Tecnica, ricerca, espressione e creazione si incontrano nel percorso ideato da EDART Studio Danza ASD, realtà diretta da Emanuela D’Alfonso, con Emilio Zavatta impegnato nella formazione dei danzatori, nella ricerca coreografica e nello sviluppo del progetto EDART Company.
La formazione nella danza può essere molto più della successione di lezioni, esercizi e coreografie. Può diventare un luogo di ricerca, nel quale tecnica ed espressione procedono insieme e il danzatore impara non soltanto a controllare il proprio corpo, ma anche a comprenderne le possibilità comunicative.
È questa la direzione nella quale si inserisce il lavoro di Emilio Zavatta all’interno della progettualità di EDART Studio Danza ASD, realtà diretta da Emanuela D’Alfonso, che costruisce la propria proposta attorno a una concezione della danza intesa come formazione, esperienza e ricerca.
Il percorso sviluppato a EDART mette in relazione il lavoro tecnico del Modern Contemporary con la ricerca coreografica e con la costruzione di una consapevole presenza scenica. Un processo nel quale la tecnica non rappresenta un punto di arrivo, ma diventa uno degli strumenti attraverso cui il danzatore può trovare una propria voce.
Zavatta sarà infatti impegnato nelle classi di Modern Contemporary e seguirà il percorso coreografico di EDART Company, lavorando alla costruzione di un linguaggio comune capace, allo stesso tempo, di valorizzare le specificità dei singoli interpreti.
Il presupposto è semplice, ma centrale: un movimento può essere eseguito correttamente senza per questo riuscire a comunicare qualcosa.
La qualità di un gesto, nella visione di Zavatta, non dipende quindi soltanto dalla sua precisione formale. Entrano in gioco il peso, la dinamica, il respiro, il rapporto con lo spazio, il tempo, la relazione con gli altri corpi e, soprattutto, l’intenzione.
È proprio nell’intenzione che il movimento può trasformarsi in espressione.
Il danzatore non è chiamato semplicemente a “fare” un movimento, ma a comprenderne il significato, ad attraversarlo con il proprio vissuto e a renderlo leggibile attraverso il corpo. La comunicazione espressiva nasce così da un equilibrio delicato tra ciò che è costruito e ciò che, nel momento della scena, diventa autenticamente personale.
In questa prospettiva, la coreografia non è soltanto una sequenza da imparare. È uno spazio nel quale il danzatore è chiamato a prendere posizione, ad ascoltare ciò che accade dentro e fuori di sé e a trasformare la propria presenza fisica in materia comunicativa.
Non si tratta dunque di ricercare l’uniformità dei corpi o una riproduzione perfetta della forma. La tecnica serve a rendere il movimento consapevole e leggibile; l’identità dell’interprete gli permette invece di acquisire una necessità.
È il passaggio dalla forma al linguaggio.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che caratterizza il lavoro di EDART Studio Danza ASD: creare un contesto nel quale la formazione possa mantenere un rapporto diretto con la ricerca e con la scena. Un luogo nel quale il danzatore non venga considerato soltanto per ciò che sa eseguire, ma anche per ciò che è in grado di comunicare attraverso ciò che esegue.
A questa attività si affianca EDART Professional Program, percorso di cui Emilio Zavatta cura l’ideazione e il coordinamento artistico. Il progetto nasce con l’obiettivo di mettere in relazione differenti esperienze e competenze, creando occasioni di approfondimento rivolte a danzatori che desiderano confrontarsi con modalità di lavoro diverse dalla consueta struttura della lezione.
Professionisti, incontri intensivi, ricerca coreografica e esperienza scenica diventano così elementi di uno stesso percorso, nel quale la formazione non si esaurisce nell’apprendimento di una tecnica, ma si apre alla possibilità di costruire un’identità artistica.
Al centro rimane il corpo.
Un corpo che non viene inteso esclusivamente come strumento da allenare e perfezionare, ma come luogo nel quale tecnica, esperienza, memoria, sensibilità e presente si incontrano. È da questo incontro che può nascere una qualità espressiva capace di andare oltre la semplice esecuzione.
È una prospettiva che attraversa da tempo la ricerca di Zavatta nel Modern Contemporary e nel teatro-danza, dove il movimento diventa anche una forma di scrittura. Una scrittura fisica nella quale il corpo può raccontare senza necessariamente affidarsi alla parola e nella quale un gesto, se sostenuto da una precisa intenzione, può diventare comunicazione.
Da qui deriva anche l’attenzione alla presenza scenica. Non si tratta di aggiungere un’interpretazione a un movimento già costruito, quasi come un elemento esterno, ma di comprendere quale intenzione possa abitare quel movimento e renderlo realmente necessario.
La scena, in questa prospettiva, non è semplicemente il luogo nel quale mostrare ciò che si è imparato in sala. È il momento nel quale il danzatore verifica la propria capacità di entrare in relazione con lo spazio, con gli altri interpreti e soprattutto con chi osserva.
Comunicare attraverso il corpo significa accettare che ogni gesto produca una relazione.
È questa consapevolezza che EDART Studio Danza ASD cerca di coltivare attraverso la propria progettualità: una formazione che non separi rigidamente tecnica, ricerca ed espressione, ma che permetta a questi elementi di alimentarsi reciprocamente.
Il lavoro prende così forma lungo una linea continua che dalla sala conduce alla scena: dalla preparazione tecnica alla ricerca personale, dalla costruzione coreografica alla presenza, fino alla possibilità di trasformare il movimento in un linguaggio riconoscibile.
Perché formare un danzatore significa certamente fornirgli strumenti.
Ma significa anche accompagnarlo fino al punto in cui quegli strumenti smettono di essere soltanto tecnica e diventano espressione, comunicazione, identità.