Dopo mesi e mesi di sanzioni programmate, annunciate, applicate o rinforzate la situazione dell’economia russa non soltanto non è crollata, ma si è evoluta nel senso del rafforzamento degli scambi con numerosi Paesi, inclusi gli stessi che teoricamente ne vorrebbero la fine. A sua volta, l’economia degli Stati europei ha fortemente risentito degli ultimi sviluppi sul piano dell’energia e dell’industria, l’inflazione è cresciuta a livelli quasi insostenibili e diversi governi stanno affrontando crisi profonde. Insomma, l’effetto della strategia anti-russa pensata a Washington ed estesa da Bruxelles è sostanzialmente contrario a quello voluto.
I dati dell’Observatory of Economic Complexity
Il New York Times ha diffuso i dati raccolti e analizzati dalla piattaforma dell’Observatory of Economic Complexity, che mostrano con chiarezza la situazione. Il giornale americano tiene a precisare che sussiste uno scarto temporale fra il momento al quale i dati si riferiscono e quello in cui vengono letti e diffusi, dunque c’è sempre la possibilità che domani l’economia russa possa finalmente subire l’effetto “devastante” (Enrico Letta dixit) delle sanzioni, ma il quadro che emerge dall’articolo non lascia dubbi: la Russia ha tenuto la botta, ha diversificato la sua azione sui mercati e ha guadagnato più di quanto ha perso. Così, mentre gli scambi commerciali con Regno Unito e Svezia sono crollati, quelli col Belgio e la Spagna sono aumentati di decine di punti percentuali, e quelli con i Paesi BRICS hanno toccato cifre record (+106% col Brasile e +310% con l’India).
Chi ci sta rimettendo davvero
I numeri sorprendenti degli scambi commerciali fra Russia e resto del mondo dicono in maniera inequivocabile non c’è stato quell’isolamento politico o economico che il blocco occidentale auspicava. Ciò non significa però a Mosca tutto vada a gonfie vele, perché i russi devono comunque vedersela con una decrescita del PIL che occorre tamponare ed evitare che scenda ulteriormente. Le previsioni fosche fatte dall’FMI ad aprile sono state smentite, ma ad ottobre resta un meno 3,4% che è certamente un dato negativo. Però, almeno due dei Paesi più ostili politicamente alla Russia e maggiormente disposti a tagliare i ponti commerciali navigano attualmente in acque tormentate. Si tratta della Svezia: da neutrale che era ha addirittura fatto richiesta di ingresso nella NATO a causa della sua paura dell’orso russo, il suo marchio più conosciuto e affermato, l’IKEA, ha chiuso le sue sedi nella Federazione Russa. Oggi, dopo un cambio netto di governo, Stoccolma si troverà presto a combattere contro recessione e disoccupazione, come lo stesso ministro delle Finanze mette in guardia. Poi c’è la Gran Bretagna, che addestra gli ucraini sul suo territorio, il cui ex premier Boris Johnson gridava “Gloria all’Ucraina!” di fronte alle telecamere: tre primi ministri cambiati in qualche settimana, uno più traballante dell’altro, i britannici chiedono di andare a votare, e la Banca di Inghilterra parla di recessione tecnica e di prossime difficoltà economiche.
FONTE: https://strumentipolitici.it/e-pure-oggi-la-russia-fallisce-domani-boom-degli-scambi-commerciali-con-diversi-paesi-anche-europei/