Il mondo dopo il Coronavirus: il “Corriere della Sera” intervista l’AD di Eni Claudio Descalzi

Il valore della sostenibilità come chiave per la ripresa: l’AD di Eni Claudio Descalzi ne parla al “Corriere della Sera” analizzando l’impatto dell’emergenza Coronavirus sul Gruppo.

Claudio Descalzi, AD Eni

Coronavirus, Eni nel post-emergenza: il “Corriere della Sera” intervista l’AD Claudio Descalzi

“Senza flessibilità crisi drammatiche come il Covid-19 non potrebbero essere superate”: Eni lo sa bene, come sottolinea l’Amministratore Delegato Claudio Descalzi in un’intervista al “Corriere della Sera”. “Gli ultimi dieci anni non sono stati facili ma siamo stati capaci di reagire. Ci paiono lontane e persino semplici la doppia crisi del 2008 e del 2010 e le recessioni conseguenti. Uscirne non sarà semplice, ma nulla lo è stato ultimamente” spiega l’AD ripercorrendo le settimane più critiche dell’emergenza: “Il numero di morti dovuti al Covid-19, la violenza con la quale la pandemia si è abbattuta sulle comunità è stata tale da togliere il respiro. Nonostante questo mi sento di dire che abbiamo in noi come cittadini, come imprese, come Paese la forza necessaria per superare questo momento. Anche perché mai come oggi abbiamo Europa e Italia convinti che questa crisi non vada sprecata”. Il Covid-19, evidenzia inoltre l’AD di Eni, ci ha insegnato quanto i piccoli gesti di ognuno siano importanti: “E in Italia ci siamo comportati decisamente bene, dai medici alle autorità, dai cittadini alle imprese. In una grande azienda tutto è fatto di piccoli comportamenti ma tutto deve essere programmato”. Reagire per Claudio Descalzi significa non lasciare indietro nessuno, cogliendo le opportunità che i momenti difficili possono offrire. Non serve accontentarsi di soluzioni che, per quanto paghino nell’immediato, non aprono a prospettive a lungo termine. Il cambiamento piuttosto va accompagnato, incentivandolo. E che Eni ne sia capace lo dice anche il percorso verso la sostenibilità intrapreso da tempo: “È una transizione iniziata nel 2014 e che in queste settimane ci porterà a essere una compagnia unica nel panorama mondiale”.

Claudio Descalzi al “Corriere della Sera”: ripartire dalla sostenibilità e dalle persone, la formula Eni

“Il prezzo in vite umane che stiamo pagando è elevatissimo. E a loro dobbiamo anche il fatto di dover spingere la ripresa. Evitare la crisi economica e sociale” sottolinea Claudio Descalzi nell’intervista. I segnali sono incoraggianti: “Pensavamo che il risveglio dell’economia arrivasse a fine giugno, già adesso vediamo una confortante ripresa. Il prezzo del petrolio attorno ai 40 dollari al barile è un indicatore”. Un livello che però fa seguito ai minimi da 19 dollari: “Non sbagliavamo quando nel 2014 decidemmo di cambiare strategia puntando ad attutire il più possibile gli effetti della volatilità, del su e giù dei prezzi. Perché l’energia per un Paese come il nostro ma anche per l’Europa è al cuore dell’economia”. Intuizioni che nel tempo si sono rivelate vincenti, così come la scelta di puntare sulla sostenibilità: Eni è l’unico “ad aver avviato una trasformazione così radicale. E possiamo farlo perché abbiamo iniziato nel 2014 quando nel discorso di Natale ai dipendenti lanciai la prima onda di cambiamento sulle tematiche verdi che è significato 4 miliardi di investimenti negli ultimi sei anni”. Oggi la sostenibilità aiuterà la ripresa: Claudio Descalzi ne è certo. E il Gruppo è pronto ad affrontare le nuove sfide che l’emergenza gli pone davanti accelerando su transizione energetica e decarbonizzazione, anche grazie alla creazione di due nuove divisioni: “La prima, natural resources, si occuperà di rendere sempre più sostenibile il portafoglio di gas e petrolio, dell’efficienza energetica e delle tecnologie per la cattura e rimozione della C02. La seconda: energy evolution, che sarà quella più vicina ai clienti, la rete che si occuperà di trasformazione e vendita di prodotti sempre più bio, blu e green. Prodotti per un mercato europeo e mondiale ma anche destinati a rendere l’Italia sempre più autonoma e indipendente dall’estero”. E i dipendenti, anche in questo nuovo riassetto, continueranno ad essere al centro: “Sono le competenze, i saperi, le conoscenze attuali e da creare, in poche parole le persone che fanno l’Eni. Sono loro che hanno reso possibile il cambiamento. E noi non vogliamo rinunciarci”.