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DAL CALICE ALLA COMUNITÀ: LA RES APRE LA SARDEGNA AI PROFESSIONISTI DEL TURISMO INTERNAZIONALE

Tredici operatori ospiti della rete per quattro giorni di esperienze. Dopo FINE, prosegue nell’isola un percorso che mette insieme cultura agricola, accoglienza e nuove opportunità per i territori.

29 ottobre 2026 – Il futuro dell’enoturismo si costruisce anche attorno a un tavolo, tra chi produce, chi accoglie e chi organizza viaggi. Dopo il confronto professionale di Riva del Garda, quel tavolo si sposta in Sardegna: da oggi tredici operatori internazionali sono ospiti della RES – Rete Enoturismo Sardegna per un tour esperienziale di quattro giorni, dedicato alla conoscenza delle cantine e dei territori.

L’iniziativa segue la partecipazione a FINE WineTourism Marketplace Italy, che il 27 e 28 ottobre ha riunito circa un centinaio di operatori internazionali. Per la RES, due giornate di incontri B2B, programmi concordati e approfondimenti che trovano ora continuità nell’esperienza diretta dell’isola. Il tour nasce per consentire ai professionisti di conoscere le proposte presentate in fiera e comprenderne le possibilità di sviluppo nei rispettivi mercati. Al centro c’è una Sardegna da incontrare attraverso il vino, la gastronomia, i borghi e le persone: risorse da collegare in soggiorni capaci di generare valore per le attività locali.

La forza della rete, il carattere delle singole cantine

«Una rete cresce quando ogni realtà trova nella collaborazione uno strumento per valorizzare ciò che la rende unica», afferma Luigi Cau, Presidente RES e socio della cantina Bingiateris. «A Riva del Garda abbiamo lavorato per presentare questa visione agli operatori internazionali. Ora possiamo mostrarla nei luoghi in cui prende forma. Il tour ci permette di approfondire il dialogo, verificare le possibilità di collaborazione e contribuire a costruire proposte nelle quali la qualità del vino e quella dell’accoglienza si sostengano a vicenda».

La conoscenza diretta aiuta a cogliere elementi difficili da trasmettere attraverso una scheda: il rapporto con il paesaggio, la storia di un’impresa, le competenze delle persone e il modo in cui una cantina partecipa alla vita del proprio territorio.

«Il visitatore porta con sé le emozioni di ciò che ha vissuto e le persone che ha incontrato», osserva Elvio Curreli, Presidente della Cantina di Santadi e Vicepresidente RES. «Per questo desideriamo condividere il significato del nostro lavoro, il rispetto per la terra e il sapere che accompagna la produzione. L’enoturismo ci offre la possibilità di far conoscere questo patrimonio e di collegarlo alle altre espressioni della cultura locale. Quando l’esperienza coinvolge più attività, può lasciare un beneficio più ampio alla comunità».

Giovani e identità: dare continuità alla vita dei territori

Nella prospettiva della rete, lo sviluppo dell’accoglienza deve accompagnarsi alla crescita delle competenze. Presentare un territorio a pubblici internazionali richiede preparazione, capacità di ascolto e servizi coerenti con le esperienze proposte.

«Vorremmo che i giovani potessero riconoscere nel patrimonio locale uno spazio in cui costruire il proprio percorso professionale», sottolinea Gianluca Fancello, Presidente della Cantina Dorgali. «Conoscere le lingue, accompagnare un gruppo, raccontare una produzione o organizzare un’attività sono competenze che possono dare nuova forza ai nostri territori. Il dialogo con gli operatori esteri è utile anche per questo: ci aiuta a capire come migliorare e quali opportunità possiamo sviluppare insieme».

Alla dimensione professionale si affianca la cura dell’identità, che rende ogni tappa riconoscibile all’interno di un itinerario condiviso.

«Accogliere significa trovare il modo giusto per condividere ciò che per noi è quotidiano e che, agli occhi di chi arriva, può diventare una scoperta», spiega Alessandra Seneghe, della Cantina Nuraghe Cabrioni. «Un paesaggio, un racconto, un gesto legato al lavoro possono dare profondità alla visita. In questi giorni abbiamo l’occasione di far conoscere il carattere delle nostre realtà e ascoltare il punto di vista degli operatori. È uno scambio prezioso per costruire esperienze fedeli ai luoghi e comprensibili a chi li incontra per la prima volta».

Il tour rappresenta anche un momento di lavoro per raccogliere indicazioni, approfondire le richieste e accompagnare lo sviluppo delle relazioni avviate a FINE.

«Il tour è l’inizio di una fase di approfondimento», aggiunge Monica Santoro e Irene Sotgiu della segreteria organizzativa RES. «Vogliamo mantenere vivo il dialogo, dare seguito alle richieste e coordinare le risposte delle realtà coinvolte. La fiducia nasce dalla disponibilità e dalla precisione con cui si lavora ogni giorno. Il nostro obiettivo è accompagnare gli operatori nella costruzione di programmi realizzabili e curati, rispettosi delle caratteristiche delle cantine e dei territori».

La formazione accompagna le relazioni commerciali

Il percorso beneficia anche degli spunti emersi nei seminari di FINE, che hanno affiancato agli incontri B2B il confronto sulle prospettive del settore. Tra questi, “Oltre i confini della cantina: come mettere in rete visioni, territori e risorse”, moderato da Roberta Garibaldi, professoressa dell’Università di Bergamo, con Francesca Planeta e Angelo Radica.

Un tema vicino alla filosofia della RES: mettere in relazione produzione, ospitalità e risorse locali, affinché l’enoturismo possa contribuire allo sviluppo delle comunità.

«La qualità del confronto di FINE ci lascia idee da tradurre nel lavoro quotidiano», dichiara Fausto Faggioli, coordinatore di progetto RES e Presidente della Commissione Turismo Italiani nel Mondo CIM. «Desidero ringraziare l’amica Roberta Garibaldi, che considero un faro internazionale per l’enoturismo e il turismo enogastronomico. Il suo contributo invita a guardare alla cantina dentro un sistema di relazioni: con chi abita, produce, custodisce il paesaggio e accoglie. È su queste connessioni che possiamo costruire opportunità durature».

Il viaggio come scoperta e ritorno

In questo quadro si inserisce il dialogo con la Commissione Turismo CIM sul Turismo di Ritorno, per sviluppare percorsi nei quali la conoscenza dei territori incontri il desiderio di riscoprire le proprie origini.

«Per chi vive lontano, ritrovare un sapore o ascoltare una storia può riaccendere un senso di appartenenza», prosegue Faggioli. «L’enoturismo può accompagnare questo incontro, offrendo occasioni per conoscere la vita attuale delle comunità di origine. Lavorare sull’identità e sull’autenticità significa dare profondità all’esperienza e creare relazioni che possano continuare anche dopo il viaggio».

Il tour di fine ottobre permette inoltre di presentare una Sardegna da vivere nelle diverse stagioni, attraverso i paesaggi e i ritmi della ruralità. Una prospettiva che può coinvolgere ospitalità, ristorazione, guide, artigiani e servizi, aprendo possibilità anche per i piccoli borghi e le aree interne.

Dagli incontri di FINE alle esperienze nell’isola, la RES prosegue così un percorso concreto: far conoscere la Sardegna attraverso le sue persone e trasformare questa conoscenza in nuove ragioni per visitarla, viverla e tornare.

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