Banche italiane da brutto anatroccolo a fattore di forza, lo dice S&P

Fino a qualche anno fa le banche italiane erano nell’occhio del ciclone a causa dei pesantissimi squilibri nella qualità dei loro asset.
Adesso, malgrado il rating sia ancora modesto (BBB/A-2), l’agenzia di rating S&P esprime giudizi positivi sui nostri istituti.

La sfida vinta dalle nostre banche

bancheMolti avranno sentito parlare dei Non Performing Loans, ossia i crediti deteriorati. In pratica sono quei finanziamenti che le banche hanno concesso a privati e (soprattutto) imprese, ma che diventano difficilmente esigibili per via dell’insolvenza del cliente.
Il tema dei NPL è stato centrale per molti anni, costringendo le banche a fare una “cura dimagrante” per rispettare una serie di requisiti stringenti da parte delle Authority europee.

La review di Standard&Poor’s

Negli ultimi tempi le big delle banche italiane sono tornate sotto la lente dell’agenzia Standard&Poor’s. C’erano UniCredit, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, MB Funding Lux, FinecoBank e anche l’Istituto per il Credito Sportivo.
Ebbene, per tutte sono state confermate le prospettive positive. In buona parte come riflesso dell’outlook positivo sul rating sovrano dell’Italia.

Il 22 aprile infatti, S&P Global Ratings ha confermato il rating a lungo termine “BBB” sull’Italia, esprimendo ottimismo riguardo alle prospettive economiche di medio termine. Questo, anche grazie ai fondi Next Generation EU, che saranno pari a circa il 10% del PIL.

Istituti solidi malgrado i rischi della guerra

Nonostante il conflitto in corso in Ucraina alimenti le incertezze riguardo al futuro, ponendo dei rischi per l’attività economica italiana, le nostre banche si trovano in una posizione solida, grazie al durissimo lavoro fatto nell’ultimo decennio.
Adesso che hanno assorbito quel gap strutturale che le caratterizzava fino a pochi anni fa, potrebbero essere una spalla importante per la crescita economica.

L’incidenza ridotta dei NPE

In particolare, lo stock di esposizioni deteriorate (NPE) al netto degli accantonamenti delle banche italiane si è attestato appena al di sopra del 2% dei prestiti alla clientela, con l’indicatore Parabolic Sar che si colloca sotto la soglia massima. E’ significativamente migliore di quanto previsto in precedenza.
Probabilmente questo rapporto è destinato ad aumentare nei prossimi mesi, come conseguenza della pandemia e della guerra. Ed anche per effetto della scadenza di alcune delle misure di sostegno precedentemente implementate. Ma questo deterioramento rimarrà gestibile per la maggior parte delle banche, anche perché la maggior parte dei settori aziendali ha recuperato i livelli di attività pre-pandemia. Meno rischi per le imprese significa meno crediti sofferenti per le banche.