Antonio La Rosa e il viaggio di “Vivo dove sto” | INTERVISTA

Con “Vivo dove sto” Antonio La Rosa invita a un percorso di consapevolezza fatto di poesia, introspezione e riflessioni sul presente. Tra arte, filosofia e vita vissuta, l’autore intreccia esperienze personali e universali, trasformando il silenzio e la solitudine in forza creativa capace di aprire nuovi mondi.

Quanto c’è di autobiografico nelle riflessioni presenti in “Vivo dove sto”?

C’è tanto di me in queste riflessioni. È un racconto fatto attraverso tanti pensieri poetici slegati fra loro, in apparenza, ma che, in fondo, raccontano un unico viaggio, con le sue scoperte, i dubbi incontrati nel cammino, la gioia, le paure, le intuizioni, i doni preziosi che a volte si nascondono sotto mentite spoglie. Ci sono tante esperienze personali, sebbene ci siano anche storie di altri, semplicemente filtrate dai miei occhi e anche una trasmutazione della realtà per raccontare realtà altre, e universi che mi piacerebbe abitare.

Il libro unisce poesia e filosofia: come si bilanciano questi due linguaggi nella tua scrittura?

Sai questa è una domanda a cui non so rispondere, eheh. Ma ti ringrazio per l’associazione fra poesia e filosofia, la cosa ovviamente mi rende felice. Ecco, non ho mai ragionato sul creare pensieri che unissero poesia e filosofia in maniera consapevole. Nel mio scrivere cerco solo di esternare sentimenti e visioni impellenti, che arrivano con una certa urgenza e con altrettanta fretta hanno bisogno di venire alla luce. Nascono in un istante, ma spesso arrivano da gestazioni più o meno lunghe in cui indago su i miei valori, viaggio, osservo e mi sporco le mani di vita. Talvolta attraverso momenti in cui mi pare di cambiare la pelle, così tutto è più vicino a me, mi sento un poco più fragile ma anche molto più aperto all’ascolto e ad accogliere le tante sfumature del mondo, a volte invisibili ad un primo sguardo fugace. Forse il bilanciamento di cui parli avviene in questa alternanza.

Ogni copia è accompagnata da un frammento di tela: da dove nasce questa idea e cosa rappresenta per te?

Si esatto. Ogni copia del libro, di fatto, è un pezzo unico. A renderlo tale è lo speciale segnalibro che sta al suo interno. In apparenza può sembrare un semplice lembo di stoffa colorata, poi voltandolo si nota che ha impresso un numero e pure la mia firma. Fino a scoprire che si tratta di un pezzo di una tela gigante di circa 220 cm x 460 cm che ho dipinto durante una residenza artistica avvenuta nel dicembre 2022, dallo stesso titolo dell’opera, VIVO DOVE STO e che poi ho ritagliato in mille lembi apposta per inserirne uno in ogni copia del libro. L’idea nasce dalla volontà di unire più forme espressive, in questo caso scrittura, pittura e performance che nel libro è rappresentata attraverso un codice QR inciso a pag. 8 che, se inquadrato col proprio cellulare, rimanda a un breve video musicato che racconta i dieci giorni trascorsi dentro il padiglione dell’ex cartiera della zecca di stato, in cui si è svolta la residenza artistica. Tutto ciò ha vari significati. In primis quello di tenere sempre a mente che, anche quando non ne comprendiamo il senso, ogni accadimento e incontro possono essere parte di un disegno più grande. E poi creare la possibilità di unire mille estranei, reinterpretando l’equazione di Dirac, o equazione dell’amore, secondo la quale due particelle che rimangono unite per un certo tempo, quando poi si separano, continuano a condizionarsi a vicenda, restando unite da un filo trasparente. A seguire il progetto vuole dare forma concreta alle parole unione e condivisione, poiché una volta che tutte e mille le copie avranno trovato casa, verrà chiesto ad ogni proprietario del libro di prestarmi il proprio segnalibro per poter ricomporre il puzzle, così, come nella vita, si avrà l’opportunità, in sinergia con gli altri proprietari dei millesimi, di dare luce a un quadro di senso compiuto, dimostrando che insieme si possono compiere cose inimmaginabili singolarmente.

