Disinfettanti, attenzione alle etichette ingannevoli

“Fatta la legge, trovato l’inganno,” dice un vecchio adagio, tornato di grande attualità in occasione della pandemia di COVID-19 che ci tiene prigionieri ormai da più di un anno. Oltre al grande “business” delle mascherine chirurgiche, che ha arricchito molti (e non sempre in maniera lecita), anche altri prodotti molto richiesti sono stati oggetto di truffe ed omissioni.

In diverse regioni d’Italia, ad esempio, la Guardia di Finanza ha sequestrato nell’ultimo anno migliaia di prodotti etichettati in maniera ingannevole, tale da indurre il consumatore ad attribuire proprietà in realtà assenti. Si è trattato principalmente di gel igienizzanti per le mani, la cui etichettatura vantava proprietà disinfettanti, non riflesse nelle composizione del prodotto.

La maggior parte di questi prodotti non aveva infatti ricevuto l’autorizzazione dal Ministero della Salute, come previsto dalla normativa in vigore; non erano dunque autorizzati come Presidi Medico Chirurgici, o PMC, il solo tipo di prodotto che può vantare in etichetta di essere attivo nei confronti dei virus.

Come è possibile “falsificare” un PMC?

Va detto che molti dei prodotti spacciati per disinfettanti contengono spesso i medesimi principi attivi (essenzialmente alcol), ma in una percentuale assai inferiore a quella necessaria a garantirne l’efficacia. Basta quindi includere una dicitura vaga per poter essere credibili, senza contare che spesso il consumatore non sa o non ricorda con esattezza i dati necessari a tutelare la propria sicurezza. Basta, insomma, riportare il simbolo della percentuale, per poter accalappiare chi è disattento o sprovveduto.

Bisogna poi sottolineare che la “falsificazione” è ormai un’arte, che raggiunge vette di finezza tali da riuscire a eludere anche i consumatori più attenti. L’inclusione di pittogrammi, come la tipica croce rossa frequentemente riportata nelle etichette dei PMC, o immagini del virus “sbarrati”, sono tutti trucchetti, solo apparentemente innocenti, che possono far cadere nella rete più di un utilizzatore.

Farla franca, nella giungla mediatica che ha accompagnato gli esordi della pandemia, è stato facile, ma fortunatamente i controlli non hanno tardato ad arrivare, così come la diffusione di informazioni mirate a istruire i consumatori su come scegliere i prodotti per la disinfezione.

Se un prodotto è un PMC, deve riportare in etichetta il numero di autorizzazione rilasciato dal Ministero della Salute. Non si tratta solo di un obbligo: i produttori hanno infatti tutto l’interesse a segnalare che i loro prodotti sono stati testati per dimostrarne le effettive proprietà disinfettanti e pubblicizzare che tali test sono stati riconosciuti come validi da un’autorità.

I prodotti privi della dicitura “presidio medico chirurgico reg. ministero della salute n°.” non possono dimostrare la propria efficacia e possono essere al massimo igienizzanti o detergenti. Chi prova a spacciarli come tali rischia il carcere e pesanti multe. Purtroppo non esiste una banca dati o un elenco di PMC da poter consultare per accertarsi della validità del prodotto; al consumatore non resta che leggere con attenzione l’etichetta, verificando il numero di registrazione, la composizione e le percentuali di principio attivo.