l’artista racconta come la musica possa diventare voce per chi non può difendersi.

A-lex, è un piacere averti qui. Come hai scelto il titolo del tuo nuovo brano “Dory”?

Un saluto a tutte e tutti, piacere mio esse qui con voi. Molto semplice e forse molto banale. È il nome della cagnolina, un po’ cresciuta in realtà, della mia compagna, Dory appunto, assoluta protagonista della canzone e del video ufficiale.

C’è un verso del brano che vorresti portare all’attenzione del pubblico? Se sì, perché?

Ce ne sono tanti che meriterebbero una menzione, ma uno di quelli più significativi e che preferire passasse è: “ sarà solo un errore, di valutazione, ma non c’è spiegazione per chi ti ha ridotto così.” È la scusa tipica di chi arriva ad abbandonare degli animali domestici. Il fatto che quando poi crescono superando le aspettative di chi aveva preso il cucciolo e diventando “un problema”, questo porta alla fine ad un abbandono. Credo che prima di arrivare a tale gesto bestiale ci siano vari modi per poter risolvere la situazione, come affidarsi ai volontari dei vari centri che esistono in tutta Italia. Essendoci tanti metodi chi arriva a fare un gesto tale, molte volte condannando il cucciolo a sofferenze evitabili se non condizioni peggiori, per me non ha una spiegazione logica e andrebbe solo ed esclusivamente denunciato e punito.

Da dove nasce la tua passione per la musica?

Nasce da più a lungo di quanto ricordi e probabilmente un amore innato. Già da piccolo con le cuffiette alle orecchie, ci sono video in cui mi cimento con una batteria fatta di secchielli e palette al mare, ero molto piccolo. Il primo ricordo però più vicino, da cui penso sia partito tutto, include una vecchia chitarra acustica di mio zio, un video di Vasco Rossi col chitarrista che faceva un solo e io e che facevo finta di imitarlo. Lì è iniziato tutto.

Il testo utilizza volutamente l’imperfetto come tempo narrativo. Qual è il significato simbolico di questa scelta stilistica?

Risposta molto semplice anche se un po’ brutale. Ho scelto l’imperfetto per poter rendere la canzone attuale e vera per l’eternità. Un giorno, il più lontano possibile, quando Dory purtroppo non ci sarà più, rimarrà eternamente impressa nella canzone. Oltre al fatto che il presente non avrebbe funzionato per la canzone, risentirla in futuro potrebbe generare un senso di malinconia e tristezza. Ho preferito evitare adottando l’imperfetto.

È stato un piacere essere qui con voi, vi aspetto sui miei canali e alle prossime.