Crediti deteriorati, per le Banche europee è in arrivo un’ondata di Npl

Le banche europee sembra abbiamo retto tutto sommato bene all’urto del Covid. Nonostante questo, i pericoli sono tutt’altro che finiti. La fine del sostegno economico e delle misure a tutela del lavoro, faranno infatti progressivamente emergere un bel problema, quello dei crediti deteriorati.
Le aziende infatti, senza il sostegno della stampella di Stato, avranno sempre più problemi di liquidità.

Torna l’incubo dei crediti deteriorati

crediti bancheGli NPL (non performing loans) sono stati un tema caldissimo dopo la crisi del 2008. Nella pancia delle banche c’erano miliardi di crediti deteriorati che sono stati ripuliti piano piano, con un processo faticoso e costoso. In realtà questa opera di pulizia non ha riguardato proprio tutti, atteso che il colosso del Dax Deutsche Bank aveva ben 27 bilioni di euro di esposizione in derivati, che in buona parte ancora sono lì (e la UE non fa una piega).
Il Covid potrebbe riproporre quello scenario, visto che tra la fine del 2021 e il 2022 si prevede un flusso di Npl in tutto il Vecchio Continente. Le stime parlano di circa 900-1.200 miliardi di euro.

Anche l’Italia è a rischio

Grazie proprio al lavoro di consolidamento fatto negli anni passati, sarà possibile gestire la situazione in modo meno traumatico che in passato. Tuttavia, per le banche europee bisognerà rivedere il modello attuale di business e cercare la redditività in nuovi segmenti o con nuove formule.
Il problema dei crediti deteriorati toccherà in modo pesante anche l’Italia, dove è storicamente correlato alla decrescita del Pil.

Altri problemi, forse più gravi

Ma sugli istituti di credito non pende soltanto la spada di Damocle dei crediti deteriorati. Sono anni infatti che le banche devono fronteggiare il problema del basso rendimento del capitale (il Roe è calato anche nel 2020),  del relative volatility index molto elevato e del cost-income ratio fermo sul 66%.

Numeri dietro ai quali ci sono diversi problemi. A cominciare dallo scarso approccio digitale delle banche tradizionali, per continuare con l’eccessivo peso delle entrate tradizionali, come prestiti e commissioni da depositi. Occorre esplorare nuove aree di redditività. Ma pure il fronte dei costi evidenzia dei problemi, che nel lungo periodo sono poco sostenibili.
in questo senso, il consolidamento del settore bancario andrebbe accelerato perché le sfide si affrontano meglio se si è grandi piuttosto che piccoli (specie in confronto ai colossi europei).