Banche centrali abbandonano il dollaro per rifugiarsi nell’oro

Da decenni, durante i periodi di turbolenza economica i due asset più utilizzati come strumento difensivo, ossia come riserva di valore, erano il dollaro e l’oro. Questo orientamento ha accompagnato l’attività delle banche centrali di tutto il mondo in maniera pressoché costante. Ma adesso lo scenario sta cambiando.

La nuova preferenza delle banche centrali

oroNegli ultimi tre anni la richiesta di oro fisico da parte delle banche centrali ha avuto una crescita enorme. Gli istituti hanno accumulato più di mille tonnellate all’anno nell’ultimo triennio, quando nel precedente decennio la media era 400-500 tonnellate. Negli anni Novanta le banche centrali erano addirittura venditori netti di oro fisico.

Questa corsa ha già consentito al metallo pregiato di superare l’euro come seconda riserva al mondo sul finire dello scorso anno.

Acquisti delle banche centrali e prezzo dell’oro

Questa straordinaria richiesta di lingotti ha contribuito a fare da propulsore per il prezzo dell’oro, che lo scorso mese di aprile ha raggiunto il massimo storico di 3500 dollari per oncia (per dati aggiornati si vedano i broker opzioni binarie Italia). Un prezzo che è praticamente raddoppiato rispetto a febbraio 2022, quando cominciò la guerra in Ucraina e il congelamento della maggior parte delle riserve valutarie russe aumentò l’attrattiva dell’oro come bene di riserva.

Gli acquisti aumenteranno

Eppure, nonostante il lingotto sia diventato estremamente più costoso rispetto a qualche anno fa, le banche centrali continuano a comprarli e lo faranno ancora anche in futuro. Una indagine del World Gold Council (che ha coinvolto 73 istituti centrali di tutto il mondo), ha messo in evidenza che il 76% di esse prevede un incremento delle riserve auree nei prossimi cinque anni. Lo scorso anno questa percentuale era al 69%. Ciò significa che è aumentato il numero di banche centrali che si rivolgerà all’oro in futuro.

Tutto questo sarà frutto di due componenti: da una parte le banche centrali dei paesi sviluppati smetteranno di vendere, dall’altra invece mercati emergenti ne acquisteranno sempre di più.

Il dollaro resta indietro

Contemporaneamente a questo incremento, ci sarà una riduzione delle riserve in dollari. Lo prevede il 75% degli istituti intervistati, rispetto al 62% dell’anno scorso. Perfino sul franco svizzero, previsioni attendibili indicano un incremento delle riserve. Ma per il dollaro USD no. Il paradosso è che tra i vari motivi che spingeranno le banche centrali a privilegiare loro rispetto al Dollaro ci sono i potenziali conflitti commerciali e le tariffe doganali volute da Donald Trump.