I piani di Gruppo Danieli tra Ilva e Abs: il focus di “Affari & Finanza”

Leader nella costruzione di impianti siderurgici con tecnologie green, Gruppo Danieli guarda oggi al rilancio dell’Ilva e punta inoltre a raddoppiare i ricavi della sua controllata Abs nel settore della produzione.

Gruppo Danieli

“Affari & Finanza”: i traguardi green di Gruppo Danieli e la vision del Presidente Gianpietro Benedetti

“In piena umiltà, dico che siamo gli unici a interpretare la nuova generazione di acciaieria che declina il concetto green steel. Siamo fiduciosi, la prospettiva è buona anzi challenging”: già leader nella costruzione di impianti siderurgici con tecnologie green, ora Gruppo Danieli è intenzionato ad “aumentare ulteriormente la nostra quota di mercato, evolvendo i nostri pacchetti green e essendo ancora più potenti nella robotizzazione degli impianti siderurgici 4.0”. Lo ha sottolineato il Presidente Gianpietro Benedetti ad “Affari & Finanza”, inserto de “La Repubblica”: l’articolo pubblicato lo scorso 12 aprile ripercorre la crescita di Danieli & C. Officine Meccaniche SpA, focalizzandosi sugli investimenti in innovazione tecnologica e ricerca, sempre più declinate in ottica green: “Negli anni Ottanta l’azienda friulana era a malapena tra i primi venti impiantisti siderurgici mondiali, oggi resta in campo da sola con la tedesca Sms e la giapponese Pmt Technologies”. Ma “saremmo ciechi se non vedessimo l’avanzata terrificante dei cinesi, con costi del 45% inferiori ai nostri”, come ha spiegato il Presidente. “Stiamo affermando le nostre tecnologie, esito di idee e di sperimentazioni al centro ricerche e messe a punto che arrivano sul mercato dopo 5-10 anni”: la sfida quindi per Gruppo Danieli è riuscire a mantenere il vantaggio temporale. Basti pensare che il prototipo delle mini acciaierie battezzate Mida Hybrid risale a metà anni Novanta, quando di sostenibilità ancora non se ne parlava molto: oggi Danieli & C. Officine Meccaniche SpA è front runner di questa tecnologia, modello di economia circolare, fondata sui forni elettrici. Niente carbone, niente emissioni di CO2, come si legge nell’articolo: “Il concetto di acciaieria green parte dall’utilizzo di rottame ferroso (solo in Europa 100 milioni di tonnellate l’anno). Dal forno elettrico di ultima generazione esce una colata continua con velocità di produzione tre volte la tradizionale, che va direttamente al laminatoio. La tecnologia “digital melter” elimina inoltre il trasformatore e permette di alimentare l’impianto anche con linee elettriche non potenti, anche con pannelli solari o una piccola centrale a gas (e in prospettiva a idrogeno)”.

Gruppo Danieli: i progetti su Abs e l’accordo con Saipem e Leonardo per l’Ilva di Taranto

Danieli distribuisce il 10% degli utili, con naturale infelicità degli azionisti, il resto va a riserva e investimenti. La felicità per me sta in cash flow e net cash, che oggi vale 900 milioni. Nel ’76 il debito netto era uguale al fatturato e 10 volte l’Ebitda”: la crescita del Gruppo è anche nei bilanci, come ha rimarcato nell’intervista Gianpietro Benedetti. Il Presidente ha parlato inoltre del processo di internazionalizzazione iniziato oltre vent’anni fa: oggi le tre maggiori fabbriche sono in India, Cina, Thailandia ma Danieli & C. Officine Meccaniche SpA è presente anche in Russia, Germania, Usa, Brasile e Svezia. Numerose anche le acquisizioni: le svedesi Morgan e Sund, l’olandese Corus, la statunitense Weand United, la inglese Recycling, la genovese Tele Robot e la torinese Fata Hunter, attiva nell’ambito dell’energia solare. “Oggi siamo self standing, se ci fossero aziende leaders le acquisiremmo per aumentare il pacchetto culturale del gruppo”, ha sottolineato in merito il Presidente Gianpietro Benedetti: “Non abbiamo nulla in vista, purtroppo. Ma Abs punta a acquisizioni su scala europea, tra i maggiori operatori negli acciai speciali. Da cenerentola ne vogliamo fare una principessa”. Sull’Ilva invece, sono sei anni che il Gruppo Danieli presenta progetti per la riconversione: nel 2030 infatti l’imposizione fiscale sarà raddoppiata e dunque l’impianto a carbone non sarà più competitivo. Il forno di Taranto, con il suo ciclo integrale a carbone, ha emissioni tali da finire fuori mercato: “Adesso siamo in campo con Leonardo e Saipem, con investimenti per 6 miliardi. Con l’idrogeno di Saipem arriveremo a zero emissioni a fine revamping, con la nostra tecnologia avremo tre step, uno ogni 2-3 anni, e già dal primo con il forno elettrico ridurremo il 30-40% delle emissioni. Avremo metà della CO2 di uno stabilimento simile in Austria, a Linz, dove nessuno pensa di chiudere l’impianto ma di migliorarlo ogni anno”.