Crisi energetica, il vero disastro è la nostra dipendenza dall’estero

Nelle ultime settimane è deflagrata una crisi energetica pesantissima, che rischia di far naufragare la ripresa economica post-Covid. I prezzi dell’energia infatti sono arrivati alle stelle e le scorte non bastano più. E senza energia l’industria non può produrre come dovrebbe e come potrebbe (visto la’umento della domanda).

Una durissima crisi energetica

crisi energeticaLe notizie recenti non sono confortanti, perché la Russia sta centellinando le forniture di gas naturale, mentre dalla Bielorussia arrivano miancce di blocco al gasdotto che arriva in Germania. Anche dall’Africa arrivano dei tagli alle forniture, mentre qui in Europa le scorte di gas sono ridotte al minimo.
E tutto questo succede mentre ci stiamo incamminando verso l’inverno, che come se non bastasse si preannuncia pure tra i più freddi degli ultimi anni. Insomma la crisi energetica potrebbe acuirsi.

Le origini attuali…

La situazione è quindi difficilissima, mentre non lo è capire dove siano nati i problemi.
Il Covid ha agito da una parte in modo diretto, perché ha provocato i lockdown e diverse chiusure e difficoltà di distribuzione. Ha agito anche in modo indiretto, perché quando è partita la ripresa la domanda è schizzata alle stelle, spingendo così pure i prezzi. Abbiamo così compreso sulla nostra pelle che cos’è la volatilità e quanto alta possa diventare in certe situazioni.

I prezzi del gas in Europa, dopo essere un po’ scesi, si sono stabilizzati verso gli 85 euro per megawattora. A ottobre erano arrivati addirittura a 116,2 euro.
Il petrolio aveva sfondato il muro degli 85 dollari al barile, e solo di recente è sceso verso i 75-78.
Con dei numeri così, la crisi energetica era inevitabile.

… e quelle sistemiche

Al di là dei fattori scatenanti, bisogna capire che dietro la crisi energetica c’è un difetto sistemico di approviggionamento, che solo in parte si spiega con la transizione energetica in corso.
E allora è giusto indagare da dove arriva l’energia che consumiamo in Italia, per riscaldare le nostre abitazioni e per far funzionare il nostro sistema industriale?

L’eccesso di dipendenza dall’estero

Circa il 74% dell’energia che consumiamo, è frutto di altri Paesi. E quando non sei tu il market maker, finisci per subire le decisioni altrui. Anche sui prezzi.
Ci occorrerebbero 143,5 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Per soddisfare questo fabbisogno sfruttiamo per il 40% il gas naturale, per il 33% il petrolio e solo per il 20% le fonti energetiche rinnovabili. (dati 2020 del Ministero della Transizione Ecologica).
In sostanza, la maggior parte della nostra energia è da gas naturale. Cosa grave, quasi tutti importati, visto che soltanto il 7% è made in Italy.

La nostra catastrofica dipendenza dall’estero si indirizza anzitutto verso la Russia, che ci fornisce di oltre la metà del nostro fabbisogno di gas naturale. Seguono Algeria e poi Olanda e Norvegia. In misura minore (meno del 10%) la Libia.
Riguardo al petrolio invece, la nostra dipendenza è più diversificata. Riceviamo infatti il greggio da oltre una decina di paesi. L’Azerbaijan e l’Iraq fanno la parte maggiore, subito dietro ci sono Arabia Saudita, ancora la Russia e il Kazakistan, qualcosa di meno la Nigeria e poi altre fornitura minori.