Agenzia delle Entrate, debiti non riscossi a 1.100 miliardi: il commento di Giampiero Catone

Cresce in maniera vertiginosa il conto italiano delle tasse non pagate. Per Giampiero Catone il “nodo è arrivato al pettine” e istituzioni e partiti dovranno offrire risposte adeguate.

Giampiero Catone

Giampiero Catone: “Famiglie oneste in difficoltà, si colpiscano illegalità ed evasori seriali”

Una situazione “difficile, per non dire esplosiva” quella descritta da Ernesto Maria Ruffini, Direttore dell’Agenzia delle Entrate, nella sua recente Audizione in Commissione sul Federalismo fiscale alla Camera. In Italia, la somma dei debiti fiscali non riscossi ha infatti superato quota 1.100 miliardi di euro. Un insoluto, spiega Giampiero Catone, figlio non solo di “furbetti o evasori seriali” ma anche di un contesto economico sempre più insostenibile che continua a colpire soprattutto famiglie e piccole imprese. “Anche le persone oneste e laboriose sono senza soldi – scrive il giornalista in un editoriale dedicato al tema sul quotidiano “La Discussione” – non riescono ad arrivare a fine mese e non possono pagare. La nostra proposta è realistica: si faccia un condono in aiuto di famiglie e imprese. Si colpiscano le illegalità e i grandi evasori seriali”. Gli interventi attuati dai Governi negli ultimi anni, dalla rottamazione al saldo e stralcio, non hanno ottenuto l’effetto desiderato. L’emergenza Covid-19 la goccia che ha fatto traboccare il vaso, con un totale di quasi 22 anni di debiti iscritti a ruolo non recuperati: “Ancora più imbarazzante – aggiunge Giampiero Catoneil calcolo totale di cartelle, dalle 130 alle 140 mila con 16 milioni di cittadini iscritti a ruolo. Impossibile inoltre che con 8 mila dipendenti l’Agenzia delle Entrate sia in grado di gestire, una situazione così ampia”.

Giampiero Catone: “La politica assicuri gli strumenti per affrontare il tema delle tasse”

La palla ora passa alla politica e ai partiti, che dovranno decidere come affrontare la questione: “È necessario, per il direttore Ruffini, un intervento legislativo. Solo le Camere possono decidere cosa fare e come attuare una svolta. Cosa che da tempo – sottolinea Giampiero Catonesollecitiamo anche noi. Siano le istituzioni e, soprattutto, la politica e i partiti a dire cosa è necessario fare e quali strumenti mettere in campo”. In un momento storico estremamente delicato, caratterizzato da disagio sociale crescente, aumento della povertà, caro energia e precarizzazione, bisognerà tutelare il più possibile le fasce in difficoltà: “Il Parlamento colpisca le grandi aziende di Stato che hanno dilapidato miliardi e creato buchi economici spaventosi. Ma salvi le piccole imprese, le famiglie e quanti possono ancora credere in uno Stato che sappia ripartire con regole certe e soprattutto eque”, conclude Giampiero Catone.