Il difficile semestre UE di Praga

Per l’Europa, ma in realtà per il mondo intero, il momento storico è estremamente delicato e potenzialmente foriero di conseguenze a lungo termine. Ma nel breve termine vi sono problemi da risolvere e non più rimandabili: il compito gravoso di gestire questa fase nell’ambito dell’Unione Europea spetta alla Repubblica Ceca, il cui semestre di presidenza inizierà il 1° luglio. Crisi energetica, crisi dei prezzi, crisi dei migranti e dei rifugiati dall’Ucraina: tutte tematiche urgenti e difficili, su cui l’opinione pubblica si divide internamente e lo scontro può essere anche fra i Paesi membri della UE. La stessa Repubblica Ceca deve affrontare in questo senso delle critiche pesanti da esponenti politici del panorama interno.

I problemi del prossimo semestre UE

Parigi passerà a breve il testimone a Praga per il semestre di presidenza fra i più complicati che si ricordino: dovrà infatti mediare e tentare di conciliare le posizioni dei Paesi membri sui temi che premono di più, a partire dal sostegno finanziario, politico e militare all’Ucraina. Sembra si sia trovata l’unanimità all’ingresso di Kiev nella UE, ma il processo di adesione è solo all’inizio e per restare in sella Zelensky continua ad aver bisogno di armi, miliardi e appoggio incondizionato. Non tutti i governi possono o vogliono dare ciò che chiede. Come trovare poi fornitori di gas alternativi alla Russia senza compromettere il funzionamento delle economie dei Paesi europei? L’inflazione incombe, i prezzi dei prodotti alimentari aumentano: i cittadini potrebbero presto stancarsi della situazione.

Il programma della Repubblica Ceca

Lo slogan che Praga ha scelto per dare la linea del suo semestre è stato preso da un discorso del suo primo presidente Vaclav Havel, tenuto nel 1996: “L’Europa come compito: ripensare, ricostruire, ripotenziare”. La maggioranza che regge il governo attuale però è fatta anche da euroscettici: come comporre certi potenziali dissidi interni? È solo un altro dei problemi del premier Petr Fiala, già accusato di non aver preparato bene il semestre di presidenza perché troppo impegnato nella politica nazionale. Il ministro per gli Affari Europei Mikulas Bek sostiene che la guerra in Ucraina è l’istanza che riunisce in sé tutti le altre questioni: quella energetica, quella militare della difesa europea, quella dei valori europei tanto sbandierati ma non si sa quanto effettivamente applicati in Ucraina e negli altri Paesi membri.

Le accuse di discriminazione

Proprio sul tema dei valori democratici e ugualitari il governo di Fiala deve vedersela contro i rappresentanti delle minoranze. L’accusa si riferisce a coloro che sono fuggiti dalla guerra in Ucraina ma non hanno il passaporto ucraino oppure appartengono a minoranze etniche: essi verrebbero trattati peggio di coloro che sono ucraini a tutti gli effetti e anzi in taluni casi verrebbero trattati male o le autorità cercano di espellerli dal territorio della Repubblica Ceca. E intanto il sindaco di Praga ha chiuso il centro di accoglienza: sovraffollato, costoso, il sindaco Hrib chiede al governo di fare qualcosa, di redistribuire i rifugiati in altre regioni del Paese. Inoltre pone la questione su chi vorrà accollarsi la responsabilità finanziaria e politica di continuare a mantenerli dando loro sussidi e agevolazioni come da tre mesi a questa parte.

Fonte: https://strumentipolitici.it/praga-chiude-il-centro-accoglienza-per-ucraini-critiche-sul-trattamento-delle-altre-nazionalita/