Un Cimarosa allegro con brio

Scritto da Lorenzo Grimani il . Pubblicato in Cultura, Musica, Spettacolo

Innanzitutto, nel recensire “Il matrimonio segreto” di Cimarosa è necessario prendere in considerazione la resistenza mostrata poco più di 230 anni fa a Vienna, quando dopo aver ascoltato un’opera di tre ore (con l’aggiunta, presumibilmente, di una pausa tra i due atti), Leopoldo II ordinò che il lavoro venisse ripetuto nella sua interezza dopo un intervallo per la cena. Considerando l’aggiunta di almeno un’ora (probabilmente più a lungo) per consumare la regale cena, l’intrattenimento della serata deve essere durato circa nove ore. È comunque comprensibile che Leopold fosse entusiata del “Il matrimonio segreto” composto di Kapellmeister di Scuola Napoletana Domenico Cimarosa, perché, come Hanslick più tardi avrebbe osservato, è opera “pieno di sole”. La sua invenzione melodica e la vitalità ritmica sembrano inesauribili, la sua tecnica di orchestrazione è colorata e vivace e la trama non è troppo complessa per essere seguita con facilità (peccato che la registrazione di RC Record Classic non fornisca alcuna traduzione del libretto!). Infatti, nell’opera forse mancano le armonizzazioni più ardite di Mozart (fatto che spiega il perché questa commedia fosse più popolare di quella di Mozart all’epoca), ma in compenso è più complessa drammaturgicamente rispetto ai lavoro coevi, con un numero insolitamente grande di ensemble e con finali estesi che di grandissimo effetto.
Il mio entusiasmo per la registrazione di circa 35 anni diretta da Barenboim rimane inalterata, ma questa nuova edizione ha molti elementi da lodare. Simone Perugini, che con Harmoniae Tempum Chamber Orchestra ha già inciso recentemente “Il Barbiere Di Siviglia” e “La Serva Padrona” di Paisiello, oltre che la “Missa pro defunctis” di Cimarosa e un altro cd, con musiche dello stesso compositore e dedicato ad alcune inedite ouvertures operistiche, dirigeil lavoro in maniera eccellente e garantisce una leggerezza e vivacità all’orchestra che non avevo precedentemente incontrato in altre edizioni (Barenboim compresa): le sfumature dinamiche, la prontezza nell’ accentuare gli accenti in fortepiano e i tempi squisitamente teatrali forte sono i punti più lodevoli: Perugini dirige con sapiente leggerezza, grandissimo brio e assoluta padronanza dei meccanismi musicali e teatrali. Il cast, esperto nel Belcanto italiano di fine Settecento, mostra una buona comprensione dello stile post-mozartino richiesto, ed entra pienamente nella psicologia dei personaggii. Addie Lansbury è un’eroina attraente, affettuosa con il suo marito clandestino, e ci dona uno splendido recitativo accompagnato nel secondo atto nel momenti in cui si dispera per l’obbligo ricevuto dal padre di entrare in un convento. Come sua sorella maggiore, che il Conte deve sposare per procura, ma che rifiuta a vantaggio della bella Carolina imbarazzata, Florinda Benini è brillante, coinvolgente e vocalmente sontuosa, specialmente nella sua grande aria bravura “Se son vendicata”, mentre lo sconvolgente e divertentissimo battibecco femminile del terzetto del primo atto è eseguito con spirito e eccellente senzo del teatro (anche in questo caso, gran parte del merito si deve alle scelte agogiche di Perugini). Charlen Harris caratterizza al meglio il personaggio di Fidalma anche se, forse, non è del tutto a proprio agio con i numerosi Fa diesis ripetuti nella sua aria. Roberto Vicarelli, come Geronimo, esibisce un talento istrionico e vocale straordinario, sostenuto da una tecnica impeccabile e ad un aderenza al ruolo del padre che tenta l’arrampicata sociale che rasenta la perfezione. Irving Hussain è eccellente nella parte del il conte aristocratico Robinson, esibendosi in nella propria cavatina d’entrata con forza e ironia davvero notevoli. Rimane il tenore Jaylen Parker, che pur offrendo un’interpretazione molto diversa da quella storica di Ryland Davies nel casto dell’incisione diretta da Barenboim: Parker, per quanto pervaso da un timbro vocale leggermente mettalico, mostra comunque tutta la proria raffinatezza stilistica nei duetti intruduttivi insieme a a Carolina; e nel duetto con il Conte, “signore, deh concedete” il suo tono, già piuttosto nervoso, diventa forse eccessivamente duro. La sua performance dell’aria “Pria che spunti in ciel l’aurora” è, invece, davvero magnifica, alla quale Jaylen dona un’aura lunare quasi vagamente crepuscolare, sopratutto nella prima parte, per poi diventare aigilissimo e assai spigliato nella cabaletta conclusiva.
Prestazioni meravigliose di tutto il cast si riscontrano nei Recitativi, sempre chiarissimi nella dizione e nello sviluppo dell’azione.

© 2017 Maximilian Lorrengton (voci ClassicMusic)

Traduzione Italia a cura di Elisabetta Ronchini

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