Vogliamo John Wayne come presidente del Consiglio

Scritto da Silvio Farnese il . Pubblicato in Musica, Opinioni / Editoriale, Politica

Mimmo Parisi palesa il proprio impegno diluendo insieme polemica, canzone politica (intesa come descrizione di quel che dovrebbe essere e quello che invece passa il convento) e romanticismo. E’ questo quello che lo accomuna ad altri valenti cantautori. Nelle sue canzoni, anche in quelle più “graffianti”, convivono elementi di denuncia, descrizioni ovviamente che passano attraverso la metafora, situazioni anche sentimentali (perlomeno quelle che sono situazioni sentite e provate sulla propria pelle). E’ come se all’impegno politico fosse stato dato “un cuore” e l’ideologia fosse accompagnata dal sentimento: c’è lo Stato che opprime con la sua ‘paralisis’ di marca joyciana, c’è la rabbia e la denuncia ma c’è anche la descrizione di momenti di nostalgia davanti a “ideali” che sembrano svanire con il passare degli anni. E’ come se al centro della sua poetica, Mimmo abbia messo vicino ai vessilli, “l’uomo”, con la sua precarietà e il suo bisogno di continue certezze.

Tra le canzoni emblematiche di questa “rara fusione di temi” si situa sicuramente “…Qui ci vorrebbe John Wayne”, ultimo suo grido verso la scelleratezza, di chi comanda sì, ma anche contro i sudditi contenti di essere sudditi. Inutile nasconderlo, c’è anche questo, quando un pensionato, un impiegato pubblico dicono a Grillo che deve farsi i cazzi suoi, che loro si vogliono godere i quattro soldini che si son guadagnati, beh, c’è poco da discutere: sono loro il lasciapassare per la cattiva politica e per la conseguente vita grama di chi ha niente. La redistribuzione dei beni, l’uguaglianza, il livellamento stipendiale? Macchè, macchè… la gente, certa gente non lo sa, ma è connivente con chi la sfrutta: cos’altro significa infatti che ‘…i direttori, i dirigenti, lo statista e via dicendo, hanno diritto a guadagnare di più e ad un trattamento diverso?’. Guadagnare di più… trattamento diverso… Ma per quale cazzo di ragione? Purtroppo, così ragiona il popolino ammaestrato e appartenente al gregge, quello raccontato da Friedrich Wilhelm Nietzsche. Ma, ritornando alla produzione di Parisi, quanti autori di canzoni in Italia hanno saputo fondere in un brano il sentimento e la politica di “in questa Italia di stronzi e di yes man/ qui ci vorrebbe John Wayne”? Ovviamente, il John Wayne auspicato è metaforico, il richiamo più vicino è quello del M5s, unica possibilità e vera novità dal 1948 a tutt’oggi.

Nei Rocco Siffredi, Schettino, e perfino l’incolpevole Peppa Pig, citati nella canzone, compare la disillusione, la consapevolezza di un mondo che non vuol cambiare e di partiti che non saranno mai più gli stessi (la canzone descrive l’attuale o quasi recente storia delle ‘cose’ successe e che succedono in Italia)”. Nel secolo scorso si era tentata la mediazione tra i due grandi partiti di massa di allora, DC e PCI, poi tutto è naufragato nel giro di poco tempo. Quindi, il declino del “grande partito rosso italiano” era quindi cominciato, la ricerca di “una nuova identità” continua infruttuosa anche oggi, con gente di destra che si è intrufolata alla chetichella perché, se è di moda essere di sinistra, nella vita è meglio farsi leccare il culo, come insegnano i gerarca… “…Qui ci vorrebbe John Wayne è stato registrato nello studio personale di Mimmo Parisi – Stelledicarta – , la produzione è al solito molto spartana e con mixing e mastering ‘buona la prima o al massimo la seconda tanto la Warner o la Virgin non mi cagherà mai’, la promozione si ancora ai simpatizzanti del web, ai giornalisti freelance, ai blogger appassionati, alle radio/tv e agli store che ospitano la produzione di Mimmo Parisi in modo disinteressato. (A cura di) Diego Romero, giornalista freelance e blogger

Qui il link al video: http://www.dailymotion.com/video/x1fybac_qui-ci-vorrebbe-john-wayne-by-mimmo-parisi_creation

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Silvio Farnese

Giornalista web freelance.