Nel tuo percorso hai abbracciato varie forme d’arte. In che modo la scrittura poetica si è inserita tra pittura e scultura?

A pensarci bene sono state pittura e scultura ad inserirsi nella scrittura poetica. Mi spiego meglio. La scrittura è stata forse la prima forma espressiva che ho frequentato, fin da ragazzo, quando mi rinchiudevo per interi pomeriggi nella mansarda di casa dei mie, alla ricerca di chissà cosa, fra scatoloni e vecchie valigie. Poi una volta sfamata la mia curiosità mi mettevo a suonare una chitarra a dodici corde che avevo trovato in casa. Era di mia sorella. Ho comprato un manuale con gli accordi e ho iniziato a sperimentare la musica. In quel periodo ci fu un lutto molto vicino a me, che mio scosse profondamente poiché, per la prima volta compresi il significato della parola morte. Cosi, sconvolto dall’accaduto, una volta rientrato a casa, mi ritrovai a sfogare quel dolore con la chitarra e mi venne spontaneo aggiungere delle parole liberatorie a gli accordi che stavo suonando. A questo punto sembra la storia di un cantautore, direte voi. Invece ho sempre tenuto per me quei pezzi, probabilmente di basso valore artistico, peraltro. Ma continuai a sperimentare la scrittura che, in modo immediato, mi aveva permesso di tirar fuori tutto quel dolore indomabile, di esorcizzare i miei demoni. E che pian piano mi permise anche di cristallizzare momenti fantastici, storie che non volevo dimenticare. Di li a seguire ho sempre continuato ad abbozzare pensieri poetici. Nel frattempo intrapresi la carriera di attore, soprattutto teatrale, portata avanti per più di quindici anni, parallelamente alle arti visive, prima di prendere una pausa dalle scene per dare più spazio a pittura e scultura, che hanno richiesto negli ultimi anni un impegno notevole. L’inserimento è semplice, vivo tutte queste forme espressive come mezzi per esternare pensieri e intuizioni che arrivano nel mio percorso di ricerca artistica e di valori. Di fatto ci sono alcune cose che mi piace raccontare con un dipinto, altre con una scultura oppure attraverso un pensiero poetico, che spesso mi ritrovo a recitare, usando dunque il mio percorso attoriale. Le cose fra loro coesistono con una certa armonia e a mio avviso seguendo un filo conduttore ben delineato.

Hai vinto importanti riconoscimenti letterari: come vivi questo momento della tua carriera?

Ho vinto alcuni premi. Non so se siano riconoscimenti particolarmente importanti, di certo lo sono per me. Un premio è sempre una bella emozione. Questo è un mondo pieno di incertezze, sebbene sia felice del percorso fatto finora. Perciò avere dei riconoscimenti, oltre che dal proprio pubblico, anche sottoforma di premi è sempre una bella iniezione di energia.

Pensi che la poesia oggi possa ancora smuovere coscienze o ispirare cambiamenti concreti?

Credo proprio di si. Sono un fermo sostenitore del fatto che il “pensiero possa creare le condizioni”. Intendo dire che la mente ha davvero un grande potere sulle nostre azioni, le nostre azioni hanno un enorme potere sui cambiamenti che avvengono in noi e nel mondo circostante, con un raggio più o meno ampio in base a carisma e influenza che ognuno ha. Dunque, se nutriamo la mente con pensieri che vanno in una certa direzione tutto andrà di conseguenza. La poesia è uno dei tanti mezzi che può veicolare pensieri, storie,  emozioni, così da smuovere coscienze e ispirare cambiamenti. E lo fa in modo rapido, sintetico, sebbene a volte non sia d’immediata comprensione. Eppure accade una magia: spesso nel leggere una poesia o un pensiero poetico ci emozioniamo anche se non ne abbiamo compreso subito l’esatto significato e ciò accade perché la nostra anima, o quel qualcosa di sottile che è in noi, l’ha capita senza bisogno di sottotitoli. La poesia entra in risonanza con la nostra parte più profonda, rende di certo il lettore più sensibile alla vita, al prossimo e fa del mondo un luogo sicuramente migliore.

VIVO DOVE STO