Genova – «Sono nato in Brasile. All’età di 6 mesi mia madre mi ha portato con sé in Uruguay, la sua terra. Mio padre non poteva tenerci con sé perché era sposato. Aveva già una famiglia. Dall’età di sei mesi fino a otto anni sono cresciuto in un istituto cattolico. Poi, in altre missioni. E sono stato abusato da tre sacerdoti»: è una sintesi della lunga intervista registrata dal sito del Secolo XIX con il giovane sudamericano che sostiene di essere stato abusato ripetutamente, insieme con altri ragazzini, da parte di tre missionari.
Prima della sua deposizione, prima del suo rientro in America Latina, ha accettato di raccontare nei dettagli la sua vicenda personale. Racconta della fiducia che aveva nei sacerdoti, e in particolare in quel prete italiano che gli era stato assegnato come tutor. Provvedeva lui ad aiutarlo a studiare. Ma, in cambio, esigeva di essere “massaggiato”: e questi massaggi si traducevano poi in pratiche sessuali.
Il giovane non si capacita di come un missionario possa fare cose come queste: «La mia vita sarebbe stata diversa, se non lo avessi incontrato?». Oggi il giovane è padre, e si dichiara spaventato all’idea che i suoi bambini, e altri bambini, possano dover affrontare quanto dice di avere subìto. Racconta di avere ricevuto regali, come altri ragazzini ai quali poi veniva chiesto di fare sesso. Racconta di ingenti quantità di denaro, che il prete avrebbe usato per quegli acquisti, dopo avere ricevuto donazioni da parte di fedeli devoti. Dice anche di avere provato a denunciare, quando si è reso conto che quello che credeva un padre non si comportava come un padre.
Questa è una breve sintesi della sua lunga dichiarazione, al vaglio della Procura.
Se i fatti denunciati fossero veri, si tratterebbe di una storia molto grave: la pedofilia sarebbe stata praticata per anni, su numerose vittime. Non solo: i soldi inviati dalle famiglie a sostegno della missione, sarebbero stati utilizzati in buona parte per fare regali, costosi, ai ragazzini abusati, per tenerli legati al prete pedofilo. Ci sarebbero donazioni utilizzate non per aiutare bambini in difficoltà, ma per comprarli. Nell’intervista video, la presunta vittima sostiene che il sacerdote italiano abbia una doppia vita: da una parte quella del pastore devoto, fragile, generoso, dall’altra quella del pedofilo, che utilizza la veste di “uomo di Dio” per abusare: «Io lo dicevo, lo raccontavo… – afferma – ma loro, i preti, si coprivano l’uno con l’altro: era una mafia». Ma adesso «non deve succedere più, non deve succedere ad altri bambini».
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