I Verdi tedeschi usano il carbone nero e pure quello bruno

La Germania sta giocoforza modificando i suoi programmi di transizione ecologica: dall’annunciato abbandono dell’elettricità derivante dal carbon fossile sta passando proprio alla riapertura delle centrali a carbone, comprese quelle a lignite (o carbone bruno) altamente inquinanti e che richiedono un grande dispendio idrico. Ma Berlino non può fare diversamente, specialmente ora che un eventuale avvio del Nord Stream è rimandato a tempo indeterminato a causa del “misterioso incidente” di cui è sospettata Washington.

Le promesse elettorali dei Verdi

Alle elezioni del settembre 2021 i Verdi hanno ottenuto un eccellente risultato, risultando la terza forza della Germania e piazzando i due suoi leader in posti chiave dell’attuale governo: Annalena Baerbock è diventata ministra degli Esteri e Robert Habeck è diventato ministro dell’Economia e della Protezione climatica, oltre che vicencancelliere. Ma proprio quando gli ambientalisti sono giunti a tali posizioni di potere, ecco che hanno dovuto accettare scelte in totale contraddizione con le loro promesse elettorali. Il Partito Verde Europeo addirittura descriveva la Baerbock come “l’ultima chance” per intraprendere una forte azione di contrasto al cambiamento climatico. Chissà cosa ne pensano gli elettori: forse non la condannano, perché l’alternativa è restare al freddo e chiudere le aziende alle quali manca l’energia.

Il governo si dichiara fiducioso, ma c’è il rischio blackout

Le prospettive sono tali da dover riaprire le centrali a carbone e puntare con decisione sul nucleare, ma il cancelliere Scholz dice che sono misure temporanee che dureranno poco e che non intaccano assolutamente gli obiettivi climatici già fissati. Il ministro verde Habeck, poi, afferma che i depositi di combustibile sono pieni all’86% e che la Germania potrà quindi passare un inverno tranquillo. Eppure esiste il rischio che si verifichino cosiddetti “colli di bottiglia” nelle reti elettriche dei Paesi vicini, il che provocherebbe un deficit di energia nella rete tedesca che potrebbe causare dei blackout nel Paese.

Senza le fonti energetiche russe tutto costa di più

La Germania ha investito moltissimo a livello finanziario e di immagine nei gasdotti Nord Stream, posati in cooperazione con il gigante energetico russo Gazprom. Oggi, l’immagine dell’ex cancelliere Gerhard Schröder, che ha propiziato l’opera, è quasi rovinata, e quella di Angela Merkel, che ha cercato di salvarla, sta vacillando. E sono rovinate pure le tubature, fatte saltare con un sabotaggio i cui indizi portano tutti all’amministrazione Biden, che aveva apertamente osteggiato il Nord Stream. Dunque, oggi Berlino non potrebbe approvvigionarsi di gas russo nemmeno volendo, e pure il carbone russo le è interdetto dalle sanzioni della UE. Così deve acquistarlo altrove, in Australia ad esempio, oppure in Sudafrica, ma i costi logistici di importazione fanno salire moltissimo il prezzo finale, che grava come sempre sui cittadini. E ai tedeschi mancano pure gli specialisti per operare le centrali, perché costoro si sono già reimpiegati in altre aziende una volta che gli impianti a carbone erano entrati in fase di chiusura.

FONTE: https://strumentipolitici.it/germania-dalle-promesse3-green-al-nero-delle-centrali-a-carbone/